THIS BODY PROJECT

Quasi cinque anni per cominciare a realizzarlo.
Un’idea che fluttua fra le sinapsi ma che esiste solo nella teoria del mio cervello. Raccogli e metti da parte oggi, scrivi domani.
Questo è un bel giorno per battezzare un nuovo progetto, il THIS BODY PROJECT.
Il TBP nasce come costola di TheQueerWord, nasce al suo interno, come figlio anche se ne è stato padre, o madre, o non so bene cosa.

Il TBP nasce come raccoglitore di storie e narrazioni sul corpo. Quali storie? Quante più possibili.
Corpo femminile, corpo maschile, corpo binario e non-binario, corpo non femminile e non maschile e non corpo, corpo sano e malato, corpo fermo e sempre in movimento.
Ogni corpo una voce, una narrazione, una testimonianza di esistenza.

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Corpi femminili creano un magnifico mandala 

Attraverso la condivisione di diverse testimonianze, il progetto è pensato per dar voce ai corpi silenziati, non considerati, non visti né uditi. Corpi morti che vivono, corpi vivi che muoiono in angoli di carne e di strada, di dimenticanza.
E ancora: cos’è un corpo? Insieme di sangue, muscoli, organi, ossa, tenuto insieme dalla pelle? Una macchina infallibile che fallisce? Lo strumento attraverso cui si incarna l’anima?

Cos’è il mio corpo? Cos’è il vostro corpo? Cosa sono i nostri corpi? Come si vive un corpo? Come si vive dentro ad un corpo?
Io non lo so, e voi?

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Corpi d’arte

Ve lo racconto, me lo raccontate. Lo sapremo insieme al termine del progetto?
Forse no, ma ne sarà valsa la pena.
Cominciamo…

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Introduzione al seminario “Corpi che non contano, prospettive antispeciste e queer”

A chi appartengono i corpo che non contano? Sono umani? Sono animali? Sono i nostri?
Buona lettura!

AnimALiena

Introduzione al seminario “Corpi che non contano, prospettive antispeciste e queer” – Torino, 28 marzo 2017, Campus Luigi Einaudi. Interventi di Federico Zappino, Marco Reggio e Massimo Filippi.

Buonasera a tutte – sarebbe bello poter aggiungere “le specie”, ma in effetti questo spazio è precluso a tutte le specie animali, esclusa quella umana –  è un piacere e un onore essere qui con voi oggi per introdurre il seminario Corpi che non contano – prospettive antispeciste e queer.

Abbiamo scelto questo luogo – di produzione di sapere, ma anche e soprattutto, di riproduzione di poteri – per tentare di contaminare e hackerare con i nostri contenuti divergenti questa stessa produzione; per neutralizzare, seppure temporaneamente, la riproduzione di quei poteri.

Non è la nostra “prima volta”: questo seminario fa parte di un percorso volto ad approfondire tematiche specifiche e sperimentare la possibilità di una politica delle alleanze capace di superare le affinità…

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Soho

Autopsia su un corpo…. vivo.
Autopsia di una intera generazione di corpi nel vuoto e per il vuoto.

Le viscere dell'Iceberg

Malessere dal Design nuovo

rotoli di pelle tagliata con forbici dalla punta arrotondata

confezionano un corpo vuoto.

Liste senza Schindler

La borsa firmata dal killer

Cicatrici perfette stese con il Profilo del coltello

Segno di un parto

Figlio di Forcipe a cui è sopravvissuto solo un gemello.

Mettere in ordine il genere,

tra onde torbide di colore delle tenebre

e dal sapore cenere.

Sognare la luce con gli occhi marci

chiusi nell’angolo del dolore.

A gemere.

