FREE AS A BIRD…

Liber@ come un uccellino, cantavano i Beatles un centiliardo di anni fa.
Queer libera tutt*! Oh yeah!
Ma perché?, mi chiederete voi e anche se non me lo chiedete ve lo dico lo stesso perché ho tanto tempo libero e la giornata è lunghissima e non so come portarmi a casa.
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So…
Pensiamo, solitamente, che ad un genere specifico corrisponda un ruolo, a cui poi corrispondono OBBLIGATORIAMENTE (ahimè, sigh!) delle aspettative inumane impossibili da soddisfare.
Mo, pensiamoci together: no genere, no ruolo, no aspettative… pepepepepepe, pepepepe, pepepepepeeeeeeeeeeeee (peccato che voi non riusciate a vederlo… ma qui è partito un trenino tipo carnevale di Rio!)… e siamo tutt* liber* di fare un po’ quello che diavolo ci pare. Davvero è così semplice? Ovviamente no, ma qui siamo nel regno dell’U-topia e quindi possiamo pure pensare per un secondissimo a questa fantastica possibilità culturale e sociale e magari anche fisica e spirituale.
Immaginate… sì, chiudete gli occhietti, bambini e bambine: immaginate un mondo nel quale un uomo non è necessariamente un amante del calcio, non si gratta il culo attraverso le brache del pantalone calato del pigiama azzurrino e liso dal troppo uso,
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non si sversa di alcool tutti i fine settimana e non appella tutte le giovini di sesso femminile con i sinonimi corrispondenti a “donna che pratica il proprio lavoro sulla strada”. Immaginate, bambin*… immaginate un uomo che invece ama il gossip e ne parla con l’estetista mente si fa fare le sopracciglia come dio comanda, o che ama i peluches o l’aperitivo vegano alle sei di sera.
Immaginate poi una donna a cui non gliene fotte un accidenti di mettere a posto casa e che non si fa venire un burnout se il tappetino del bagno c’ha sopra i pelucchi del cane, o che preferisce evitare di fare figli a tutti i costi solo perché c’ha trent’anni e le ovaie rischiano di diventare prugne secche e che invece vuole passarsi il fine settimana in giro in sella alla sua moto.
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Niente unghie smaltate, niente piega del sabato mattina, niente lingerie indossata per compiacere un uomo che poi non le piace neanche così tanto.
Ce la fate ad immaginare questa realtà alternativa? Pure io un po’ di fatica, effettivamente, la faccio. Ma andiamo avanti, bambin*…
E se il Queer significasse proprio questo, abbandonare il genere (che è solo nella vostra mente, sisì bambin*, ma questa è una storia che vi racconterò un’altra volta) in quanto irreale, e sgretolare pertanto i suoi derivati e le sue conseguenze (ruolo-aspettative-frustrazioni per inadempimento e tradimento delle aspettative e così via all’infinito infinitesimale…)?
Quali ruoli dovremmo ancora rispettare? Il ruolo lavorativo? Se sei un medico o una dottoressa ci si aspetta, anche per un tuo giuramento di Ippocrate, che tu accorra al capezzale della persona malata che ha bisogno dei tuoi servigi.
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Pensiamo allora al fatto che il lavoro si sta evolvendo… anche il ruolo lavorativo lo seguirà in questa evoluzione?
Sarebbe possibile mantenere solo un ruolo lavorativo in evoluzione, concetto super Queer anche questo, ma non vorrei essere noiosa!, e lasciare indietro tutti gli altri ruoli che ci sembrano corrispondere necessariamente? Posso smettere di ricoprire il ruolo di figlia, sorella, compagna, nuora, nipote, zia e smembrare così le aspettative per rimanere semplicemente Marta che vive la sua vita e fa quello che può quando può al meglio che può?
Può essere il Queer l’unica metodologia applicabile per ottenere una reale parità fra le persone, oltre l’uomo e oltre la donna e oltre tutto ciò che sta in mezzo?
La gente ha delle grandi aspettative perché esse rappresentano una grande rassicurazione (non emozionatevi, non è farina del mio sacco, è un pensiero di una vera mente eccelsa, quella del mio compagno d’armi), oltreché una enorme zona di conforto. Se abiti con una donna puoi pure sbattertene altamente di mettere a posto casa, tanto sai che per la sua insana mentalità da femmina-casalinga-ipercontrollatrice a tutti i costi, pulirà lei ogni tua schifezza.
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E se sai che ci saranno degli scatoloni da spostare durante un trasloco, sciatalgia a parte, ci penserà il macho di casa a trasportarli, ti puoi rilassare. Anche questo è binarismo, ruolo, aspettativa.
La fluidità attraverso i generi porta ad una concreta fluidità dei ruoli o li smembra completamente?
L’educazione scolastica ed emotiva dovrebbe basarsi sul potenziamento delle capacità e dei talenti propri, non sull’esclusione o sulla performatività degli stereotipi. Femmine biologiche che vogliono intraprendere la carriera di idraulico? Certo che sì! Potranno i ragazzi adolescenti guardare le repliche di Dawson’s Creek e piangere quando Jen muore? Ovviamente!
L’indottrinamento di genere, e quindi del ruolo a cui corrispondere senza neppure discutere sulla sua fattibilità o meno, dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità. Un po’ come il binarismo.
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Fate bei sogni, bambin*…
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