Nora Book & Coffee: la libreria del miracolo

La Nora di Ibsen, si capisce… e chi sennò? Questa non è una casa di bambola, è una casa mooooooooooolto diversa; nessuna persona al mondo si sognerebbe di fuggire da qui.
Una libreria di gener-i (come mi piace chiamarla), una caffetteria accogliente dal magnifico design, una nuova “tana” per tutt* noi. Femministe e femministi, persone di qualunque orientamento sessuale, genere, espressione e ruolo, cittadine e cittadini che non vi siete mai avvicinat* ai femminismi e alle tematiche LGBTI+: qui troverete uno spazio per l’anima, muri pregni di accoglienza ed un senso umano altissimo.
Ma non solo…

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Logo del Nora Book &Coffe

Il Nora Book & Coffee, in via delle Orfane 24d a Torino, offre la possibilità di scegliere fra oltre 1500 titoli (lo so, anche a me è sembrata un’enormità, eppure è così!) che abbracciano una varietà commovente di tematiche, generi e stili. Si notano, fra gli scaffali, grandi classici che convivono pacificamente con il meglio degli autori e delle autrici di questa nostra epoca contemporanea.
La selezione dei testi è stata, da parte di Denise, incredibilmente attenta, oserei dire quasi maniacale.
Non testi qualsiasi, bensì piccole e grandi perle di narrativa, saggistica e addirittura libri per bambin* genderfree, selezionati accuratamente dopo anni di letture ininterrotte, consigli attenti chiesti e ricevuti.

Il Nora Book & Coffee è la libreria/caffetteria del miracolo perché nasce per offrire alle persone uno spazio libero per esprimere se stesse, nel pieno delle proprie bellezze e delle proprie specialità umane.

I genitori di Nora: Denise, Vincenzo e Cinzia

Non una libreria/caffetteria comune a tutte le altre, manco per sogno!
Nora è stata creata dopo una gestazione durata anni: si potrebbe banalmente chiamarlo sogno adolescenziale, ma io preferisco chiamarla Mission. Il sogno era quello di Denise.
Poi, dopo un incontro avvenuto fra un inventario ed un altro, il progetto è stato fortemente voluto anche da Vincenzo, e la macchina realizza-sogno si è messa in moto…

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Da sinistra: Vincenzo e Denise

Venerdì pomeriggio, noi di TheQueerWord siamo andat* a trovare Vincenzo e Denise per conoscerl* personalmente e dare un’occhiata a Nora.
Oltre alla sublime accoglienza e al delizioso Caffè Filtro, ai dessert vegani recuperati apposta per noi e alla magnifica atmosfera familiare che si respira a pieni polmoni, abbiamo posto alcune domande sulla nascita di Nora.
Ecco quello che ci hanno raccontato…

Chi, come, quando e perché

Denise, antropologa palermitana con uno spiccato talento per la vendita, da quasi sette anni a Torino, correttrice di tesi su argomenti vari, grande esperienza libraria nonostante la sua giovane età, mamma di una magnifica bambina bionda con occhi magnetici celesti; Vincenzo, epocale lavoro nel settore della ristorazione (ambiente purtroppo ancora fortemente influenzato dall’omofobia), grande cinefilo, appassionato non-descrittore di se stesso e innamorato pazzo del suo compagno… sono loro le menti ed i cuori di Nora Book & Coffee.
Denise ha trovato il locale giusto sbirciandolo da fuori, ed attraverso le finestre se ne è perdutamente innamorata. Un amore così non lascia mai scampo.
Ok, facciamolo. Facciamo nascere Nora!
Risparmi di tutta una vita ed investimenti concessi hanno dato il via alla concretizzazione del progetto. Non solo denaro, soprattutto tanta passione e volontà, fiducia, voglia di non mollare. Amici architetti pronti a creare progetti fantastici per lo spazio adatto al sogno in potenza; diversi editori hanno dato in conto-vendita i propri libri con grande fiducia; un fornitore di caffè (Caffè Giuliano) filosofo e sapiente ha saputo trasmettere la passione e la cultura del caffè ad entramb*; supporto familiare come se piovesse: ecco com’è nata Nora. Grazie alla collaborazione di molteplici risorse messe in campo, di più cuori in condivisione.
Nora ha tre genitori: Denise e Vincenzo… e poi c’è Cinzia.
Questa è una storia che vi piacerà…
Cinzia è la mamma di Denise, socia a tutti gli effetti, super femminista, fortemente gayfriendly, che una mattina si è svegliata di ottimo umore ed ha detto a Denise, con una fermezza materna che non ammette repliche: “Il momento è ora, Denise. Ora o mai più.” Infatti, ora o mai più.
Il sostegno emotivo ed economico che Cinzia ha messo in campo per la riuscita della difficile impresa è degna di essere narrata nei secoli dei secoli. Nora è nata anche grazie al cuore di Cinzia, al suo coinvolgimento, alla sua decisione di cambiare vita e giocarsi tutto affinché questo spazio potesse nascere.
La mamma è sempre la mamma, e con mamme così il mondo diventa davvero un luogo migliore dove i sogni prendono corpo.