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My Little Heil

Larsen Iceberg è una creatura immensa. Seguite il suo blog, anche solo da adesso. Altamente consigliato. 😉

Le viscere dell'Iceberg

Adoro l’odore di delorazepam al mattino. Una delle poche cose nelle trincee umane che renda l’aria respirabile e commestibile. Il conforto e’ importante, per chi si occupa di corpi da concentramento. Essi sono fatti di ossa e pelle, angoscie redivive che vagano nei reparti. Sanno di un’altra fame, difficilmente comprensibile all’occhio umano ingrigito dallo sferragliamento di reale sui propri sensi, ormai binari e paralleli. Sensi che non si incontrano mai.

Esisteva un’età nella quale mi credevo. Credevo a queste salme e fantasmi mentre li scortavo fuori dai carceri bianchi, galere soffici dai cuscini di porcellana. Ora, mentre guardo gambe incapaci di sostenere il peso del cuore, ho le mani colme di ferro, fruste inflessibili senza sguardo. Manco di pietà mentre scorto carichi di carne e sangue al macero, mentre li benidico nel nome del dolore.

Acqua spoglia da qualsiasi santità, sporcata dall’haldol e altre terribili misure. a mali estremi non…

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LAST TRANSITION

Goooooooooooooood morning gente!

Peccato non avere la voce di Robin Williams, avrebbe fatto un effetto fighissimo.

Dopo settimane, mesi, decadi, rieccoci sintonizzat* su TheQueerWord per un post fulmineo, senza foto né virtuosismi vari, che chiude una fase della mia vita durata 34 anni, ovvero tutta la mia intera esistenza.

Eravamo arrivat*… dove eravamo arrivat*? Ah sì, al Gendertao della sottoscritta.

Sono molte settimane che ho in mente di scrivere questo post, ma lo scrivo dopo aver atteso che nella mia mente tutto fosse più chiaro e adesso, abbastanza sicura, posso scrivere che la mia stranissima fluttuazione riguardo al genere si può definire conclusa.

Figa l’idea del Gendertao, anche perché fa effetto essere una persona che si conia il tipo di genere al quale appartiene da sola, insomma, non da tirarsela ma fa figo.

Ho decostruito così tanto negli ultimi anni che ormai per me non hanno più significato i termini “maschile” e “femminile”, anche se conosco perfettamente a quali idee le persone normalmente li associano e riesco a sopportarlo ormai in scioltezza senza farmi venire un ictus tutte le volte. Per questo sono passata a parlare di yin e yang molti mesi fa, di maschili e femminili alla maniera occidentale che mi si incontrano dentro e che sono sempre presenti entrambi nello stesso momento dentro la persona che sono.

E poi sono arrivata a decostruire anche il concetto, la struttura, la performance e la sensazione di “genere” fino a non comprendere più per quale ragione dovrei ancora aderire ad una schiavitù costruita, performante e performata. Siamo tutt* d’accordo (vabbè dai, non proprio tutt*!) che il genere è performativo, pura agency.

Ieri mi sono finalmente liberata di un pensiero espresso ad alta voce che è di una banalità storica: il mio genere non vive nel mio corpo, ma nella mente dell’Altro, però non mi riguarda, non è un mio problema, non è più qualcosa di cui desidero occuparmi-preoccuparmi.

Non mi spaventa la sovradeterminazione, l’ho vissuta sempre e la vivo tutt’oggi ma non mi tocca, anche se cerco di non metterla in campo con le altre persone, soprattutto laddove è possibile chiedere con delicatezza ma in maniera esplicita che cosa corrisponde davvero alla persona con la quale mi relaziono.

Se dovessi spiegare cosa sono adesso riguardo alla “faccenda gender”, per chi ama le definizioni a tutti i costi e ce ne sono tante di persone che si sentono al sicuro quando è possibile usarle, potrei dire che sono arrivata a considerarmi una persona agender.

Esco dai giochi, dalle spiegazioni complesse, dalle lotte per trovare altre mille raffinatissime definizioni che non spiegano nulla, dalle logiche perverse del linguaggio, dalle gabbie dorate del riconoscimento e della legittimazione ad esistere anche se…, dalla verticalità del potere di menti che beatificano il gender come priorità assoluta per l’esistenza e la sopravvivenza dell’essere umano.

