UNA STANZA, UNA DONNA

Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee di ritorno su TheQword dopo lunghe settimane di silenzio ristoratore. Se non hai nulla di bello da dire, taci!, diceva la buon’anima di mio nonno Lindo a figl* e nipot* indiscriminatamente.

Faccio volentieri tesoro delle massime dei vecchi, o dei diversamente ggggiovani.

Mi sono felicemente iscritta ad un club del libro su Facebook, il mitico Pasionaria Book Club, e mi sono saltata volentieri Una donna di Sibilla Aleramo (che già conoscevo e no, non lo volevo rileggere perché mi faceva troppo soffrire!), ma alla seconda tornata mi sono aggrappata forte e sono salita sulla giostra: abbiamo votato, sì, in questo club i libri si votano e vince la maggioranza, Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf.

Mo’ direte: ma questa scrive in un blog sul queer di Virginia Woolf? Ma che è matta? Sì, ma non è per questo che ne scrivo.

Leggendo il libro, un po’ lentino al principio, ma poi con forti dosi di limonata fredda ed entrando in un mood tipo trance si fa leggere bene, mi sono sorte domande che mi sembrava interessante condividere. Are u ready baby?

Contando che il libro è stato scritto come intervento per una conferenza sulle donne e la letteratura (femminista e non), e porta la data del 1928, alcuni punti mi sono sembrati super attuali, tanto da sgranare gli occhioni e farmi esclamare nel buio della mia stanzetta ad orari notturni improponibili: “Ma daaaaaaaaaai! Questo accade ancora oggi, non è cambiato una mazza di niente!”.

Sconforto.silenzio.lacrimucciaall’angolodell’occhio.epoiilsilenzio.

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Ed ecco il sorpresone del millennio: oggi non vi ammorbo con considerazioni e soliloqui intimisti o strani coming out come al solito, bensì vi porgo queste stesse domande che possiedono la mia mente da qualche giorno e le lancio nell’etere affinché le troviate e, magari, con un po’ tanta fortuna, ve ne facciate qualcosa.

Bando alle timidezze e alle vergogne, che come diceva la grande Carmen: “Io la vergogna me la metto sotto al culo…”, ecco le domande:

  1. Perché le donne (da qui in poi mi riferirò sempre a tutte le forme di essere donne, bio e non) sono ANCORA povere e fanno ANCORA, spesso e volentieri, parte di una invisibilità sociale?
  2. Le donne hanno sempre avuto la funzione di specchi per gli uomini, con il potere di riflettere raddoppiata la loro immagine, a discapito della propria. La donna ha ancora questa funzione? Ed esiste questa funzione anche nelle coppie LGBTI?
  3. Il silenzio a cui la maggior parte delle donne è stata sottoposta da sempre rimane come impronta.eredità (negativa) nell’inconscio collettivo comune?
  4. Esiste un inconscio collettivo solamente femminile, nel quale tutti i tipi narrazione femminile sono presenti ed attingono ed aggiungono qualcosa da e ad esso?
  5. Virginia profetizzava una forma di scrittura femminile del tutto differente da quelle conosciute precedentemente, nate in seno alla cultura maschile.eteropatriarcale, capace di distaccarsi completamente da esse: è davvero così? Sono nate o stanno nascendo forme di scrittura innovative, riconducibili solamente all’universo femminile?
  6. La donna è destinata, da un punto di vista letterario.economico.sociale ad essere una eterna costola di quell’Adamo primigenio?
  7. Nelle società matrilineari conosciute, sono state prodotte forme di arte (letteratura.scultura ecc…)? Sono stati inventati nuovi codici capaci di scostarsi dal mondo eteropatriarcale?
  8. Cosa producono, oggi, le donne?
  9. “[…] Le donne sono dure con le donne. Alle donne non piacciono le donne…“, scriveva Virginia nel 1928. Rimane questa durezza, questa mancanza di solidarietà, questa incapacità di fare squadra, di comprendersi, di ritrovarsi sotto un fronte comune? Cosa pensate delle “donne che odiano le donne”?

Non mi lasciate a rifletterci da sola, che poi mi incasino la mente e ne escono mostri.

Daje raga’, non mi mollate proprio adesso che c’ho bisogno!

NERO.ARCOBALENO

Abbiamo inventato parole per tutto, per ogni santissima cosa, anche per le idiozie più idiote. Eppure per questo, un linguaggio non è ancora stato trovato, inventato, pronunciato.

