RIMAPPARE IL CORPO… SCOPRIRE IL DESIDERIO

 (A Frida, in fottutissima memoria!)

Ci sono volte nella vita in cui le congiunzioni astrali fra amori, passioni, incontri e quant’altro, diventano un destino
Tutto è cominciato con il mio grande amore, Frida La Rossa, che prima di crepare mi disse una volta: “Le mani, Marta. Comincia dalle mani!”
Dalle maniiiiiiiiiiii? Ma le mani mi servono per provocare piacere, non mi servono a null’altro, chet’èvenutounembolo? Wrooooong, sbagliato che più sbagliato di così non si può!
Le mani non solo come veicolo di piacere, ma come zona erogena. Mannaggia a me, a volte sono proprio lenta!

Questa era la lezione a cui Frida voleva iniziarmi, ma io l’ho capito tardissimo.

Poi un film, Quasi amici, non so se lo avete visto, ma è un gran film, ve lo consiglio… C’è una scena dove si vede il protagonista, uomo disabile (sì, potrei usare il termine diversamente abile, che fa molto Politically Correct, ma io “disabile” lo uso in maniera assolutamente rivendicativa, del tutto queer, quindi resta disabile, fatevene una santissima ragione!) di mezza età, un tizio veramente affascinante, che si lascia massaggiare il collo da una gentile signorina che presta i suoi servigi a pagamento (così va bene? Perché se poi scrivo mignotta o puttana mi saltate al collo e già lo so!) e di quel massaggio riesce a godere profondamente, tipo riccio (per dirla con Frida!).
Frida era disabile e lei mi ha voluto portare un elemento a cui io non avevo mai pensato: le zone erogene cambiano profondamente da corpo a corpo, vero, ma anche da corpo sensibile a corpo insensibile (o sensibile solo in parte). Per dire, lei non aveva sensibilità in alcune parti della schiena, del collo, della pancia e delle braccia, ma poi godeva come una dea greca se le accarezzavi una mano in un certo modo… non mi ha mai voluto mostrare come, ma questo è un segreto sacrosanto che rimane fra lei e lo Stefano di New York.

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In questi giorni sto leggendo, o per meglio dire mi sto infognando con…, il libro di Beatriz Preciado (filosofa post-strutturalista spagnola cittadina ormai del mondo, e lo dico non tanto per fare la figa sul fatto che leggo filosofia post-strutturalista, dato che qualunque imbecille potrebbe comprenderla, ma piuttosto per mettervela in un contesto chiaro a tutt*), Manifiesto contra-sexual, e mi è venuta in mente tutta ‘sta storia della risignificazione del corpo, o meglio, delle zone erogene.
Diciamo che il libro è vasto e magnifico, ma qui desidero accennare al discorso della rimappatura del corpo per trovare un piacere soggettivo, autentico, completamente personale e libero dalla performatività pre-costruita.

Diamo per scontato di sapere quali sono, a grandi linee, le nostre zone erogene. Quante ve ne vengono in mente? Sono un po’ pochine, no? Dai, scherzo!
Per massimi sistemi possiamo riassumere con: tette, vagina, pene, sedere, collo, orecchie, piedi e poco altro… ci siamo, più o meno?
Dunque… se invece vi dicessi… tatatataaaaaaaaaaaaaaaaaannnnnnn, che le zone erogene che noi riconosciamo come tali sono anch’esse frutto di un codice, di una convenzione dell’eteropatriarcato?
Una sorta di significazione di determinate parti anatomiche prestabilite, di zone fisiche precise, che vengono riconosciute in maniera collettiva come “positive, giuste, corrette”. C’abbiamo l’ok dalla regia se sentiamo piacere in quelle zone, ma cosa accade se invece il corpo ci suggerisce altro?

Io ho scoperto da poco, ad esempio, che il mio desiderio divampa con le carezze sulle mani, soprattutto percorrendo le dita; oppure sentendomi graffiare la schiena o soffiandoci sopra; ed anche quando mi si mordono e toccano i piedi o quando mi si danno delle simpatiche sculacciate. Le orecchie ed il collo sono per me zone morte, che una volta sollecitate mi fanno sbadigliare di noia.
La linea dove natiche e gambe si incontrano, la parte dietro in corrispondenza delle ginocchia, mordicchiare i fianchi… ecco, mo’ sapete molto più di quanto sia legale sapere di una persona che non conoscete, ma anche chissenefrega!