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Dentro il cuore del Nora Book & Coffee

Perché in via delle Orfane?
Perché il Quadrilatero Romano sta cominciando a risvegliarsi grazie ad attività che stanno aprendo in questi ultimi mesi e che apriranno in un futuro molto prossimo grazie alle idee di giovani imprenditori ed imprenditrici, nuova energia e nuovi sogni che attendono di diventare realtà.
Nora ha tutte le carte in regola per diventare l’ombelico del mondo, una casa per le persone che sognano di condividere spazio, tempo ed idee con il resto dell’umanità. Qui le differenze umane sono IL valore aggiunto e la libertà personale è un must assoluto.

Alla domanda specifica “Perché una libreria di genere-i?”, Denise ci guarda dritto negli occhi e ci risponde senza dubbio alcuno: “Perché è fondamentale che esista un luogo così. Ce n’è bisogno, è per me necessario.”
Vincenzo ci racconta un simpatico aneddoto che riguarda l’esperienza che hanno avuto in un’altra libreria rinomata per avere una parte dedicata alla saggistica e narrativa di genere: uno spazio miserio, un’anta minuscola considerando la metratura della libreria in questione, dove l’unico materiale reperibile era di tipo pornografico, una sorta di catalogo di peni di varie misure.
Risate generali comuni, ma anche una interessante restituzione… ci guardiamo ad otto occhi e ci diciamo mentalmente: “Di Nora c’era proprio bisogno!”.
Nulla in contrario, ma i cataloghi di peni li lasciamo alle antine tristi, qui si fa sul serio.

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Una sbirciatina dalla vetrina del Nora Book & Coffee

Non solo Nora è lo spazio umano che mancava, ma è anche il contenitore e la forma che offre la possibilità di fare cultura di genere-i in maniera democratica ed orizzontale, fuori dalle associazioni a tema, dai collettivi, dalle assemblee dove ce la si canta e ce la si suona sempre fra persone attive-attiviste riguardo a determinati argomenti (vedi femminismi o LGBTI+). Uno spazio aperto alla cittadinanza che arriva a varcare la porta di Nora in cerca di ristoro e si trova a scoprire mondi inaspettati.
Nel sogno di Denise, ed ora anche di Vincenzo (e di Cinzia, oh yeah), Nora esiste per abbattere lo stereotipo, per andare oltre l’idea preconcetta, per permettere la libertà dentro le sue mura, per dare l’input primigenio verso il cambiamento fuori dall’intellettualismo accademico che si crede figo a tutti i costi, oltre il ghetto attivista spesso escludente che respinge ciò e coloro che non riconosce come affini, cominciando dalla strada (nella sua migliore accezione). Qui si fa Cultura senza distinzione di età, geografia umana, esperienze, identità, orientamenti, lotte ed ideali.
Quando ci si incontra senza barriere, ci si arricchisce reciprocamente.

L’unione fa la forza

Ciò che colpisce subito è il legame fortissimo che unisce Vincenzo e Denise. 13 ore giornaliere trascorse sempre fianco a fianco, tutto lo stress pre-apertura affrontato insieme giorno dopo giorno, momenti di sconforto superati grazie ad un’alleanza umana capace di superare qualunque cosa, notti insonni condivise, conti su conti che alla fine quadrano. E poi il pranzo, momento di relax e di stacco assoluto che è divenuto un rito irrinunciabile.

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Qui i libri fioriscono…

Denise e Vincenzo formano un microcosmo di bellezza e serenità, di gioia e condivisione umana davvero toccante, splendida. Oltre a tutto ciò, come se non bastasse, sono di una simpatia che travolge ed affascina, che contagia in pochi secondi.
Guardarl* ed ascoltarl* è stata un’esperienza di assoluta grazia. Una ragione per essere grat* a fine giornata.

Spoileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeerrrrrrrrrrrrrr

Denise ci anticipa che questo sarà un inverno mooooooooooolto intenso.
Si parte dal corso di Calligrafia, per poi passare agli incontri sul genere in relazione al lavoro, al futuro Club del libro ed ai corsi sull’Amor proprio dedicato alle giovani adolescenti, per arrivare alle presentazioni di libri su vari temi di autrici e autori giovani e meno giovani decisamente cool…
Tutte attività pensate per aprire un po’ di teste.

Come avrete capito i punti di forza di Nora sono in primis Vincenzo e Denise, l’accoglienza e la simpatia che donano a chi entra dalla porta di Nora, lo straordinario contatto umano dato dal consiglio letterario e dall’attenzione riservati al-la cliente, l’ampia selezione dei testi che accontentano grandi e piccin*, l’ottimo caffè e l’atmosfera ricca di good vibe e allegria che permane nelle sale.

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Ormai conoscete il nome, ormai conoscete la via… non vi rimane che entrare!

Cercate Nora Book & Coffee su Facebook, cliccate MI PIACE sulla pagina, seguite e partecipate alle attività delle prossime settimane e fatevi un regalo: andate a conoscere Denise e Vincenzo e prendetevi un momento di relax per assaporare un buon Caffè Filtro, una tisana o un estratto.
Ci vediamo lì. 😉

UN ALTRO GENERE DI RISPETTO

Raga, oggi c’ho il batticuore!

Quando faccio ‘ste robe qua mi viene sempre l’allegria into core e sdo per la gioia… ma magari se vi rendo partecipi non sarebbe male!

Grandi, grandissime, immani soddisfazioni, mi sta dando il fatto di far parte di questa comunità facebookiana di bbbbelle persone dove si leggono libri femministi fighi da far spavento, il Pasionaria Book Club. Attraverso la comunità ho trovato loro… loro chi? Continuate a leggere e stay veramente tuned! 🙂

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Fatevi conto che tipo una settimana fa, anche qualcosina in più, contatto queste due creature stupende, Giulia e Valentina, autrici.creatrici.scrittrici di questo magnifico blog Un altro genere di rispetto… ed è stato ammmmmmmoooooore a prima vista (virtuale, ahimè!). Propongo loro una intervista, per presentare a voi il loro stupendo lavoro nel blog+pagina di Facebook, ed è incredibile… accettano e sono fantastichissime!
Non solo Valentina e Giulia sono persone che vorresti avere al tuo fianco per chiacchierare in libertà della qualunque, ma sono anche compagne femministe con le quali scenderesti sul campo di battaglia mettendo la mano sul fuoco sulla loro onestà (pure intellettuale!) e sul fatto che ti proteggeranno e ti guarderanno le spalle.

Mi immagino questa nostra intervista.conversazione come una bellissima chiacchierata ad un bar del centro, quello di Torino o di Firenze o di Milano, poco importa, dove siamo tutte e tre (non vi fate venire un infarto, per avere il permesso di usare il femminile ho chiesto loro il consenso! Fregat*!) beatamente sedute comode a disquisire di femminismo/i e di altri argomenti che ci stanno a cuore.

Pront*? Si comincia!
Benvenut* nel mondo di Giulia e Valentina e di Un altro genere di rispetto

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Are u ready baby?

Benvenute su “TheQword”! Fatevi l’identikit e parlateci di voi.

Valentina: Mi chiamo Valentina, ho 29 anni e abito a Firenze. Insieme a Giulia mi sono diplomata al Tecnico Turistico della mia città. Lavoro in uno studio legale e nel tempo libero sono una comunissima ragazza a cui piace uscire e divertirsi. Adoro lo sport, è essenziale per me, e ultimamente mi sono avvicinata al Krav Maga. Ve ne parlo perché la considero una disciplina davvero interessante. Il Krav Maga, o difesa a contatto, permette con pochissime mosse e in pochi secondi di difendersi e mettere K.O. il “nemico”. Non è una disciplina molto conosciuta ma è davvero interessante, soprattutto per le donne che sono spesso vittime di aggressioni. Imparare a schivare uno schiaffo durante la lite con il proprio partner è davvero importante secondo me…

Mi occupo anche di diritti umani. Ho sempre sentito il bisogno di fare qualcosa per gli altri, qualcosa che potesse aiutare.

Viaggiare è un’altra cosa che amo! Conoscere nuove persone, culture, confrontarsi, è sempre stata una prerogativa nella mia vita. Il viaggio più bello e che mi è rimasto nel cuore è stato in Portogallo. Tramite un’associazione volai in Portogallo per uno scambio europeo basato sulla tradizione e la modernità dei nostri paesi. È stato bellissimo poter capire quanto le diversità ci accomunavano e quanto fosse importante conoscere le altre persone e relazionarsi a loro senza pregiudizi.