La violenza all’interno di una coppia lgbti.

Se è lui che picchia lei o la ammazza, tutto regolare, conosciuto, già visto, già nominato, non fa manco più notizia al tiggì delle venti. Femminicidio. Conosciamo questa parola ormai a memoria, la usiamo spesso, la ripetiamo per ogni nuovo caso di cronaca irrisolta. Il femminicidio ci è familiare, come pure la violenza di genere.

Se lei picchia, stupra, ammazza lei, o lui riempie di calci lui, lo umilia e diventa il suo stalker… come si chiama questo tipo di violenza? Nessun riferimento trovato, siamo spiacenti, si prega di riprovare!

Cominciamo dalla questione del pregiudizio positivo: ma no, la violenza di genere non accade all’interno delle coppie lgbti, perché questa è una dinamica che si vede solo nelle coppie etero.binarie. Wroooooooooooooooooooooooong!

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Seguiamo poi con una perla di mostruosità: è stupro solo se si usa il pene. Wroooooooooon again!

Nelle ultime settimane, per preparare questo post, mi sono documentata sulla questione e ciò che ho trovato è una omertà pari a quella messa in campo dai clan mafiosi del nostro Belpaese.

Storie di un orrore agghiacciante, forse perché non ce lo si aspetta in nessun modo: lei che sfregia la compagna incinta e la devasta a suon di pugni con una leggerezza d’animo degna di nota, lui che rende la vita del compagno un inferno in terra mettendo in pratica una serie di dinamiche emotive.fisiche.cognitive che sembrano essere state partorite dalla mente malata di Jack Lo Squartatore. Stalkeraggio della peggior specie, minacce irripetibili, percosse sistematiche, violenza quotidiana di tutti i tipi e forme conosciuti e sconosciuti all’Uomo.

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Tre settimane a leggere reports, verbali, notizie pressoché invisibili riguardo questo tema veramente ma veramente agghiacciante e ti chiedi: “Ma cosa sta succedendo?”.

Non succede nulla! Nel senso, nulla che già non conosciamo da tempi immemori: l’essere umano, di qualunque orientamento sessuale, espressione di genere, genere e sesso, è uguale a se stesso e ripete incessantemente le proprie mostruosità applicandole in maniera democratica, cioè estendendole ad ogni aspetto della propria esistenza. Qualunque essa sia, in qualunque modo essa venga vissuta e affrontata.

I centri di ascolto per le persone lgbti vittime di violenza non sono preparati per affrontare questo tipo di emergenza e non ci sono ancora persone formate a dovere su questa particolare sfumatura di violenza. Inoltre, l’omertà di chi subisce violenza è enorme (primo perché è qualcosa di inaspettato, che non ha ancora assunto connotati chiari e definibili, esistenti da un punto di vista umano singolare e collettivo e, quindi, affrontabili e perseguibili anche solo da una prospettiva sociale e politica; secondo perché le persone vittime temono di essere responsabili di una ulteriore stigmatizzazione della comunità lgbti e, pertanto, scelgono la via del silenzio).

Le stesse dinamiche di potere, violenza, arroganza, viltà, sottomissione e crudeltà di sempre. Il medesimo orrendo assetto etero.patriarcale di sempre, semplicemente traslato e quindi (chissà perché?) considerato migliore. Il silenzio complice di sempre di chi sa e preferisce tacere. La mancanza totale di supporto.ascolto.tutela nei confronti delle persone vittime di violenza all’interno della coppia di cui fanno parte. La derisione nei loro confronti, l’incredulità ed il sarcasmo da parte delle autorità preposte a tutelare i.le cittadini.e e che invece raccolgono testimonianze e denunce fra battute sarcastiche e consigli su come sferrare il pugno perfetto per difendersi durante la prossima aggressione.

Un aspetto importante da considerare è anche il sentimento di profonda vergogna al momento di raccontare.denunciare quanto accade all’interno della coppia.

Le persone lgbti che subiscono violenza sono vittime sotto molteplici aspetti: per la violenza in sé; per una non.tutela sociale.politica.culturale.legale sistematica nei loro confronti; per la mancanza di un’esistenza linguistica di questa violenza che la renda visibile e, quindi, esistente; per l’omertà messa in campo al fine di non aumentare lo stigma sociale di un’intera comunità della quale ci si considera membri; per l’inesistenza di strutture e persone capaci di far fronte a questa situazione.