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Il punto è, un esempio fra tanti: NO alla masturbazione e alla penetrazione anale per uomini etero o per le donne, che èpeccatopercarità! Ma perché, chi lo ha stabilito? Il sistema eteropatriarcale! Se ti piace la stimolazione anale e sei uomo allora sei frocio (prima di chiamare il centralino dell’Arcigay… anche questo termine è usato in senso queer, per cui non ti scaldare, siamo dalla stessa parte my friend!), se invece sei portatrice di vagina e apprezzi “l’analità”, ecco, allora sei senz’altro una donnaccia. Per cortesia!
Ci sono un miliardo di stimoli che il Kamasutra (che mi sa che ha dato una grandissima mano al sistema eteropatriarcale… grazie mille, te ne devo una!) non prevede, perché non si tratta di posizioni, si tratta di considerare altre zone erogene come altrettanto importanti, significanti e significative, altrettanto fondamentali per il godimento e/o per l’orgasmo o anche solo per preparare ed aprire il corpo al piacere.

Ultimamente, una persona davvero molto preparata e competente mi ha parlato del Muffing, interessantissima pratica masturbatoria per le persone trans e non solo; diciamo che è adatta a tutte le persone che sono portatrici di pene+testicoli. Cercate in rete “Muffing” e no, non fermatevi alle ricette dei muffins vegani o con la glassa, stiamo parlando di un’altra cosa…
Purtroppo non ho info da passarvi in italiano e quelle che ho in inglese sono davvero scarsissime, video porno a parte ma che qui non posso postare se non voglio che wordpress mi oscuri l’account+blog. Magari creerò più avanti un post sul tema, così vi tengo aggiornat* e magari ci smazziamo ‘sto argomento in allegra compagnia.
Vi segnalo però un regista trans che parla del tema: si chiama Tobi Hill-Meyer e tratta del Muffing in alcuni dei suoi video. Check it out… daje n’occhiata!

Comunque, la sostanza di questo post sconclusionato è: le zone erogene universalmente riconosciute sono frutto di un sistema di pensiero che di libero non ha proprio nulla, vedi anche sotto la voce Indottrinamento, di una costruzione sociale-educativa-cognitiva performativa; ovvero, noi ripetiamo anche nel piacere ciò che abbiamo visto fare alle altre persone. Se tutte le donne dicono che questo va bene e dà piacere, allora va bene anche per me e dà piacere pure a me. Nooooooooooo, ma quando mai!
Come linea generale ci possiamo pure credere, ma c’è molto di più nel corpo di ognun* di noi che preme per venire scoperto ed esperienziato. Andiamo a cercare questo “di più” e piantiamola con la performatività (almeno) nell’erotismo e nel piacere.
Il manuale delle zone erogene universalmente accettate è una sorta di tacita e vile metodologia per mantenere il controllo sul corpo delle persone, sulla loro sessualità, sui loro desideri. Un corpo liber(at)o fa cagare sotto di paura, perché è una rivoluzione. Mettiamoci 7 miliardi di corpi liberi-liberati, felici e contenti della propria sessualità e del proprio desiderio, e vedrete che roba ne viene fuori… altro che terza Guerra Mondiale!

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Quello che desidero invitarvi a fare attraverso questo post è di andare a casa e non di dare un bacio a vostra moglie e a vostro figlio, ma di rimapparvi il corpo, di masturbarvi, di trovarvi le VOSTRE zone erogene. Non copiate dal vicino, che tanto vi sgamo subito!
Oddio, non è che vi sto dicendo di lasciare il lavoro e come pazzi maniaci con una sindrome ossessiva compulsiva da sesso di rinchiudervi nel buio della vostra stanzetta tanto da diventare ciech* a forza di toccarvi a destra e a manca, ma di riconsiderare il vostro corpo, di scoprire davvero quello che vi appartiene, quello che vi fa stare bene. Magari scoprite che il baciamano vi fa infoiare come animali o che a voi il sedere proprio non suggerisce nulla di erotico.

Questo è un viaggio che merita almeno l’andata, ve lo assicuro.
E che siate single o in amabile e/o in infuocata compagnia… state pront* a partire!

NON E’ UN PAESE PER QUEER (PEOPLE)

