T-INCLUSIVE

“Il mio tesssssssoro…” bisbigliava costantemente quella creatura corrotta e malamente calva conosciuta anche come Gollum (se non sei un* nerd come me, vedi saga “Il Signore degli anelli”), per riferirsi all’amore della sua vita, l’anello.
In queste ultime ore questa semplice e rabbrividevole frase mi è entrata nella mente creando un loop fastidiosissimo. Il mio tesssssssoro, mammamiacheviscidume!
Ecco, ‘sta frase maledetta mi è venuta in mente dopo aver fatto un bel po’ di materiale riguardante la transfobia in alcuni ambienti femministi. Tatataaaaaaaaaaaaaaaaaaaan, noooooooooooo la discriminazione verso le persone trans portato avanti dalle femministe è una roba che non si può sentireeeeeeeeeeeeeee… eppure.

First: cominciamo con il dire che esistono molti femminismi diversi, mica ce ne sta uno solo… giammai! Questo è stato l’errore più grande del femminismo passato: credere arrogantemente di poter essere unico e poterci rappresentare tutte. Wrrrrrrrong! Per fortuna mo’ se vede de tutto in gggiro.
Second: continuiamo dicendo che per alcuni versi, noi femmine-donne e cos’altro biologiche e non, sì pure voi che fate le gnorri e guardate in giro, siamo ancora a dei livelli di scoraggiante estrospezione. Stiamo ancora a litiga’ se er pelo sotto l’ascella fa femminista o no, se il trucco è eteropatriarcale, se la mestruazione è un argomento scomodo o no da portare in una cena di famiglia. Siamo, ohmmmioddddddio, ancora a porci e a porgerci autisticamente la domandona del millennio: “Ma che è ‘na donna?”
Io dico, ma se una risposta chiara non è mai arrivata, forse magari (e dico magari con ironia e sarcasmo che sgorgano a fiumi) è perché non c’è una risposta univoca, che rappresenta tutte le persone chiamate in causa, o no? Non è che ti sto chiedendo: “Ti piace la birra doppio malto?”, qui stiamo parlando di una cosa seria, da obbligarci a metterci l’espressione in faccia che dice “Uhhhh, questa è difficile”.
Sì, è difficile. Forse impossibile rispondere a questa domanda. Che cos’è una donna? Ognun* ha diritto di rispondere alla domanda un po’ come le-gli pare. Fino a prova contraria fingiamo di vivere in un Paese democratico, e allora su!

Comunque, tornando a monte del discorso (come sempre mi perdo, vi chiedo scusa, sono una sociopatica logorroica): le femministe radicali transfobiche, dette anche TERFs, (c’abbiamo un nome per tutto!) stanno portando avanti teorie e suggestioni da campo di concentramento nazista. Brrrrrrrividone lungo la schiena.
Fra le varie perle (sub)umane di cui ho letto, sicuramente la posizione di Germaine Greer mi ha lasciata senza parole: questa scrittrice e femminista radicale australiana, ovviamente terf, sostiene allegramente che le donne trans sarebbero “spaventose parodie” di donne, le quali sono responsabili di mettere in campo stereotipi positivi, isterie tipicamente (…) femminili e condotte che fanno parte di una lettura patriarcale del femminino. Brrrrrrrrr.

Ma il teatro dell’orrore non termina qui…

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Amiche ed amici, al secondo posto della nostra Top3 delle posizioni più impopolarmente discriminatorie troviamo Janice Raymond, la quale sostiene imperturbabile come un baob africano sotto le piogge torrenziali che, e vado a citare testualmente: “tutti i transessuali violentano i corpi delle donne riducendo la vera forma femminile ad un artefatto, appropriandosi del corpo per sé stessi”… Un genio. Del male.
Yuuuuuu-huuuuuu! E sul gradino più basso del podio, al terzo posto, si classificano a pari merito, per non far torto a nessun*, le fantastiche Julie Bindel, Sheila Jeffreys e Mary Daly che, attraverso le loro teorie femministe conosciutissime e molto ascoltate, stanno offrendo i loro servigi alla causa discriminatoria, diffamante e devastante verso le persone trans. Un applauso per queste eroine moderne, signore e signori!