Dopo che Medea, nella omonima tragedia greca, in preda ad un furia brutale e vendicativa uccide i figli avuti da Giasone suo marito e la sua nuova giovane moglie, il coro le chiede: “Medea, dopo tutto questo cosa resta?” e lei risponde: “Io. Resto io.”.

Dopo tutta questa enorme transizione verso e attraverso il genere, resto io. Una persona, un essere umano.

Se sei trans/femminista/queer perché ragioni da femminista della differenza?

Riflessioni intorno ad un tema che torna sempre al suo principio…

Al di là del Buco

Immagine di Fuxia Block per Sciopero Otto marzo #NonUnaDiMeno Immagine di Fuxia Block per Sciopero Otto marzo #NonUnaDiMeno

Il mio problema con il “maschile” veniva da un pregiudizio, lo riconosco. E’ vero. La rappresentazione del maschile è stereotipata e manca di una consuetudine tipica delle analisi femministe intersezionali e queer: il mondo non è diviso in maschile e femminile perché è il binarismo di genere uno dei fattori che generano violenza. Se mi dico queer e poi ragiono per letture binarie, attribuendo il male al maschile e il bene al femminile, o, peggio, intendendo come unico accettabile un modello di persona la cui maschilità deve essere abbattuta, come se avvicinare il maschio al femminile (e non sono io che do una lettura omofobica ma proprio chi veicola un messaggio di questo tipo) significasse depotenziarlo, depotenziare la violenza, sto semplicemente legittimando una contraddizione. Non puoi essere queer e femminista della differenza allo stesso tempo. Se vuoi essere entrambe le cose dimentichi…

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Nora Book & Coffee: la libreria del miracolo

La Nora di Ibsen, si capisce… e chi sennò? Questa non è una casa di bambola, è una casa mooooooooooolto diversa; nessuna persona al mondo si sognerebbe di fuggire da qui.
Una libreria di gener-i (come mi piace chiamarla), una caffetteria accogliente dal magnifico design, una nuova “tana” per tutt* noi. Femministe e femministi, persone di qualunque orientamento sessuale, genere, espressione e ruolo, cittadine e cittadini che non vi siete mai avvicinat* ai femminismi e alle tematiche LGBTI+: qui troverete uno spazio per l’anima, muri pregni di accoglienza ed un senso umano altissimo.
Ma non solo…

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Logo del Nora Book &Coffe

Il Nora Book & Coffee, in via delle Orfane 24d a Torino, offre la possibilità di scegliere fra oltre 1500 titoli (lo so, anche a me è sembrata un’enormità, eppure è così!) che abbracciano una varietà commovente di tematiche, generi e stili. Si notano, fra gli scaffali, grandi classici che convivono pacificamente con il meglio degli autori e delle autrici di questa nostra epoca contemporanea.
La selezione dei testi è stata, da parte di Denise, incredibilmente attenta, oserei dire quasi maniacale.
Non testi qualsiasi, bensì piccole e grandi perle di narrativa, saggistica e addirittura libri per bambin* genderfree, selezionati accuratamente dopo anni di letture ininterrotte, consigli attenti chiesti e ricevuti.

Il Nora Book & Coffee è la libreria/caffetteria del miracolo perché nasce per offrire alle persone uno spazio libero per esprimere se stesse, nel pieno delle proprie bellezze e delle proprie specialità umane.

I genitori di Nora: Denise, Vincenzo e Cinzia

Non una libreria/caffetteria comune a tutte le altre, manco per sogno!
Nora è stata creata dopo una gestazione durata anni: si potrebbe banalmente chiamarlo sogno adolescenziale, ma io preferisco chiamarla Mission. Il sogno era quello di Denise.
Poi, dopo un incontro avvenuto fra un inventario ed un altro, il progetto è stato fortemente voluto anche da Vincenzo, e la macchina realizza-sogno si è messa in moto…

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Da sinistra: Vincenzo e Denise

