LAST TRANSITION

Goooooooooooooood morning gente!

Peccato non avere la voce di Robin Williams, avrebbe fatto un effetto fighissimo.

Dopo settimane, mesi, decadi, rieccoci sintonizzat* su TheQueerWord per un post fulmineo, senza foto né virtuosismi vari, che chiude una fase della mia vita durata 34 anni, ovvero tutta la mia intera esistenza.

Eravamo arrivat*… dove eravamo arrivat*? Ah sì, al Gendertao della sottoscritta.

Sono molte settimane che ho in mente di scrivere questo post, ma lo scrivo dopo aver atteso che nella mia mente tutto fosse più chiaro e adesso, abbastanza sicura, posso scrivere che la mia stranissima fluttuazione riguardo al genere si può definire conclusa.

Figa l’idea del Gendertao, anche perché fa effetto essere una persona che si conia il tipo di genere al quale appartiene da sola, insomma, non da tirarsela ma fa figo.

Ho decostruito così tanto negli ultimi anni che ormai per me non hanno più significato i termini “maschile” e “femminile”, anche se conosco perfettamente a quali idee le persone normalmente li associano e riesco a sopportarlo ormai in scioltezza senza farmi venire un ictus tutte le volte. Per questo sono passata a parlare di yin e yang molti mesi fa, di maschili e femminili alla maniera occidentale che mi si incontrano dentro e che sono sempre presenti entrambi nello stesso momento dentro la persona che sono.

E poi sono arrivata a decostruire anche il concetto, la struttura, la performance e la sensazione di “genere” fino a non comprendere più per quale ragione dovrei ancora aderire ad una schiavitù costruita, performante e performata. Siamo tutt* d’accordo (vabbè dai, non proprio tutt*!) che il genere è performativo, pura agency.

Ieri mi sono finalmente liberata di un pensiero espresso ad alta voce che è di una banalità storica: il mio genere non vive nel mio corpo, ma nella mente dell’Altro, però non mi riguarda, non è un mio problema, non è più qualcosa di cui desidero occuparmi-preoccuparmi.

Non mi spaventa la sovradeterminazione, l’ho vissuta sempre e la vivo tutt’oggi ma non mi tocca, anche se cerco di non metterla in campo con le altre persone, soprattutto laddove è possibile chiedere con delicatezza ma in maniera esplicita che cosa corrisponde davvero alla persona con la quale mi relaziono.

Se dovessi spiegare cosa sono adesso riguardo alla “faccenda gender”, per chi ama le definizioni a tutti i costi e ce ne sono tante di persone che si sentono al sicuro quando è possibile usarle, potrei dire che sono arrivata a considerarmi una persona agender.

Esco dai giochi, dalle spiegazioni complesse, dalle lotte per trovare altre mille raffinatissime definizioni che non spiegano nulla, dalle logiche perverse del linguaggio, dalle gabbie dorate del riconoscimento e della legittimazione ad esistere anche se…, dalla verticalità del potere di menti che beatificano il gender come priorità assoluta per l’esistenza e la sopravvivenza dell’essere umano.

Dopo che Medea, nella omonima tragedia greca, in preda ad un furia brutale e vendicativa uccide i figli avuti da Giasone suo marito e la sua nuova giovane moglie, il coro le chiede: “Medea, dopo tutto questo cosa resta?” e lei risponde: “Io. Resto io.”.

Dopo tutta questa enorme transizione verso e attraverso il genere, resto io. Una persona, un essere umano.

Nora Book & Coffee: la libreria del miracolo

La Nora di Ibsen, si capisce… e chi sennò? Questa non è una casa di bambola, è una casa mooooooooooolto diversa; nessuna persona al mondo si sognerebbe di fuggire da qui.
Una libreria di gener-i (come mi piace chiamarla), una caffetteria accogliente dal magnifico design, una nuova “tana” per tutt* noi. Femministe e femministi, persone di qualunque orientamento sessuale, genere, espressione e ruolo, cittadine e cittadini che non vi siete mai avvicinat* ai femminismi e alle tematiche LGBTI+: qui troverete uno spazio per l’anima, muri pregni di accoglienza ed un senso umano altissimo.
Ma non solo…

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Logo del Nora Book &Coffe

Il Nora Book & Coffee, in via delle Orfane 24d a Torino, offre la possibilità di scegliere fra oltre 1500 titoli (lo so, anche a me è sembrata un’enormità, eppure è così!) che abbracciano una varietà commovente di tematiche, generi e stili. Si notano, fra gli scaffali, grandi classici che convivono pacificamente con il meglio degli autori e delle autrici di questa nostra epoca contemporanea.
La selezione dei testi è stata, da parte di Denise, incredibilmente attenta, oserei dire quasi maniacale.
Non testi qualsiasi, bensì piccole e grandi perle di narrativa, saggistica e addirittura libri per bambin* genderfree, selezionati accuratamente dopo anni di letture ininterrotte, consigli attenti chiesti e ricevuti.