Questo post, breve rispetto ai precedenti, termina qui.

Vi lascio qui di seguito alcuni links che ho consultato nelle ultime settimane a cui dare un’occhiata per approfondire il tema:

http://www.ilpost.it/2016/04/20/violenza-domestica-coppie-gay/

http://www.buzzfeed.com/patrickstrudwick/this-is-domestic-abuse-when-lgbt#.db3VkyzmD

http://www.brokenrainbow.org.uk/help/helpline

http://www.vice.com/it/read/sono-una-donna-e-sono-stata-violentata-da-una-donna

Dato che a chiacchiere stiamo a zero, passo e chiudo. Alla prossima!

IL DIRITTO (NEGATO) ALLE COCCOLE…

(A Frida, in memoria)

Ci sono corpi che vengono lasciati indietro, praticamente sempre.
Corpi “non conformi”, forse neppure tanto normati.
L’incredibile e merdosissima campagna riguardante il Body Shaming si è ormai diffusa a macchia d’olio sul web (e non solo, ahimè!) e concerne, per dirla in parole povere, nel prendere per il culo tutte le persone, o meglio, i loro corpi, che non vengono scolpiti da 80 ore di palestra settimanale o che non passano attraverso la bacchetta magica di Photoshop. Se non sei una dea alta un metro e ottanta con misure pressoché incompatibili con la vita terrestre o se non sei un uomo che non deve chiedere mai con addominali plurimi e molteplici, allora hai qualcosa che non funziona. Non vai bene ed il tuo destino sarà quello di vivere in un eremo dove sesso e desiderio ti verranno sottratti così, ad cazzum.
Smagliature, cellulite, cicatrici, peso corporeo, peluria? Ohmioddddddiocheorroreinsopportabile! Non sia mai che non somiglio a quell’attrice o a quell’attore, a quell’atleta o a quella cantante… che disonore tremendo vivere con il mio “normale” corpo umano, quale vergogna, quale onta insuperabile. Per cortesia!

Bene, vorrei affrontare oggi, tanto per non deludere i miei-le mie followers, un nuovo argomento impopolare, come sempre fra quelli di cui scrivo, tanto per mantenere una coerenza.impopolare intellettuale a cui vi ho abituat*: la sessualità delle persone disabili (sì, potrei dire diversamente abili, ma anche qui, bla bla bla, disabile nel senso rivendicativo.queer del termine eccccccc…. dai, tanto già lo sapete!).
Tatatatatatatatatatannnnnnnnnnnnnnn…
Noooooooooooooooooo, la sessualità e la disabilità nooooooooooooooo!!!!!!!!! Arrestate ‘sta pazza!
Ma le persone disabili non sono simili agli angeli, asessuali e asessuati? Manco per sogno! Non dirmi che c’hanno istinti sessuali pure loro? Te lo dico, invece! Se non bastasse te lo grido pure in piena faccia. Ma quindi pure loro desiderano fare sesso? Ma dai! Incredibile amici ed amiche, abbiamo scoperto l’acqua calda! E rilancio pure con: hanno un corpo desiderante!

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Nooooooooooo, boh raga, con questa frase mo’ inizia una rivoluzione! Magari…
Coccole, presenza dell’Altro, desiderio, contatto umano, erotismo, sensualità… il pacchetto completo!
Solo che… e qui c’è un “solo che” grande come una casa, il desiderio sessuale, no, diciamolo bene, la sessualità.sensualità.erotismo delle persone disabili è ancora, in ‘sto Belpaese de mmm……rda, un assoluto tabù.
Facciamo un esempio pratico: se un bio.uomo desidera viversi la propria sessualità ha diverse opzioni:

1. Viversela da solo attraverso la masturbazione
2. Viversela con una compagna o con un compagno (qualora viva una relazione monogama) o con gli pare (qualora viva una vita con un approccio poliamoroso o anarchico.relazionale)
3. Accostare l’auto allo sbocco della Tangenziale o nelle strade cittadine in orario notturno ed usufruire dei servigi delle persone che svolgono un lavoro sessuale.