Venerdì pomeriggio, noi di TheQueerWord siamo andat* a trovare Vincenzo e Denise per conoscerl* personalmente e dare un’occhiata a Nora.
Oltre alla sublime accoglienza e al delizioso Caffè Filtro, ai dessert vegani recuperati apposta per noi e alla magnifica atmosfera familiare che si respira a pieni polmoni, abbiamo posto alcune domande sulla nascita di Nora.
Ecco quello che ci hanno raccontato…

Chi, come, quando e perché

Denise, antropologa palermitana con uno spiccato talento per la vendita, da quasi sette anni a Torino, correttrice di tesi su argomenti vari, grande esperienza libraria nonostante la sua giovane età, mamma di una magnifica bambina bionda con occhi magnetici celesti; Vincenzo, epocale lavoro nel settore della ristorazione (ambiente purtroppo ancora fortemente influenzato dall’omofobia), grande cinefilo, appassionato non-descrittore di se stesso e innamorato pazzo del suo compagno… sono loro le menti ed i cuori di Nora Book & Coffee.
Denise ha trovato il locale giusto sbirciandolo da fuori, ed attraverso le finestre se ne è perdutamente innamorata. Un amore così non lascia mai scampo.
Ok, facciamolo. Facciamo nascere Nora!
Risparmi di tutta una vita ed investimenti concessi hanno dato il via alla concretizzazione del progetto. Non solo denaro, soprattutto tanta passione e volontà, fiducia, voglia di non mollare. Amici architetti pronti a creare progetti fantastici per lo spazio adatto al sogno in potenza; diversi editori hanno dato in conto-vendita i propri libri con grande fiducia; un fornitore di caffè (Caffè Giuliano) filosofo e sapiente ha saputo trasmettere la passione e la cultura del caffè ad entramb*; supporto familiare come se piovesse: ecco com’è nata Nora. Grazie alla collaborazione di molteplici risorse messe in campo, di più cuori in condivisione.
Nora ha tre genitori: Denise e Vincenzo… e poi c’è Cinzia.
Questa è una storia che vi piacerà…
Cinzia è la mamma di Denise, socia a tutti gli effetti, super femminista, fortemente gayfriendly, che una mattina si è svegliata di ottimo umore ed ha detto a Denise, con una fermezza materna che non ammette repliche: “Il momento è ora, Denise. Ora o mai più.” Infatti, ora o mai più.
Il sostegno emotivo ed economico che Cinzia ha messo in campo per la riuscita della difficile impresa è degna di essere narrata nei secoli dei secoli. Nora è nata anche grazie al cuore di Cinzia, al suo coinvolgimento, alla sua decisione di cambiare vita e giocarsi tutto affinché questo spazio potesse nascere.
La mamma è sempre la mamma, e con mamme così il mondo diventa davvero un luogo migliore dove i sogni prendono corpo.

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Dentro il cuore del Nora Book & Coffee

Perché in via delle Orfane?
Perché il Quadrilatero Romano sta cominciando a risvegliarsi grazie ad attività che stanno aprendo in questi ultimi mesi e che apriranno in un futuro molto prossimo grazie alle idee di giovani imprenditori ed imprenditrici, nuova energia e nuovi sogni che attendono di diventare realtà.
Nora ha tutte le carte in regola per diventare l’ombelico del mondo, una casa per le persone che sognano di condividere spazio, tempo ed idee con il resto dell’umanità. Qui le differenze umane sono IL valore aggiunto e la libertà personale è un must assoluto.

Alla domanda specifica “Perché una libreria di genere-i?”, Denise ci guarda dritto negli occhi e ci risponde senza dubbio alcuno: “Perché è fondamentale che esista un luogo così. Ce n’è bisogno, è per me necessario.”
Vincenzo ci racconta un simpatico aneddoto che riguarda l’esperienza che hanno avuto in un’altra libreria rinomata per avere una parte dedicata alla saggistica e narrativa di genere: uno spazio miserio, un’anta minuscola considerando la metratura della libreria in questione, dove l’unico materiale reperibile era di tipo pornografico, una sorta di catalogo di peni di varie misure.
Risate generali comuni, ma anche una interessante restituzione… ci guardiamo ad otto occhi e ci diciamo mentalmente: “Di Nora c’era proprio bisogno!”.
Nulla in contrario, ma i cataloghi di peni li lasciamo alle antine tristi, qui si fa sul serio.

