CORPO DISOBBEDIENTE

Quarto post del progetto “THIS BODY PROJECT

Disubbidire è un’arte.
Disubbidire alla Legge del Padre, allo Stato, a Dio (qualora esistesse davvero), alle regole sociali e culturali imposte al corpo che considerano solamente una biologia-logica-rappresentazione-esistenza binaria che non rappresenta che una parte di un tutto umano e che non tutela praticamente nessuna-o-*.
Esistono regole ormai per tutto, regole non scritte ma piazzate nel maledetto insconscio collettivo dal quale l’essere umano attinge pensieri, azioni e assetti quotidianamente senza neppure saperlo. Regole per come essere, per cosa sentire, per come stare, per come vivere il proprio corpo, per come pensare, per come reagire, per cosa volere. Regole scritte da un sistema etero-cis-patriarcale bianco, egemonico, spesso borghese ed accademico, occidentale.
Regole per come vivere e sentire ciò che nessuno di loro vive e sente.
Allora disubbidiamo e subito.

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Disubbidiamo all’ignoranza, alla sottomissione, alla verità di altri che non parla per noi e mettiamo in atto chi siamo, cosa siamo e perché siamo, come funzioniamo, cosa vogliamo per noi stess*-e-i.
Disubbidiamo alla biologia, al genere, alla costruzione eteropatriarcale maschilista.
Disubbidiamo alle imposizioni che vogliono vagine liberate e non libere, falli sempre a disposizione e necessariamente penetrativi e performativi, corpi che devono incontrarsi sistematicamente solo per procreare o condividersi sempre allo stesso modo, come stabilito, attraverso metodi-pratiche normati e normativi.
Disubbidiamo alle regole che misurano e paragonano i genitali e che li pretendono conformi, tutti uguali al fine di poter essere definiti “normali” e viviamoci la libertà e la bellezza di essere differenti nelle labbra, nelle curve, negli incavi, nei centimetri, negli odori, nelle pratiche, nei desideri, nelle condivisioni, nelle passioni e nelle fantasie. Nulla dev’essere corretto, modificato, operato, migliorato, perché ogni corpo è perfetto di per sé quando chi lo abita si sente bene nel viverlo e sentirlo. Disubbidiamo ai canoni estetici che mortificano corpo.mente.emotività e cercano di renderci quei fottuti mostri che invece non siamo.
Disubbidiamo alla normatività vaginale-fallica-giovane-superdotata-depilata-possibilmente bianca ed in forma-capace di mantenere erezione-lubrificazione in eterno, al binarismo che non prevede altre narrazioni possibili che possano distaccarsi dalla solita storia di due generi-due sessi e null’altro.
Disubbidiamo per riprenderci i corpi, i generi, i non.generi, i sessi, la sessualità e la non-sessualità, le pratiche e le non-pratiche, gli orgasmi e i non-orgasmi; l’importante è che siano nostre scelte, che ci appartengano, che parlino di noi e di ciò che per noi è rappresentativo della nostra esistenza, della nostra volontà, della reale vita che portiamo avanti con forza e desiderio.
Disubbidiamo per viverci libere-i-*, per godere.venire.sentire.vivere.eiaculare.stare ed essere.
Disubbidiamo da adesso, completamente, per sempre.

 

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Può un uomo essere femminista?

Bella domanda!

Qualche settimana fa mi imbatto in questo articolo, lo leggo con attenzione, poi lo lascio decantare come il vino, penso di tradurlo, parto per il mare e ciao.
Di ritorno da magnifici lidi, riecco l’idea di tradurre questo pezzo, molto semplice se vogliamo, appena accennato, ed oggi è il giorno!

Facciamo le cose fatte bene, o almeno proviamoci… il link dell’articolo in lingua orginale, taaaccc:

Può un uomo essere femminista?

Può un uomo essere femminista? Ho sempre pensato di sì.
Questo articolo personalissimo (quasi una micro confessione in digitale), però, mette in evidenza alcuni punti che mi sono sembrati interessanti, purtroppo appena appena accennati mannaggia, che mi hanno dato parecchio da pensare e su cui ho riflettuto per giorni.
Mantengo, nei confronti di questo articolo,la mente in bianco, nel senso che mi sento abbastanza neutrale, così neutrale che manco la Svizzera.