Ora elenchiamo le reali possibilità che una bio.donna o un bio.uomo con una disabilità hanno di potersi vivere la propria sessualità:

1. Se la disabilità (e dipende sempre a quale tipo di disabilità facciamo riferimento) non è grave o non è invalidante magari si riesce ad arrivare alla masturbazione
2. Se la persona ha un* compagn* o partner sessuale può viversi desideri e fantasie con un briciolo di autonomia
3. Ricorrendo alle prestazioni di lavoratrici o lavoratori sessuali (ma spesso questa via non è percorribile per tutta una serie di difficoltà oggettive).

Sottolineo, per non lasciare un non.detto, che non si può parlare di una sola “narrazione disabile”, bensì di molteplici narrazioni, infinite narrazioni, tutte differenti, che comprendono un mondo.universo sterminato.
Non sono riconosciute, in Italia, figure professionali quali l’assistente sessuale, come invece accade in altri Paesi europei. Non sono il nostro equivalente di lavoratrici del sesso per persone disabili, sono invece persone formate appositamente per far fronte a difficoltà specifiche e di vario genere (fisiche.psicologiche.logistiche.emotive) che possono presentarsi al momento dell’approccio con la persona che richiede il servizio.
Alcune volte, per le famiglie delle persone disabili la sessualità di figli e figlie, fratelli e sorelle, è un aspetto difficile da affrontare, troppo delicato, talvolta messo da parte per mancanza di strumenti umani o affrontato con enormi disagi. Diciamo che ci si arrangia alla meno peggio. Ci si arrangia…
Frida La Rossa, amica mia disabile ma prima di tutto bio.donna dotata di grande e magnifico desiderio.erotismo, davanti all’abbandono legislativo di uno Stato cieco, alla solitudine umana e all’isolamento fisico dovuto da un contatto costantemente negatole, ricorreva agli annunci, spesso incappando in tipi sinistri poco raccomandabili o a tizi che poi volevano soldi a cambio, magari non richiesti in un primo momento. La frustrazione e la rabbia che Frida ha dovuto subire e vivere costantemente per un tabù sociale e per una non legittimazione ad esistere della sua sessualità, e prima del suo corpo, sono stati devastanti. Da essere creatrice non volontaria del proprio desiderio, è passata ad esserne vittima, con scarse possibilità di vivere una sessualità, con l’Altro, anche solo minimamente umana.accogliente.dignitosa.

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Quello che ho compreso è che c’è una sessualità di serie A ed una di serie B, secondo una società binaria ed arbitraria. Se hai un corpo che secondo la vox populi va bene, allora hai diritto alla sessualità, sennò te ne stai fuori dai giochi. Mammamiacherabbiapoderosa!

Per fortuna qualcosa si muove, anche se mooooooooooooooooolto lentamente.
Vi lascio un po’ di materiale qui sotto, così quando avete voglia gli date un’occhiata con calma:

https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/04/24/donna-disabile-e-non-voglio-amore-eterno-voglio-sesso-a-pagamento/

https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/04/24/donna-disabile-e-non-voglio-amore-eterno-voglio-sesso-a-pagamento/

https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/04/24/donna-disabile-e-non-voglio-amore-eterno-voglio-sesso-a-pagamento/

http://www.yeswefuck.org/

http://www.comune.torino.it/pass/informadisabile/servizio-disabilita-e-sessualita/

Per grazia umana, e non divina, qui ci sono persone che stanno facendo grandi cose e che stanno portando fuori il tema con passione, dedizione, con un’onestà intellettuale ed un coraggio che manco i leoni della Savana…
Il progetto messo in piedi da Max Ulivieri è questo:

http://salute.ilmessaggero.it/storie/disabili_sesso_love_giver-1266367.html

Muoviamo, fra tutti noi ominidi, un po’ ‘sto abaradan, che qui si parla di diritti umani e civili. Diritti umani e civili, mica parliamo di fagioli con le cotiche!

A.A.A. A tutte le persone ignare di tutta questa epocale faccenda che stanno leggendo questo post:

Non so se vi è giunta voce, anche da lontano eh, nella vostra magnifica Neverland dove non esistono i poveri, i disabili, i pazzi e gli invertiti (cioè noi!), che pure la sessualità è un diritto FONDAMENTALE non secondo a nessuno. Non solo una personalissima, normatissima e accettata socialmente sessualità ed unico tipo di corpo sono primari, bensì tutte le sessualità e tutti i corpi lo sono e valgono uguale. E qui vi si aprirà forse un mondo nuovo, pieno di strane creature… potete ignorarle, fare finta che si sia trattato di un brutto sogno e tornare al letargo offerto da Morfeo o decidere di riflettere, almeno per un secondo, su questo tema.