Il Nora Book & Coffee è la libreria/caffetteria del miracolo perché nasce per offrire alle persone uno spazio libero per esprimere se stesse, nel pieno delle proprie bellezze e delle proprie specialità umane.

I genitori di Nora: Denise, Vincenzo e Cinzia

Non una libreria/caffetteria comune a tutte le altre, manco per sogno!
Nora è stata creata dopo una gestazione durata anni: si potrebbe banalmente chiamarlo sogno adolescenziale, ma io preferisco chiamarla Mission. Il sogno era quello di Denise.
Poi, dopo un incontro avvenuto fra un inventario ed un altro, il progetto è stato fortemente voluto anche da Vincenzo, e la macchina realizza-sogno si è messa in moto…

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Da sinistra: Vincenzo e Denise

Venerdì pomeriggio, noi di TheQueerWord siamo andat* a trovare Vincenzo e Denise per conoscerl* personalmente e dare un’occhiata a Nora.
Oltre alla sublime accoglienza e al delizioso Caffè Filtro, ai dessert vegani recuperati apposta per noi e alla magnifica atmosfera familiare che si respira a pieni polmoni, abbiamo posto alcune domande sulla nascita di Nora.
Ecco quello che ci hanno raccontato…

Chi, come, quando e perché

Denise, antropologa palermitana con uno spiccato talento per la vendita, da quasi sette anni a Torino, correttrice di tesi su argomenti vari, grande esperienza libraria nonostante la sua giovane età, mamma di una magnifica bambina bionda con occhi magnetici celesti; Vincenzo, epocale lavoro nel settore della ristorazione (ambiente purtroppo ancora fortemente influenzato dall’omofobia), grande cinefilo, appassionato non-descrittore di se stesso e innamorato pazzo del suo compagno… sono loro le menti ed i cuori di Nora Book & Coffee.
Denise ha trovato il locale giusto sbirciandolo da fuori, ed attraverso le finestre se ne è perdutamente innamorata. Un amore così non lascia mai scampo.
Ok, facciamolo. Facciamo nascere Nora!
Risparmi di tutta una vita ed investimenti concessi hanno dato il via alla concretizzazione del progetto. Non solo denaro, soprattutto tanta passione e volontà, fiducia, voglia di non mollare. Amici architetti pronti a creare progetti fantastici per lo spazio adatto al sogno in potenza; diversi editori hanno dato in conto-vendita i propri libri con grande fiducia; un fornitore di caffè (Caffè Giuliano) filosofo e sapiente ha saputo trasmettere la passione e la cultura del caffè ad entramb*; supporto familiare come se piovesse: ecco com’è nata Nora. Grazie alla collaborazione di molteplici risorse messe in campo, di più cuori in condivisione.
Nora ha tre genitori: Denise e Vincenzo… e poi c’è Cinzia.
Questa è una storia che vi piacerà…
Cinzia è la mamma di Denise, socia a tutti gli effetti, super femminista, fortemente gayfriendly, che una mattina si è svegliata di ottimo umore ed ha detto a Denise, con una fermezza materna che non ammette repliche: “Il momento è ora, Denise. Ora o mai più.” Infatti, ora o mai più.
Il sostegno emotivo ed economico che Cinzia ha messo in campo per la riuscita della difficile impresa è degna di essere narrata nei secoli dei secoli. Nora è nata anche grazie al cuore di Cinzia, al suo coinvolgimento, alla sua decisione di cambiare vita e giocarsi tutto affinché questo spazio potesse nascere.
La mamma è sempre la mamma, e con mamme così il mondo diventa davvero un luogo migliore dove i sogni prendono corpo.

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Dentro il cuore del Nora Book & Coffee

Perché in via delle Orfane?
Perché il Quadrilatero Romano sta cominciando a risvegliarsi grazie ad attività che stanno aprendo in questi ultimi mesi e che apriranno in un futuro molto prossimo grazie alle idee di giovani imprenditori ed imprenditrici, nuova energia e nuovi sogni che attendono di diventare realtà.
Nora ha tutte le carte in regola per diventare l’ombelico del mondo, una casa per le persone che sognano di condividere spazio, tempo ed idee con il resto dell’umanità. Qui le differenze umane sono IL valore aggiunto e la libertà personale è un must assoluto.