Sin da piccola ho sempre adorato leggere. Leggo di tutto dai romanzi rosa a quelli storici, dai gialli agli ingredienti dei prodotti sulle etichette al supermercato :-D! Mi piace informarmi e sapere. Ecco, se volete una definizione del mio identikit è curiosità!

Chi mi conosce mi chiama Pollon perché sono una combina guai, mentre a me piace definirmi un panda, scherzosa e giocosa sempre, anche quando sarò una vecchietta!

Giulia: Ciao a tutt*! Mi chiamo Giulia, 29 anni (a dicembre 30, sigh!), fiorentina di nascita e cittadina del mondo per sempre.

Amo viaggiare, leggere, ridere, mangiare e scoprire nuove cose. La vita è un viaggio, una scoperta continua, fatta di mille interessi, persone, sentimenti, culture, odori e sapori… Sicuramente il viaggio più lungo e complesso che faremo.

Ho terminato i miei bellissimi anni di studi universitari in Relazioni Internazionali a Firenze, poi mi sono trasferita Milano per un altro Master, in Cooperazione Internazionale, dopodiché ho abbandonato l’Italia dolce Italia per due anni vivendo a Gerusalemme e in Kosovo. Attualmente sono tornata Milano, dove convivo con mio marito (sì, sono femminista e l’anno scorso mi sono sposata con un femminista! :-D) e due gatte bellissime (amo gli animali!), e lavoro per l’ngo italiana Emergency. Torniamo spesso a Firenze dove ci sono tutti i miei amici e le mie amiche da una vita (cosa sarebbe la vita senza l’amicizia? Io l’ho ribattezzata “Amigioia”), la mia famiglia, due gatti e il mio cagnolino, Dante.

Beh, a volte per conoscere ste stessi o un’altra persona non basta una vita, ma direi che per adesso come identikit possa andare! E sicché… Eccomi qua! 🙂

Parliamo del vostro magnifico blog… prima di tutto mi spiegate come è nato il titolo, che trovo commovente ed incisivo?

Valentina: Il blog è nato dopo che avevamo creato la pagina di Facebook, e ci serve da piattaforma per poter denunciare le ingiustizie o esprimere le nostre opinioni in totale libertà. Il titolo, un altro genere di rispetto, è stato un insieme tra le idee di Giulia e mie. Cercavamo un titolo incisivo che però allo stesso tempo creasse un po’ di curiosità nelle persone che poi ci avrebbero seguite. Giulia ha esordito con “Un Altro Genere Di Rispetto” e a me è piaciuto subito. In fin dei conti cosa è il rispetto? Chi lo definisce? Il RISPETTO non è dare del Lei a una persona come il buon uso consiglia, ma semplicemente credere nel prossimo e rispettarne i valori.

Giulia: Il titolo è nato proprio per dare un senso al nostro obiettivo: il rispetto per tutt*. Consapevoli che la parola “rispetto” sia molto strumentalizzata abbiamo pensato di inserirla nel titolo mettendola però sotto una nuova luce. L’altra cosa che volevamo affrontare era il femminismo con la definizione che riteniamo più opportuna: la parità di diritti per ogni persona, ogni genere. Essendo anche “genere” una parola super strumentalizzata, abbiamo deciso di metterle insieme. Perché di entrambe vogliamo parlare, ma in un modo diverso, ecco com’è nato il titolo: “Un altro genere di rispetto”.

Blog duro e puro: come è nato e di cosa tratta? Quali sono i temi che preferite affrontare attraverso la scrittura?

Valentina: Come dal titolo gli argomenti sono trai più vari. Si parla del rispetto di tutte le minoranze (quanto odio questa parola!) o di chi si sente escluso o fuori luogo dai canoni della società. I temi sono i più vari. Più che altro ci impegniamo a denunciare ciò che secondo noi dovrebbe cambiare nel mondo, cercando di fare cultura e allo stesso tempo acculturarci.

Si parla di femminismo, che comprende quindi una grande varietà di argomenti: femminicidio, sessismo, stereotipi di genere, violenza familiare e di genere, e cerchiamo di combattere con tutte le nostre forze il patriarcato e il maschilismo. Siamo molto vicine al mondo LGBTQIA, e vogliamo difendere a spada tratta i loro i diritti.