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Dev’essere difficile mantenere in sé tutta questa uomo-fobia tutti i santissimi giorni che il dio manda in terra.
Una sintesi generale del pensiero di queste donne biologiche tuttedunpezzochenonvacillanomaiperchélorosonnoveredonne? Dunque, vediamo… che le donne trans vogliono infilarsi negli spazi che non gli appartengono, che vogliono entrare a far parte degli ambienti femminili per “stuprare le donne” (qui qualunque commento è superfluo, io direi) e che le donne biologiche che si identificano con il genere maschile lo fanno per avere la vita più semplice, perché, alla fine della fiera, essere donna è complicato. Tipo che prendono una scorciatoia per non faticare, per avere più possibilità di non essere discriminate, di far carriera…
Il bestiario termina qui. Anche sì.

Qui lo dobbiamo dire senza filtri, molti femminismi nascono per le donne cisgender, bianche, con una posizione sociale mica da ridere e pronte a discriminare tutte le altre. Questa è una vecchia storia: nei primi femminismi le donne nere, latine, arabe, asiatiche, povere, lesbiche o bisessuali (le donne trans le mettiamo da parte per un secondo causa invisibilità totale a livello di lotte sociali portate avanti dalle donne per il bene comune…), migranti, diversamente abili e tutte quelle che non formavano parte del Club del Libro bianco-etero-borghese restavano fuori.
Con il femminismo della Terza Ondata, con il femminismo Post-moderno e Post- Strutturalista molto è cambiato, ma forse non poi così tanto a livello di inclusione.

Le donne trans spesso vengono ancora escluse dai college e dalle scuole, dal Sistema Sanitario, dai centri antiviolenza e dalle case protette destinate a donne vittime di violenza di genere. Ne vogliamo parlare?
La transfobia in alcuni tipi di femminismo si verifica costantemente a causa della totale esclusione delle donne trans dagli spazi destinati alle donne. Però dovremmo aggiungere: donne biologiche eteronormate.
Una donna trans non solo spesso è vittima di transfobia, ma anche di misoginia.

Una roba da far spavento. Scene da vero campo di concentramento nazista ingiustificabile, oggi come allora, davanti a qualunque manifestazione di vita umana.
Qui non si parla di fare entrare le donne trans nell’Olimpo della donnità per compassione o per pietà, ma per semplice diritto umano. Le donne trans sono donne.
Mado’ siamo ancora qui ad ignorare la frase di Simone De Bouvoir ormai vomitata dappertutto ma che dovrebbe orientarci, e pure zittirci quando è necessario: “Donna non si nasce, si diventa.”
Pure noi che siamo nate donne biologiche e che diamo per scontato di essere donne solo perché siamo portatrici di tette e vagina dovremmo chiederci cosa è una donna e come lo siamo diventate, se lo siamo diventate. Io su ‘sta roba ci sto facendo una transizione da mesi, ma questo se seguite il blog lo sapete e non voglio ammorbarvi più.

Grandi teorie, grandi pensatrici, grandi rivoluzioni intellettuali, e poi siamo ancora qui a discriminare, ad arrogarci il diritto di poterci definire “vere donne” perché fra le gambe abbiamo una vagina. Mammamialoschifochemiprende2.0!
Una donna è una persona che si sente tale attraverso la propria percezione ed il proprio personalissimo sentire, in tutti i modi attraverso cui arriva a sentirsi tale, in tutti i processi che vive e secondo ogni orientamento e condizione che le appartengono, tutto il resto sono chiacchiere da spa, spesso insostenibili da un punto di vista metalinguistico, cognitivo e fisico.

E mi sembra che possa bastare, per ora.

TERFs… il vostro tessssssssoro tenetevelo pure, noi di anelli che formano catene di prigionia non ne vogliamo.
Transfemminismo all-inclusive power!

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