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Piantiamola con ‘sto malsano ed ipocrita binarismo corporeo.sessuale dell’io valgo più di te perepepepepe (questa è una pernacchia grafica, ma forse non rende come ho sperato, ma avete capito lo stesso) perché ho il corpo migliore del tuo e non sono disabile. Echissenefrega se un* non è disabile, teste di menta che siamo tutt* quanti all together!, rendiamoci conto che TUTTI i corpi sono fighissimi e diversi fra loro e menomaleviviaiddio!
Io c’ho il soffio al cuore, la cellulite e la cifosi, le extrasistole e le smagliature+pelle moscia nell’interno cosce dovuta a dimagrimento che non si può vedere, tutta nel mio non sono, eppure ho il diritto di vivermi rispettivamente corpo.sessualità.sensualità.erotismo.emotività.relazioneromantica un po’ come mi pare che tanto mamma non mi dice niente figurarsi lo Stato, invece Frida questo diritto non ce lo ha avuto, non glielo hanno mai concesso, perché? Perché stava seduta su una testarossa a quattro ruote? Madooooooo raga, benvenut* nell’Alto Medioevo!

Non può esserci distinzione fra diritti, se siamo tutti esseri umani con le medesime necessità, istinti, volontà, multi.desideri. Non si può proprio sostenere un mondo dove una persona non ha il diritto di entrare in contatto con il proprio corpo e con quello dell’Altro, essere coccolata, stare bene con se stessa e con i propri desideri e sperimentarli, fare l’amore, praticare il buon sesso, copulare, ditelo come vi pare, che ce semo capit*!

I diritti sono per tutt*, per tutt*, non per tutt* meno per qualcun*. Cerchiamo di farcelo entrare in testa, please!

THE “A” BODY

Il corpo A… dove A sta per asessuale.

Car* amiche ed amici di TheQWord, come andiamo? Anche voi siete reduci da battaglie grandi e piccole? Affaticat* dalle lotte di civiltà che ci hanno e che ci stanno chiamando fuori dalle nostre case? Noi un po’ sì, infatti qua la somatizzazione da stress e stanchezza galoppa.

La magnifica persona che ho la fortuna di amare, Mar(i)c(k)o, mi ha spiegato qualche giorno fa ‘sta roba strana dello stress positivo. La conoscete? Parliamone! Scriviamoci, sentiamoci, creiamo un cerchio nel quale ballare senza abiti, così, perché ci va! Come al solito sto divagando…

Siccome l’asessualità, da un punto di vista sociale e culturale, o è vista come una patologica derivante da pesanti abusi sessuali o da tremendi e orrorifici traumi inenarrabili, oppure non è considerata affatto, vedesi anche sotto la voce: invisibilità sociale, ho deciso di chiedere una mano ad alcun* compagn* asessuali di una comunità virtuale (e non) di cui anche io faccio parte (come degna e fiera portabandiera della sfumatura demisessuale, ma forse più semisessuale, non so, devo indagare a fondo perché mi sa che mi stanno sfuggendo delle sfumature fondamentali, vi farò sapere una volta chiarita la faccenda…).

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Dunque, siamo partit* da un concetto fondamentale: il corpo.

Leggendo, ma anche parlando con le persone sessuali, viene fuori spesso il pregiudizio che una persona asessuale, a causa di questo suo orientamento, non senta il corpo, cioè che non abbia stimoli di nessun genere. Ora, non vorrei essere proprio io a dire questa cosa impopolare, ma non è che un corpo che non ha relazioni sessuali, o che le ha raramente, o che le ha solo in presenza di un amore, è un corpo insensibile, un corpo morto. Una persona asessuale non ha la stessa valenza fisica di un orsetto di peluche. Distinguiamo, please!

Chiariamo che cosa l’asessualità non è: non è insensibilità, non è un corpo che viene visto e vissuto come una zona morta che ci portiamo in giro perché ci tocca per natura e che sopportiamo di malavoglia e con la faccia sempre incazzusa, non è rifiuto dell’Altro perché sì. Non desidero mancare di rispetto a chi soffre di una patologia vera e dolorosa come quella della paralisi, ma ho spesso come l’impressione che un corpo che decide per la non-sessualità sia considerato pressoché un corpo paralizzato, impossibilitato a percepire, impossibilitato alla sensibilità.