Giulia: Io e Valentina ci conosciamo da anni. Alle elementari e alle medie eravamo vicine di classi, alle superiori eravamo in classe insieme. Ci siamo ritrovate a chattare su Facebook i primi mesi del 2014 accomunate da una fortissima esigenza: quella di contribuire a cambiare le cose. Abbiamo deciso di agire, di fare qualcosa. E quale mezzo più potente oggi di un social network? E così è nata la nostra pagina Facebook, dove abbiamo iniziato a condividere notizie, pensieri e a fare informazione con l’obiettivo di stimolare il pensiero critico sul tema degli stereotipi e discriminazioni di genere. Poi ci siamo rese conto che la pagina non ci bastava più, che volevamo anche scrivere qualcosa di nostro, di personale. Ecco che abbiamo fatto nascere il blog, uno spazio tutto nostro dove sviluppare i nostri pensieri e poterli condividere con chi ci vuole ascoltare.

Quale tipo di corrente femminista portate avanti (ecofemminismo, transfemminismo, femminismo intersezionale, femminismo tradizionale old school)?

Valentina: Ecoche? Scherzo! Come ogni corrente di pensiero ci sono mille ideologie. Per me il femminismo vuol dire solo una cosa: RISPETTO PER TUTT*, LIBERTA’ DI PENSIERO E DI AZIONE PURCHE’ SI RISPETTI LA LIBERTA’ ALTRUI. Basta. Non amo definirmi. Non sono tradizionalista per principio, certo, nella vita comune tutti hanno delle tradizioni, ma nel pensiero no, non ne ho. Il mio pensiero è in continua evoluzione e cambia continuamente. Lo considero un pregio. Imparare a rispettare il prossimo (e quindi anche l’ambiente) è l’unica cosa importante per me.

Giulia: Come tu stessa hai esplicitato nell’articolo “In una sola persona”, così come la definizione di noi stess*, anche con la definizione di femminismo non vogliamo confondere l’essere con il fare. Siamo consapevoli di tutte le correnti di femminismo che ci sono, ma fondamentalmente quella che portiamo avanti è la definizione di femminismo che vuole la parità di diritti e di dignità per tutte le persone. Come ho scritto nel pezzo “Femminismo, una parola che non piace. Perché?” (link: https://unaltrogeneredirispettoblog.wordpress.com/2016/01/28/femminismo-una-parola-che-non-piace-perche/) credo che: “lottare contro le discriminazioni sulle donne non possa essere slegato dalla lotta di tutte le discriminazioni, contro il sessismo, contro il razzismo, contro l’omofobia, la transfobia etc. Una volta chiaro il concetto che ogni persona è unica, con pari diritti e pari dignità, è chiaro anche che la violenza di genere comprende ogni etnia, orientamento sessuale (gay-lesbo-trans-bisessuale-queer etc…), identificazione di genere, classe, disabilità, religione e cultura, sono inscindibili nella lotta contro la non uguaglianza del sistema. Le forme di oppressione patriarcale-capitalista sono moltissime e intercorrelate. Una volta aperto gli occhi su quanto sessismo ci viene inculcato fin dalla nascita non ci può essere cieche/i sull’educazione razzista, omofoba e ricca di stereotipi discriminanti. Persone che si dichiarano femministe ma vedono la lotta solo per la parità di diritti di donne bianche e borghesi, o che si occupano solo di alcune categorie di discriminazioni, non possono definirsi “femministe”.”

Il femminismo riguarda tutt*, uomini e donne. Perché anche i bambini sono vittime patriarcato sin da quando nascono, esattamente come le bambine, poiché vengono educati dalla famiglia, dalla scuola e dalla società attraverso stereotipi di genere. Mentre: “Ogni persona ha dei diritti essenziali che costituiscono i valori fondamentali della dignità umana. Ed è giusto che cresca libera da ogni pregiudizio: una bambina può giocare a calcio e fare carriera in astrofisica esattamente come può farlo un bambino. Un bambino infatti può amare la cucina o la danza, diventare un ottimo maestro o qualsiasi cosa voglia senza che per questo debba essere chiamato “femminuccia” o ancor peggio, “gay”. Perché c’è anche questa fantastica tendenza, adesso: oltre al termine “puttana” si ricorre a quello di “gay”, come se l’essere puttana o gay possa realmente costituire un’offesa: non c’è nulla di offensivo (nell’esserlo).” (https://unaltrogeneredirispettoblog.wordpress.com/2016/01/28/aiuto-arriva-il-gender/ )

Che cosa, per voi, il femminismo? Qual è oggi la sua ragion d’essere? Inoltre, il femminismo è anche “cosa di uomini”?