Un satori sulla via di Damasco, la settimana scorsa. Videos su temi vari made in youtube, presentazioni, studi a destra e a manca e mi rendo conto di una cosa così banale da risultare imbarazzante: video porno, completini sexy, sexy toys ed una luuuuuuuuuuuuuuuuuuuunga lista di prodotti che TEORICAMENTE dovrebbero essere destinati a madame bio e non… sono stati partoriti da menti maschili e pensati per il SOLO desiderio maschile e secondo la mentalità maschile. Come dire?, anche nei sexy toys per il gentil sesso, il macho (neanche troppo ferrato in materia di biologia e piacere dell’altr’Altra) ci mette il suo zampino. Quindi il fallo finto (un esempio su tutti, ma potrei trovarne a miliardi) non è tanto per la lei a cui è destinato come la lei in questione lo vorrebbe, quanto piuttosto è come il macho pensa che lei lo desideri secondo la  propria personalissima lettura eteropatriarcale del desiderio femminile secondo, tra l’altro, una visione abbastanza (concedetemelo, sapete che ho ragione almeno su questo) pornografica (youporn docet!).
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Crescete, c’avete n’età!
Ah, un consiglio agggratis per quant* se lo stanno chiedendo: l’interno del corpo di una persona nata con una vagina non è un tunnel casuale, non è un buco oscuro dove inserire alla cieca la qualunque e neppure un cilindro da riempire un po’ come capita. Fateci ‘sto sacrosanto favore: informatevi e prendete appunti sul funzionamento, anche solo meccanico se non ce la fate ad arrivare ad altro, di un corpo che sente profondamente, che reagisce, che pensa, che ricorda e, tenetelo bene a mente, fa paragoni con le esperienze passate, occhio!
Non sono una grande frequentatrice di sexyshop, ma l’altro giorno, entrandoci, ho visto una sfilza di oggettini davvero interessanti… di stampo assolutamente eteropatriarcale, ovvio.
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Adesso, persone LGBTIQ solleviamo la questione: davvero gli oggetti venduti in un sexyshop ci corrispondono? Copricappezzoli argentati, falli grandi come divani, maschere di carnevale che dovrebbero risultare erotiche… la nostra sessualità dentro il desiderio erotico quanto è vicina ad essere soddisfatta da questi articoli? Onestamente, apriamo un dibattito.
Vorrei comprendere se questa alienazione è solo mia, per cui vedo roba di stampo eteropatriarcale in quasi tutti gli oggetti che ho in casa e che vengono venduti nei negozi, oppure se anche voi sentite che qualcosa non suona dritto.
Questo transitare mi fa anche transitare in luoghi della mente percettiva assolutamente inaspettati: mai ho dato peso oppure osservato i toys sessuali prima. Mai avevo osservato che la maggior parte dei vestiti pensati per le donne sono immettibili perché non tengono conto di naturali curve, incavi, forza di gravità e di una lieve forma di decenza che sembra ormai introvabile come il Sacro Graal.
Questo non è un Paese per donne, né per persone che non possono essere (odddiotiringraziooooo!) inserite a forza nella magnificente categoria “uomo-donna etero”. Non è un Paese che per maschi alfa biologici, etero, bianchi e di media cultura tendente al basso. Questo non è un Paese Queer e non lo sarà mai.
Alle battaglie vane sono abituata, si va avanti con allegria!

CONQUISTARE IL CORPO

Da giorni ho 32 trilioni di pensieri e domande sulla questione “Corpo”.

Adesso che mi sto facendo tutto ‘sto pezzone sul transitare verso una femminilità più profonda, adulta e pure più erotica (si spera, raga, qua si fa quel che si può!), mi vengono in mente le cagate più cagate sull’argomento. Sto guardando docu e film sul clitoride e sulla masturbazione femminile (questo anche perché sto facendo un corso specifico sull’argomento [sì, esistono dei corsi sull’argomento, grazieadio!], non è che mi sono ammaccata il cervello tutto in una botta sola) e arrivo ad un’unica conclusione possibile: il mio corpo, questo sconosciuto! Madoooooooooo, davvero ti viene da dire: “Non so dove mettere le mani”. Letteralmente. Noi alle metafore je spicciamo casa. E sono cavoli se a 33 anni ci rimani presa così male su ‘ste cose che, mi viene il leggerissimo dubbio, forse dovrei già conoscere da un tot ma no, non ne so niente. Sudori freddi di notte, brrrrrividi lungo il midollo: che brutta malattia, l’ignoranza!

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Rimedio, o cerco di rimediare a mio modo: rastrellamento a tappeto per trovare info che mi risolvano la vita e n’do cojo cojo… internet, libri, manuali, fotocopie illegali smazzate agli angoli di buie strade di periferia, racconti tradizionali sardi, leggende metropolitane narrate da madri, zie, sorelle, amiche e gente varia presa a caso dalla strada. Così, tanto per fare numero.

A parte il fatto di comprendere con l’onestà intellettuale imbarazzante che mi contraddistingue che sono informata sul corpo e sulla sessualità Queer forse come un bradipo norvegese albino, comprendo senz’altro che qui è una questione di riferimenti.

Sto andandoli, li sto andando, quale forma è migliore? Ma, non si sa, allora scelgo “li sto andando” a cercare (se avete delle rimostranze grammaticali/sintattiche/ortografiche/etiche, lasciate un commento alla fine del post. Grazie, la Direzione) ma la strada mi sembra un briciolino, o una ‘nticchia (zia Lucia docet) difficilotta, ma si parte.