Alla domanda specifica “Perché una libreria di genere-i?”, Denise ci guarda dritto negli occhi e ci risponde senza dubbio alcuno: “Perché è fondamentale che esista un luogo così. Ce n’è bisogno, è per me necessario.”
Vincenzo ci racconta un simpatico aneddoto che riguarda l’esperienza che hanno avuto in un’altra libreria rinomata per avere una parte dedicata alla saggistica e narrativa di genere: uno spazio miserio, un’anta minuscola considerando la metratura della libreria in questione, dove l’unico materiale reperibile era di tipo pornografico, una sorta di catalogo di peni di varie misure.
Risate generali comuni, ma anche una interessante restituzione… ci guardiamo ad otto occhi e ci diciamo mentalmente: “Di Nora c’era proprio bisogno!”.
Nulla in contrario, ma i cataloghi di peni li lasciamo alle antine tristi, qui si fa sul serio.

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Una sbirciatina dalla vetrina del Nora Book & Coffee

Non solo Nora è lo spazio umano che mancava, ma è anche il contenitore e la forma che offre la possibilità di fare cultura di genere-i in maniera democratica ed orizzontale, fuori dalle associazioni a tema, dai collettivi, dalle assemblee dove ce la si canta e ce la si suona sempre fra persone attive-attiviste riguardo a determinati argomenti (vedi femminismi o LGBTI+). Uno spazio aperto alla cittadinanza che arriva a varcare la porta di Nora in cerca di ristoro e si trova a scoprire mondi inaspettati.
Nel sogno di Denise, ed ora anche di Vincenzo (e di Cinzia, oh yeah), Nora esiste per abbattere lo stereotipo, per andare oltre l’idea preconcetta, per permettere la libertà dentro le sue mura, per dare l’input primigenio verso il cambiamento fuori dall’intellettualismo accademico che si crede figo a tutti i costi, oltre il ghetto attivista spesso escludente che respinge ciò e coloro che non riconosce come affini, cominciando dalla strada (nella sua migliore accezione). Qui si fa Cultura senza distinzione di età, geografia umana, esperienze, identità, orientamenti, lotte ed ideali.
Quando ci si incontra senza barriere, ci si arricchisce reciprocamente.

L’unione fa la forza

Ciò che colpisce subito è il legame fortissimo che unisce Vincenzo e Denise. 13 ore giornaliere trascorse sempre fianco a fianco, tutto lo stress pre-apertura affrontato insieme giorno dopo giorno, momenti di sconforto superati grazie ad un’alleanza umana capace di superare qualunque cosa, notti insonni condivise, conti su conti che alla fine quadrano. E poi il pranzo, momento di relax e di stacco assoluto che è divenuto un rito irrinunciabile.

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Qui i libri fioriscono…

Denise e Vincenzo formano un microcosmo di bellezza e serenità, di gioia e condivisione umana davvero toccante, splendida. Oltre a tutto ciò, come se non bastasse, sono di una simpatia che travolge ed affascina, che contagia in pochi secondi.
Guardarl* ed ascoltarl* è stata un’esperienza di assoluta grazia. Una ragione per essere grat* a fine giornata.

Spoileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeerrrrrrrrrrrrrr

Denise ci anticipa che questo sarà un inverno mooooooooooolto intenso.
Si parte dal corso di Calligrafia, per poi passare agli incontri sul genere in relazione al lavoro, al futuro Club del libro ed ai corsi sull’Amor proprio dedicato alle giovani adolescenti, per arrivare alle presentazioni di libri su vari temi di autrici e autori giovani e meno giovani decisamente cool…
Tutte attività pensate per aprire un po’ di teste.

Come avrete capito i punti di forza di Nora sono in primis Vincenzo e Denise, l’accoglienza e la simpatia che donano a chi entra dalla porta di Nora, lo straordinario contatto umano dato dal consiglio letterario e dall’attenzione riservati al-la cliente, l’ampia selezione dei testi che accontentano grandi e piccin*, l’ottimo caffè e l’atmosfera ricca di good vibe e allegria che permane nelle sale.

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Ormai conoscete il nome, ormai conoscete la via… non vi rimane che entrare!