Valentina: Rispondo partendo dall’ultima domanda: il femminismo è PER TUTT*. E come ho asserito già prima è essenziale in questo mondo così malato. Spesso parlando con le persone, queste si spaventano quando affermo di essere femminista, poi però, appena spiego cosa è il femminismo per me, ovvero il rispetto per ogni essere umano, animale e l’ambiente, a prescindere razza, credo religioso o politico, sesso, gusto sessuale etc., beh… mi danno ragione e dicono: “ma anche io la penso così!” … E allora non mi resta che rispondere “Car* sei femminist*!”

Vi è mai capitato di essere discriminat* per qualcosa? A me continuamente. Sul posto di lavoro, tra amici, tra parenti o con il fidanzato. E’ assurdo pensare che in quanto donna io non possa fare determinate cose, che non sia opportuno che io sieda a gambe larghe ad esempio o dire parolacce! Per non parlare poi di cose più serie, tipo viaggiare da sola, o esigere che dopo un matrimonio io stia a casa ad accudire i figli e a pulire casa! E perché io guadagno meno di un uomo a parità di lavoro? Queste sono alcune delle migliaia di cose che vanno cambiate.

Perché le persone gay devono ancora nascondersi? Perché addirittura in alcuni ospedali non possono donare il sangue perché considerate persone con rapporti a rischio? Siamo nel 2016!

Perché le persone non sono libere di camminare per strada tranquille e serene e rischiano di essere aggredite perché diverse dai canoni che la società impone? E perché non possiamo ancora essere liberi di credere in una qualsiasi religione senza essere additati?

Beh il femminismo serve eccome, e di strada da fare ce n’è ancora tanta!

Cosa aspetta l’Italia a creare un partito femminista? In Svezia esiste e va alla grande! Ma qui siamo troppo patriarcal*, maschilist*, spesso misogen*…

Giulia: La risposta della 4 risponde anche a questa. 🙂

Com’è nato il vostro interesse per il femminismo e per le tematiche che affrontate nel blog?

Valentina: Penso di essere sempre stata interessata ai diritti umani. Da che ricordo, sin da piccola sono sempre stata molto sensibile alle ingiustizie e tendevo a difendere il più debole. Poi per motivi personali, mi sono ritrovata a tu per tu con il patriarcato, ed era una cosa che non mi tornava… Ho avuto la fortuna di avere una grande madre, “ribelle” per molti aspetti ai canoni della società e alla mentalità ottusa, che mi ha insegnato a credere nei miei diritti e esporre i miei pensieri. Con il tempo e crescendo spesso mi sono sentita un pesce fuor d’acqua perché non conoscendo ancora il femminismo, pensavo di essere strana. Perché le mie idee erano così strane rispetto alle altre persone? Perché a tutti andava bene vivere nel patriarcato? Io volevo la mia libertà di pensiero, la mia possibilità di esprimermi senza che mi giudicassero! Così, scendendo a patti con la vita finalmente, un giorno, parlando con Giulia ho capito! Ero femminista! Avevo gli occhiali VIOLA! Anzi “VIOLISSIMI!” e tutto il maschilismo che mi circondava era frutto dell’ignoranza di massa e della mentalità ottusa che in Italia dilaga.

Un giorno ero in chat con Giulia, vedevo che lei pubblicava quantità industriali di links sul femminismo e rispetto, e così parlando le ho chiesto di aprire una pagina su Facebook, da cui poi è nato il blog, ed il resto è storia.

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Ecco la fantastica Valentina-pandino!

Giulia: Credo di essere sempre stata una femminista inconsapevole. Certo, con tanti pensieri sessisti e misogini tipici della nostra cultura, ma ho sempre lottato contro ingiustizie e disuguaglianze. Gli “occhiali viola” li ho messi la prima volta durante il mio anno in Kosovo perché il mio lavoro consisteva nell’aiutare una NGO locale che si occupava di diritti delle donne e di violenza domestica ad aprire il primo centro antiviolenza nel Nord di Mitrovica (una zona totalmente assente di welfare, figuriamoci di centri antiviolenza). E studiando questi temi mi si è aperto un mondo. È proprio vero quello che scrive Malapecora sugli occhiali viola: “… I primi mesi sono sconvolgenti perché arrivi a scoprire violenza nella tua idilliaca relazione di coppia, vedi che tuo padre (portento d’uguaglianza per le vicine) fa solo una misera parte visto che il peso di tutta la casa ricade su tua madre (sì, questa signora che nella tua adolescenza era stata una strega si converte in una icona di donna in lotta), riconosci relazioni gerarchiche di genere nel tuo gruppo di amici e amiche, o osservi come lo spazio comunicativo della tua classe lo dominano gli uomini… e ti scopri dando più credito alle opinioni maschili che a quelle delle tue compagne.