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Ecco, questo proprio no! Davvero, siamo moooooolto lontani dalla verità.

Il corpo di una persona asessuale manifesta desideri, sensazioni di piacere e di desiderio, di volontà, di disagio e di comfort estremo dentro se stesso, solo che non lo fa adottando la sessualità e la sensualità come unica risposta possibile. Anche qui: le persone asessuali che non hanno MAI avuto una relazione sessuale per X motivi, sono persone capaci di provare grande piacere fisico derivante (un esempio a caso) dalla meditazione, dall’attività fisica, dal contatto con la natura. Il corpo asessuale è, di fatto, un corpo fisico, energetico ed energico, un corpo completo.

Fin qui tutto bene? Vi vedo attent*, allora direi che possiamo procedere!

Parlando con i/le compagn* della comunità, ho scoperto caratteristiche simili che prendono vita nelle nostre esistenze fisiche in maniera molto coerente: come precedentemente citato, una relazione stretta con lo sport e con gli elementi naturali (intense meditazioni nel bosco, lunghe passeggiate in montagna, nuotate al mare o al lago, ecc…), una cura di sé costante e tenera, una libertà di scelta non legata dalla questione ormonale, bensì dal sentimento (se e quando esso si manifesta).

Quello che posso dire dopo aver ricevuto e letto le risposte su questa questione che ho sollevato nella comunità, è che il corpo è una questione sì centrale, ma che è vissuto non (solo) come veicolo del piacere sessuale-sensuale, ma soprattutto come compagno nelle battaglie di un’intera vita, come potente strumento di felicità, come custode dell’anima e del pensiero.

Un corpo asessuale si manifesta in continuazione, solo che non è piegato dalla logica e dalla norma della fame sessuale, non è legato alla schiavitù del desiderio costante che, non sempre ma spesso e volentieri, ci può portare a sopportare cose indicibili pur di appagarlo, non è sottoposto ad una dispersione energetica costante e magari a casaccio. Un corpo asessuale è, mi si passi l’espressione, un corpo lucido, legato ad una mente lucida.

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Le relazioni umane fra persone asessuali-sessuali si basano non sulla ricerca di un’eventuale conquista, ma su affinità di altro tipo. E questa è una piccola rivoluzione.

Abituat* come siamo a sessualizzare sempre tutto (e male, oserei dire!), l’asessualità rappresenta forse l’ultima forma di resistenza culturale, emotiva, cognitiva e fisica, una risposta alternativa a questa deriva ideologica del corpo e del sesso, in cui tutto deve obbligatoriamente divenire volgare, rozzo, pornografico, torbido.

Io credo che il corpo ed il sesso siano, al contrario, elementi umani purissimi, sacri non nel senso para-religioso del termine, ma sacri in quanto veicoli attraverso i quali imparare la felicità, il senso della vita, l’incontro con l’Altro (Altra), la condivisione, il rispetto dello spazio umano di coloro con cui entriamo in contatto. Il sesso dovrebbe sempre essere una scelta consapevole, lucida anche nel pieno della passione, dell’innamoramento, dell’amore e dovrebbe poter essere una corrispondenza fra intenzioni pacifiche di mutuo piacere e riconoscimento. L’amore ed il sesso, quindi il concetto di “fare l’amore”, lo lascio volentierissimooooooa voi, perché è una questione davvero troppo intima, a libera interpretazione e di soggettivazione potentissima.

Non parlerò qui di tutte le sfumature che si trovano al di sotto del cappello “Asessualità”, ma se non le conoscete, o conoscete poco questo mondo, vi consiglio di andarci a dare un’occhiata, anche rapidissima. Ci sono un miliardo (vabbè, forse ho esagerato un pochino, diciamo moltissime) di sfumature, di para o sotto-orientamenti compresi nell’asessualità che rendono l’essere umano asessuale degno di essere conosciuto, anche solo come fenomeno antropologico da conoscere (detto così sembra che io stia consigliando uno studio scientifico con tanto di esperimenti sulle persone asessuali, ma ci siamo capiti, vero?).

In una società ipersessuale e ipersessualizzata, esistono persone che invece percorrono altre vie e anche solo per questa ragione, per un coraggio partigiano di non unificazione obbligatoria, meritano rispetto e riconoscimento sociale. Una visibilità.