Il corpo e la sessualità Queer. Cerca. Zero riferimenti. Ma caxxxxxxxxxxo! Facciamo un passo indietro, o meglio, laterale. Chi decide di transitare, di solito, verso un altro genere e, ma non obbligatoriamente, verso un altro sesso biologico? Le persone transessuali e transgender. Un punto per Marta. Dai, che qui non c’è un minuto da perdere!

Qualche settimana fa mi sono guardata i video bellissimi realizzati durante l’incontro annuale organizzato dall’associazione barcellonese “Cultura Trans”: tema di quest’anno, e qui tenetevi forte, “Conquistare il corpo”. I video mostrano i racconti delle persone transgender e transessuali che hanno deciso di condividere la loro personale esperienza con il proprio corpo. Storie magnifiche, super commoventi, che ti rimettono in comunione con l’intera razza umana e porca miseria pettinata, che bella umanità e che bei corpi! E ti senti come liberat@, parte di un mondo strabiliante e molteplice, complesso e permeabile alla bellezza.

E ti rendi conto che maschio-femmina, etero-omo, bianco-nero, sono vaccate di proporzioni bibliche. Il corpo, il corpo umano, è uno solo e dentro quell’unico uno ci entrano tutti i mondi possibili che riesci ad immaginare e a combinare.

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Ho adorato il titolo dell’incontro creato da Cultura Trans (http://culturatrans.org/) e me lo sono intascata senza ritegno. Conquistare il corpo… non vi sembra un titolo magnifico? Cosa significa “conquistare il corpo”, però? E poi, cos’è, prima di tutto, un corpo? E un corpo Queer? Macchina biologica perfetta, affare che ci portiamo dietro per tutta la vita che serve per contenere anima e psiche… c’è di più, gente, uuuuuuuuuh se c’è di più!

Perché mi ha fatto così tanta impressione questo titolo? Sarò spietata.

Corpo. Quale corpo? Il corpo che ignoriamo quotidianamente fino a quando si spezza? Quello che usiamo per trasportarci da un posto all’altro senza sapere manco dove abbiamo braccia e gambe? Dove avete le gambe, in questo momento, voi? E il collo, è rigido o rilassato? Corpo che nelle nostre vite non ha nessun peso, se non quando si ammala, e a quel punto diventa allora un nemico, uno scocciatore incommensurabile, una roba che si è inceppata e che bisogna far ripartire subitissimo e che ci fa perdere a pazienza. Maledetto, muoviti a funzionare a dovere!

E nella sessualità, il corpo, dove lo abbiamo lasciato? E nel sesso? Il corpo invisibile diventa improvvisamente visibile durante l’orgasmo o pochi attimi prima.

Il corpo è che cosa?

Forse, ma solo in un mondo ipotetico e fantastico, conquistare un corpo che sia e rimanga visibile significa, mi viene in mente così a freddo, scollegarlo dalla mercificazione del sesso, dallo sfruttamento della sola vista e ridargli onore, rispetto, tempo, cura e spazio. Ovvero, restituirgli tutto ciò che gli abbiamo sottratto, ma di cui necessita per essere integro. Che merita. Può essere, voi che ne dite?

Conquistare un corpo è starci dentro, respirare anche nei suoi dolori che sono poi i nostri dolori, attraversarlo, farci attraversare da tutti gli elementi che lo compongono e che lo cambiano continuamente, cambiando noi per sempre? Il corpo Queer è un corpo capace di ascoltarsi onestamente, un corpo nel quale desideri, attitudini, natura e cambiamenti sono accolti e presi in considerazione? Ed è, forse, il corpo Queer, fluido, senza limite ipocrita, senza museruola, che parla e soggettiva se stesso per il fatto di sentirsi pieno? O anche solo di sentirsi, a differenza di tutti gli altri?

Un corpo Queer è prima di tutto un corpo che contiene in sé il maschile ed il femminile e tutto ciò che vive nel mezzo di questi due estremi, che crea e lavora energie yang e yin e le sintetizza al meglio, che sa quale tipo di assetto usare in base alla circostanza? È un corpo che sa raccontare la verità di se stesso, che esiste senza chiedere perdono per il fatto di essere com’è?

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In un mondo nel quale tutto è pornografico, veloce, disintegrato, conquistare un corpo significa anche conquistare una sessualità, che non è conquistare il sesso, perché sono due cose differenti, è così?

Un corpo conquistato è un corpo aperto, sveglio, pronto alla vita, preparato all’evoluzione?

Come si conquista un corpo?

Alzi la mano chi sa rispondere a queste domande o semplicemente chi vuole provare a farlo… Lascio aperto il dibattito. Fatevi avanti!

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