Sono dei mesi di risveglio, di scoperta che il mondo nel quale avevi ricevuto laboratori di uguaglianza a scuola in cui la prof ti aveva detto che essere bambina o bambino era uguale per il tuo futuro, è un mondo truffa.

Allo stesso tempo comprendi come i dolori del passato abbiano senso, come si completino le storie comprendendo questa violenza che è invisibile se non possiedi gli occhiali viola.

Vedi anche il tuo proprio maschilismo, la tua maniera maschilista di vedere il mondo: hai chiamato altre donne puttana e zoccola, fai la tonta nelle conversazioni coi ragazzi e ti senti meravigliosamente quando ti dicono che sei “uno di noi”. Sul serio?

Sì, gli strumenti che ha il patriarcato, e che usa durante tutto il tuo periodo di socializzazione, sono riusciti a collocarti nel livello inferiore e in una forma così camuffata che pensi di stare nell’uguaglianza. Già.”

(link: https://malapecora.noblogs.org/post/2013/09/07/gli-occhiali-viola/)

Da allora il mio punto di vista è cambiato per sempre. Non ho più smesso di leggere, di informarmi, di studiare. E ho sentito il bisogno impellente di condividere le mie scoperte anche col mondo, attraverso la pagina Facebook ed il blog.
Da quando sono rientrata in Italia, cerco di attuare nella pratica quello che apprendo attraverso l’informazione. Sono volontaria Unicef e di Croce Rossa e con quest’ultima ho la possibilità di fare incontri sia aperti al pubblico, che nelle scuole medie e superiori, per affrontare due temi principali: gli stereotipi e discriminazioni di genere e la violenza di genere.
Per far questo collaboriamo con i Centri Antiviolenza locali attraverso i quali apprendiamo moltissimo sulla tematica che in ogni caso necessita di personale esperto.
Tra i miei obiettivi c’è quello di iniziare il corso di formazione per operatrice di un Centro Antiviolenza vicino a dove abito, ritengo che per parlare di queste temi sia fondamentale avere una preparazione pratica e teorica.
Esser femminista per me vuol dire accettare un viaggio continuo che non smette mai di farti crescere!

Quale impatto ha il femminismo nel vostro quotidiano? Cosa significa, concretamente, essere femministe al giorno d’oggi nel tipo di società nella quale viviamo?

Valentina: Essere femminist* è una battaglia contro l’ignoranza. Concretamente significa parlare ed esprimere il proprio pensiero ogni giorno senza aver paura di essere giudicati. Vuol dire aiutare, sensibilizzare, essere empatici e soprattutto vuol dire dare sempre il buon esempio agli altri. Spesso è difficile, soprattutto quando si ha a che fare con amici e parenti cercare di non ribadire sempre i propri principi per non essere “noiosi” e ridondanti. Mi hanno accusato anche di sentirmi superiore agli altri… beh è sbagliato. Perché se da una parte asserisco principi e cerco di far capire alle persone cosa è giusto per me e cosa servirebbe a questo mondo, dall’altra ascolto sempre l’altro punto di vista cercando poi di trarre le mie conclusioni. Purtroppo quando si gestisce una pagina o un blog a volte bisogna avere un po’ la “mano ferma”, in fin dei conti è tutto sotto la nostra responsabilità Proprio per questo motivo a volte cerco proprio di non parlare di femminismo e di principi di uguaglianza quando non è il momento, perché in fondo è politica, e la politica porta sempre ai litigi… Mitigare e sapere quando parlare per essere sicur* di essere ascoltat* è la parte più difficile per me. La diplomazia è essenziale!

Giulia: Gli occhiali viola quando li metti, non li togli più. E la vita quotidiana è un banco di prova costante, perché ti rendi conto quanto le strutture sociali siano dure a morire. Ci vorranno secoli prima che le cose cambino. Una donna saggia disse: “mi sento una goccia nell’oceano, ma senza gocce, l’oceano non esisterebbe”. Si, siamo gocce nell’oceano ma la vita non avrebbe senso se non facessimo niente per abbattere le ingiustizie. Più difficile a dirsi che a farsi, è vero. Però sono una grande fan dell’utopìa, intesa nel senso di Oscar Wilde: “Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’àncora la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela. Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie….”.

L’utopia non è irraggiungibile. È il viaggio verso l’orizzonte.