Vi passo la patata bollente, così ce la smazziamo all together! Ditemi cosa ne pensate.
La traduzione, il più fedele possibile alla versione originale in castigliano, è mia.

Può un uomo essere femminista?

Di Eduardo Aguayo

Esistono gli uomini femministi? Possiamo noi uomini essere femministi?
Sono nato in una famiglia di sinistra, mio padre e mia madre avevano un circolo progressista di amicizie e in questo ambiente, negli anni ottanta, quando la nostra democrazia cominciava a funzionare, per me era molto comune ascoltare conversazioni riguardanti i progressi delle donne e come gli uomini della generazione di mio padre si definissero “femministi”.
Le ragioni, per loro, erano chiare: lavavano i piatti, qualche volta preparavano i pasti, non gli importava che le proprie mogli uscissero e alle propri figlie davano una certa educazione sessuale, ecc…

balletto-padre-figlia (1)

Chiaramente questi signori non erano femministi, credevano di esserlo, e così potevano vivere nell’autocompiacenza per non rinunciare ai privilegi che il patriarcato aveva conferito loro. Come se avessero raggiunto una sorta di nirvana mistico, ricco di saggezza, nel quale non dovevano fare più nessuno sforzo affinché le donne potessero raggiungere l’uguaglianza.
Questo mi ha reso sospettoso nei riguardi di noi uomini che ci definiamo femministi. Lo siamo realmente o agiamo come i nostri padri? La mia opinione, che può essere errata, è che abbiamo accettato alcune cose per vivere con la coscienza tranquilla però siamo ben lontani dal conoscere i nostri privilegi e ancora di più dal rinunciare ad essi.

Ho conosciuto uomini che, considerandosi femministi, credono di possedere una superiorità morale rispetto agli uomini maschilisti, di poter parlare alle donne di temi che appartengono ad esse e di fare mansplaning riguardo ad ogni tipo di tema, come la prostituzione, la vendita delle capacità riproduttive delle donne ecc.

Mi considero in una ricostruzione di me stesso partendo dal femminismo, però è un processo che si protrarrà per tutta la vita; sono circondato da privilegi (artificialmente concessi dalla società) per essere nato uomo, e molti di essi sono per me invisibili (fruibili in maniera gratuita); è, questo, un processo di apprendimento continuo.
Ho visto molte volte uomini femministi offendersi quando le donne li tirano fuori dalla loro comfort zone (che è immensa). Ho visto come uomini femministi, davanti ad un gruppo di donne, sentano la necessità di doversi mettere in mostra invece di rispettare gli altrui spazi, o come questi uomini, in ambienti eteropatriarcali, rimangano in silenzio su temi che potrebbero compromettere la loro posizione nei confronti di amicizie e sul lavoro (per esempio).

Una delle cose che più mi sorprendono è il costante parlare di alcuni uomini riguardo ai vantaggi che il femminismo ci offre (perché ci sono), però mi sembra che sia un modo per metterci, nuovamente, al centro del tema. Per esempio: è molto comune che dicano che grazie al femminismo noi uomini possiamo piangere o esprimere i nostri sentimenti. Di ciò che dovremmo parlare e convincerci è invece che, per colpa del maschilismo, le donne vengono assassinate, commercializzate, mutilate, maltrattate, che hanno accesso a lavori peggiori, che le pagano meno… che vengono insultate, infastidite, stuprate, ecc. Che tu, como uomo, possa o no piangere, comparato con tutto questo, mi sembra un’inezia.

Uomo femminista, non pensare mai di sapere tutto, poniti delle domande ed ascolta le tue compagne femministe, permetti a te stesso che ti facciano cambiare idea.

Cadere nella convinzione che sei già femminista non ti permetterà di progredire, ti trasformerà in un essere passivo. Domandati tutti i giorni quali sono i tuoi privilegi e come puoi agire in maniera che i tuoi amici e tu possiate rinunciare ad essi: cerca di trasformare i tuoi spazi in spazi egualitari.