Cercate Nora Book & Coffee su Facebook, cliccate MI PIACE sulla pagina, seguite e partecipate alle attività delle prossime settimane e fatevi un regalo: andate a conoscere Denise e Vincenzo e prendetevi un momento di relax per assaporare un buon Caffè Filtro, una tisana o un estratto.
Ci vediamo lì. 😉

Glossario esteso dei generi non binari

Post ribloggato indicato per hispano-hablantes… non c’è ancora una traduzione in italiano, ma era indispensabile condividerlo…

GÉNEROS NO BINARIOS:

ALEATOGÉNERO: mezclar y encajar dos o más géneros, también puede cambiar el número de géneros en cada ocasión.

AMBIGÉNERO: 1. experiencia de ser dos géneros simultáneamente y sin fluidez ni solapamiento. También recibe el nombre de ambidextrous o bigénero.

2. Género situado en el punto medio entre otros dos o más, en cualquier combinación (no sólo femenino y masculino). Por ejemplo, une ambigénero puede estar entre bigénero y semichico. Es un término paraguas para muchas identidades (andrógines, etc).

AMBONEC: identidad de género en la que te identificas a la vez como hombre y mujer, y a la vez nada, todo junto.

ANDRÓGINE: Experiencia de género andrógina, definida como una mezcla entre hombre y mujer. En inglés se utiliza “androgyny” como género, y “androgynous” como lo relacionado, por ejemplo, la expresión de género física o la presentación.

ANTIAGÉNERO: similar a aporagénero, pero definido como lo opuesto al no-género.

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Introduzione agli xenogeneri

INTRODUZIONE AGLI XENOGENERI… Per hispano-hablantes, ma assolutamente necessario condividere e diffondere.

Es importante destacar en la inconmensurable diversidad de géneros la existencia de identidades no binarias desde una perspectiva totalmente ajena a la clasificación antropológica tradicional; esto es, identidades construidas y categorizadas en base a ideas no concernientes al entendimiento característico del ser humano del género.
Antes de tratar de entender esto, debemos recordar que la concepción, así como la experiencia de género, son únicas e individuales, y, por consiguiente, no es válido considerar irreales identidades de género que no experimentamos.
También debemos recordar que las etiquetas tratan de describir la realidad, sin que la realidad se ajuste a estas. Por esto, existirá toda la terminología necesaria para reproducir la complejidad y heterogeneidad de géneros.
“Xenogénero” es un término paraguas que recoge todas estas identidades carentes de (o con escasa) conexión con esa clasificación desde el punto de vista humano típico.
Estas identidades están relacionadas con la neurodiversidad (los neurogéneros), otherkinismo (identidad íntegra no totalmente humana), sinestesia, conceptos o incluso complejos arquetipos…

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Quando lo yang la fa da padrona

Sbilanciatissima. Più sbilanciata di così io non so!

Lavoro (che peraltro adoro) superyang: solleva gli scatoloni, sposta questo, accasciati a contare i prodotti come se non ci fosse un domani, due traslochi in pochi giorni, forza richiesta: yang a palla! Fighissimo eh, mi è solo sfuggito un dettaglio piccolo piccolo: che tutto questo assolutismo yang mi avrebbe presentato una fattura abbastanza alta.

Put your hands in the hair per il supremo yang che la fa da padrone!
Del tipo: chi ha visto il mio yin? Qui non c’è, no, qua neppure, non è che per caso lo avete visto voi?
Per chi, come me, ha un Gendertao (non cercatelo su internet, me lo sono inventata io qualche mese fa per esprimere al meglio ciò che mi appartiene e se desiderate saperne di più vi invito volentieri a cena!), l’equilibrio non proprio millimetrico ma necessariamente ben bilanciato, è fondamentale, perché sennò poi incorro allo spaccamento del millennio.
Raccoglietemi con il cucchiaino o voi che entrate!

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Simbolo del Tao: yin e yang sempre uniti

Ignoriamo bellamente (e con la mia proverbiale arroganza, marchio di fabbrica della mia tribù) ‘sto yang in ogni dove e in ogni quando, facciamo pure che fingiamo di non provare nulla se ci sentiamo solo metà corpo, metà facoltà attive, metà vita mancante.Risultato: non proprio positivissimo.