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Una sbirciatina dalla vetrina del Nora Book & Coffee

Non solo Nora è lo spazio umano che mancava, ma è anche il contenitore e la forma che offre la possibilità di fare cultura di genere-i in maniera democratica ed orizzontale, fuori dalle associazioni a tema, dai collettivi, dalle assemblee dove ce la si canta e ce la si suona sempre fra persone attive-attiviste riguardo a determinati argomenti (vedi femminismi o LGBTI+). Uno spazio aperto alla cittadinanza che arriva a varcare la porta di Nora in cerca di ristoro e si trova a scoprire mondi inaspettati.
Nel sogno di Denise, ed ora anche di Vincenzo (e di Cinzia, oh yeah), Nora esiste per abbattere lo stereotipo, per andare oltre l’idea preconcetta, per permettere la libertà dentro le sue mura, per dare l’input primigenio verso il cambiamento fuori dall’intellettualismo accademico che si crede figo a tutti i costi, oltre il ghetto attivista spesso escludente che respinge ciò e coloro che non riconosce come affini, cominciando dalla strada (nella sua migliore accezione). Qui si fa Cultura senza distinzione di età, geografia umana, esperienze, identità, orientamenti, lotte ed ideali.
Quando ci si incontra senza barriere, ci si arricchisce reciprocamente.

L’unione fa la forza

Ciò che colpisce subito è il legame fortissimo che unisce Vincenzo e Denise. 13 ore giornaliere trascorse sempre fianco a fianco, tutto lo stress pre-apertura affrontato insieme giorno dopo giorno, momenti di sconforto superati grazie ad un’alleanza umana capace di superare qualunque cosa, notti insonni condivise, conti su conti che alla fine quadrano. E poi il pranzo, momento di relax e di stacco assoluto che è divenuto un rito irrinunciabile.

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Qui i libri fioriscono…

Denise e Vincenzo formano un microcosmo di bellezza e serenità, di gioia e condivisione umana davvero toccante, splendida. Oltre a tutto ciò, come se non bastasse, sono di una simpatia che travolge ed affascina, che contagia in pochi secondi.
Guardarl* ed ascoltarl* è stata un’esperienza di assoluta grazia. Una ragione per essere grat* a fine giornata.

Spoileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeerrrrrrrrrrrrrr

Denise ci anticipa che questo sarà un inverno mooooooooooolto intenso.
Si parte dal corso di Calligrafia, per poi passare agli incontri sul genere in relazione al lavoro, al futuro Club del libro ed ai corsi sull’Amor proprio dedicato alle giovani adolescenti, per arrivare alle presentazioni di libri su vari temi di autrici e autori giovani e meno giovani decisamente cool…
Tutte attività pensate per aprire un po’ di teste.

Come avrete capito i punti di forza di Nora sono in primis Vincenzo e Denise, l’accoglienza e la simpatia che donano a chi entra dalla porta di Nora, lo straordinario contatto umano dato dal consiglio letterario e dall’attenzione riservati al-la cliente, l’ampia selezione dei testi che accontentano grandi e piccin*, l’ottimo caffè e l’atmosfera ricca di good vibe e allegria che permane nelle sale.

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Ormai conoscete il nome, ormai conoscete la via… non vi rimane che entrare!

Cercate Nora Book & Coffee su Facebook, cliccate MI PIACE sulla pagina, seguite e partecipate alle attività delle prossime settimane e fatevi un regalo: andate a conoscere Denise e Vincenzo e prendetevi un momento di relax per assaporare un buon Caffè Filtro, una tisana o un estratto.
Ci vediamo lì. 😉