E dato che amo i viaggi, mi metto in discussione in prima persona, le esperienze sono i miei bagagli e pronti, partenza… via!

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Siorre e siorri… Giulia!

Qual è la rotta, secondo la vostra previsione, del femminismo: evoluzione, involuzione, deriva, separatismo…?

Valentina: Spero davvero che fra 20 anni le cose saranno diverse. Se ci impegniamo fin d’ora a crescere i figli secondo dei sani principi basati sul rispetto altrui, forse e lo spero, le prossime generazioni saranno libere di crescere in un mondo più sano. In questo mondo, dove prevarica il più forte, dove si tende a soccombere le differenze, in questo mondo che non mi sembra poi così diverso da quello “Hitleriano…”, per ora un’onda di pessimismo prevarica. Per questo non dobbiamo arrenderci e dobbiamo essere tutt* unit* affinchè si riesca, attraverso la cultura e l’informazione, a sensibilizzare tutt*… Pochi giorni fa una persona che stimo molto ha pubblicato un’intervista allo psichiatra Vittorio Andreoli, relativa alla situazione attuale sulla migrazione e il razzismo, alla domanda “Con i giovani è più facile perché sono come pagine bianche di un libro da scrivere. Ma con adulti già formati come si fa, è una battaglia già persa in partenza?” Lui ha risposto: “No, perché l’espressione esplicita dei pregiudizi nasce dal sentirsi sostenuti. Se nascondono ancora il loro pensiero sono recuperabili. Il problema emerge quando ci si sente in tanti a pensarlo. Bisogna far scoprire cosa c’è nell’altro, cosa significa una società diversa.”

Ecco. Penso che abbia colto il punto.

Fonte: http://agensir.it/italia/2016/07/14/lo-psichiatra-vittorino-andreoli-livello-di-civilta-disastroso-regrediti-alla-cultura-del-nemico/

Giulia: Non ne ho idea! Ho una speranza però. Che tutt*, prima o poi, si viaggi verso un obiettivo comune: l’abbattimento di stereotipi e discriminazioni di genere per un’effettiva parità di trattamento a livello sociale e legale di tutte le persone.

Scrivere oggi: una stanza tutta per sé è ancora un concetto attuale? Scrivere vi offe una possibilità di libertà di opinione, scambio e fruizione di informazioni e di condivisione o per voi è una “pura missione” da pasionarie?

Valentina: Ormai il blog e la pagina di Facebook fanno parte della mia vita. Sono una parte del mio mondo che tendo ben a sottolineare perché mi rappresentano. Scrivere, dai tempi più antichi, è sempre stato essenziale. Spesso non si riesce ad esprimere a parole quello che si esprime scrivendo. Basti pensare infatti, che molte terapie psicologiche si basano sulla scrittura. Lo considero molto importante sia per la divulgazione del pensiero sia per me stessa. Spesso poter comunicare con la scrittura risulta un vero e proprio sfogo personale.

Inoltre ciò che viene scritto rimane. Non sono parole dettate al vento che poi spariscono. Poterle leggere e rileggere ci dona la possibilità di ragionare sulle parole, sul loro significato. E poi rimangono più impresse. Avere la possibilità di scrivere è davvero uno strumento molto potente.

Giulia: Scrivere e condividere sui social e sul web è un modo per rendere usufruibili le proprie idee e le informazioni che riusciamo a trovare. Avere un proprio blog ci da la libertà di dire la nostra, di sviluppare i nostri pensieri rendendoli accessibili a tutt*. Non so se sia una missione, piuttosto la vedo come un modo di vivere. Nonostante gli impegni, gli orari d’ufficio e mille cose, quando hai in mente un pensiero cerchi di ritagliarti il tempo per buttarlo giù e svilupparlo. Credo che sia una libertà immensa.

Cosa vorreste dire.suggerire alla nuova generazione di femministe e femministi?

Valentina: Non arrendetevi e non abbiate paura di esprimere il vostro pensiero. E se vi sentite un pesce fuor d’acqua ricordatevi che ci sono tantissime persone che hanno davvero bisogno del vostro aiuto. In fondo, per me femminismo significa LIBERTA’!

Giulia: Siate voi stess*. Non fatevi condizionare da ciò che vi viene detto o trasmesso. Cercate di sviluppare il vostro pensiero personale informandovi, andando alla fonte, leggendo e non fermatevi mai. Nessuno vi può educare o insegnare ad essere voi stess*. È un viaggio che dovete avere il coraggio di intraprendere da sol*, che sarà pieno di ostacoli e che non finirà mai.

Ad maiora!