A.A.A. Cercasi yin smarrito

Una gestualità continua che fa parte del mio patrimonio yang, linguaggio performativo made in yang (con tanto di parolaccioni mentali inclusi, puro stereotipo, I know!), manifestazione di emozioni.assetti.fantasie in linea con la migliore tradizione exclusiveyang, abiti indossati in perfetto stile “loyinèmortopersempre” anche se si tratta di capi trovati nel reparto DONNA; insomma, yang everywhere e lo yin smarrito patisce ma non sta a guardare…

Come ti riporto lo yin nella vita in una sola mossa: fase uno…

Per controbilanciare la supremazia yang, ecco una trovata geniale delle parti del mio Sé, che per una volta si sono unite tipo lega dei supereroi, vedi Avengers del Sé: la caduta rovinosa!

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Segnale di pericolo d’inciampo: caduta rovinosa in agguato

Diciamo che per fermarmi e riascoltarmi, per rimettere in equilibrio tutte le mie parti, anche e soprattutto quelle che riguardano la molteplicità che compone il mio genere (Gendertao, già citato sopra), per comprendere dove ho smarrito la via e riprenderla in corsa, il mio potente Sé ha deciso di ricorrere alle maniere forti.
Ora, per chi conosce le mie somatizzazioni estreme, non ci sono grandi sorprese: distorsione della caviglia e del piede sinistro. E fin qui… se non contiamo che quattro mesi fa mi sono lesionata l’altro, nulla di che.

N.B.: Se vi state sganasciando dalle risate pensando che sono un caso umano: sganasciatevi pure senza controllo, ne avete tutto il diritto, l’ho pensato anche io! Sono un caso umano, ne ho ora conferma!

Diciamo che con questo fermo di 15 giorni effettivamente ho avuto modo di ripigliarmi un po’ di yin tornando alle attività che mi permettono di mantenerlo alto, vedi letture, studio, arte, e tutte le attività che mi permettono di far riemergere gli assetti ad esso collegati.

Però, e ci sono dei però piuttosto fastidiosi…

Corso di taglio e cucito serio cercasi

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Corso di taglio e cucito per il Gendertao

Egggggià, perché se da un lato far scompensare così tanto la mia parte yin mi lascia prostata e mi fa sentire attraente come un parafulmine, dall’altro mi conduce per mano verso l’insostenibilità dell’abito indossato. Ultimamente non c’è nulla che mi piaccia indossare, gli abiti sono i miei peggiori nemici, mi sento scomoda in qualunque pelle. Non sopporto il taglio di capelli, il corpo è sconquassato, la libido in calo vertiginoso nei momenti più impensati e la tremenda consapevolezza di vivere in un momento storico.personale nel quale ogni accessorio e pezzo di stoffa non mi rappresentano, mi porta a riflettere sul mio Gendertao e sull’importanza di mantenere ogni mia parte sveglia, completa, in movimento, coesa con l’altra.

Yin e yang: la via del Tao nel gender

Quando parlo di yin non mi riferisco al termine più comunemente conosciuto come “femminile”, perché lo yin è un insieme di assetti ed energie che chiamare femminili, quando la femminilità è puramente performativa, oltreché cresciuta e dedita alla performance, è assurdo; così come chiamare “maschile” ciò che compone lo yang è un pelino fuorviante.

So bene che il mio genere è composto in maniera permanente dallo yin e dallo yang, non sempre presenti in ugual misura, ma la cui compenetrazione è fondamentale per il mio equilibrio psico.emo.fisico. Sono sempre presenti entrambi, dipende solo dalla percentuale di presenza manifestata in un certo momento o in un certo ambito e quando uno di essi non trova la via per esprimersi o è completamente sottomesso dall’altro… ecco, beh, accadono cose non troppo piacevoli.

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Bilancia con i suoi pesi d’equilibrio

In queste settimane di scarso equilibrio, di insostenibilità dell’abito dentro cui far abitare il corpo, di somatizzazioni creative più o meno importanti, cerco altre vie ed anche nuovi significati di esistenza.

Il genere è tante cose, a volte la rappresentazione di grandi mancanze, di grandi dolori e vuoti, ma anche di nuove prospettive e possibilità, di altre strade da percorrere.

Tenetevi pront*, la Via è già qui.

Perché Cenerentola è solo per le bambine?

Domandona retorica, of course!

Mie* car*, benritrovat*! Come state in questa magnifica domenica di caldo tropicale al nord e di tempeste e tornadi al sud? Mi auguro bene.
La domanda di oggi, nata da una banale riflessione sul lavoro é: perché Cenerentola è solo per le bambine?
Eeeeeeeeeeeeeeee andiamo ad illustrare ‘sta menata mentale da due soldi.

Cenerentola solo per bambine, ma perché?

Lo sappiamo il perché: perché il gender influenza tutto, pure dei semplici gadget.
In sintesi che non c’abbiamo tutto ‘sto tempo da buttar via…

Ho cominciato circa 10 giorni fa il lavoro di merchandiser per un’azienda che distribuisce i gadget della Disney, fra gli altri, presso i diversi punti vendita piemontesi di una famosa catena di negozi di abbigliamento.
Ora, una volta che i bambini e le bambine si appropinquano alla cassa e vedono i prodotti che carichiamo nell’avancassa o sul display, ecco spuntare sorrisoni enormi, ed ecco spuntare le suppliche ai genitori e alle genitrici per convincerl* ad acquisare questo o quel gadget.
Qui il discorso si fa interessante, perché ci sono delle scene davvero esilaranti a cui assisto ormai quotidianamente: la mamma che si rifiuta categoricamente di compare al figlio il diario segreto di Cenerentola perché “è da femmine, scegli qualcos’altro!“, oppure il padre che suggerisce alla figlioletta di pochi anni che il berretto blu intenso di Paw Patrol non va proprio e “magari preferisci il block-notes 3D di Frozen con Anna ed Elsa, che sono femmine anche loro…“.

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Cenerentola non è la sola ad amare le scarpe…

Le chiacchiere stanno a zero.

I bambini e le bambine non sono liber* di chiedere qualcosa che non appartenga al loro genere di nascita, perché è sconveniente, perché non si fa e basta. Alle femminucce il fottutissimo rosa, ai maschietti il puerile azzurro, non si scampa.

Vergogna alle casse: quando i capricci diventano scienza sociale

Uno degli aspetti più interessanti che mi sta capitando di vedere è la manifestazione palese di un senso di vergogna provata da genitori e genitrici dopo la richiesta dei-lle pargol*.
Vergogna per la richiesta che non passa inosservata, dato che io sono lì a disporre i gadget ed ho occhi ed orecchie dappertutto: se io non ci fossi, probabilmente, questa passerebbe facile facile nel dimenticatoio, ma che un’estranea stia lì ad assistere alla volontà espressa dall’infante… è un problemone.
Mio figlio mi chiede il cappellino di Dory con i glitter fuscia sopra, ommiodddio che roba brutta, ci sarà qualcosa che non va in lui, e questa qui ha pure ascoltato quello che mi ha chiesto mio figlio. Che santa vergogna, andiamo via da questo luogo di perdizione!
Quando poi la richiesta non viene soddisfatta, al piccino o alla piccina di turno scatta l’embolo: ma perché? “Perché è rosa e tu sei un maschio“, dice il babbo o la mamma.
Noooooooooooooooooo, vedi scritto a caratteri cubitali negli occhi del cucciolo arrabbiato e semi.frignante, questo non me lo dovevi dire, mamma.babbo! O mi dici che è perché non hai soldi dietro o t’inventi un’altra storia che regga! Chemenefrega che il rosa è da femmine, a me piace tantissimo, me ne strabatto io di cosa è da femmine!
Al che, dopo l’imperativo negativo del-la genitore-trice accompagnante che non sgancia i soldi per acquistare il suddetto gadget incriminato e desideratissimo, scattano gli urli ed i capricci da manuale e lì la vergogna dell’adult* aumenta a dismisura e si fa insostenibile.
Vedi gente saettare fra gli scaffali con una velocità che manco Usain Bolt riesce a sostenere, trascinando minorenni per un braccio come se non ci fosse un domani!

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Usain Bolt e la sua mitica mossa

Il gender sembra essere insuperabile, anche alle casse di un negozio d’abbigliamento, grazie al perpetrare di una mentalità che continua a sostenere che l’azzurro è adatto al pene, il rosa alla vagina, che non può dare spiegazioni logiche sul perché venga negato ad una bambina un portachiavi blu da 2 euro, che si vergogna di ascoltare una richiesta legittima, sana, che esprime libertà individuale e zero preconcetti.
Una bambina se ne frega di Frozen e magari preferisce i Minions, così come un bambino può volere a tutti i costi l’agenda di Violetta.
E quindi? Qual è il problema? Qual è la mostruosità in tutto questo? Cosa può accadere ad un bambino che desidera indossare un cappellino con i glitter fucsia o ad una bambina che scrive i suoi pensieri su una agenda di Star Wars?

Lo spauracchio della frocitudine è sempre in agguato e terrorizza un po’ tutta la geografia umana in maniera trasversale, turbando sogni.speranze.aspettative. Perché?

Fuori le risposte, gente. Se ne avete.