CORPO CAPITALISTA

Secondo post per il progetto “THIS BODY PROJECT”

Due unici corpi normati e normativi servono allo scopo capitalista: quello del maschio e quello della femmina, nella loro peggiore visione e narrazione binaria. Il primo ha il pene, il secondo la vagina. Nessun’altra possibile narrazione è prevista nel sistema capitalista, non occorre, va bene così!
Il maschio dotato di pene rappresenta la forza lavoro a basso costo, sfruttato e sfruttabile fino alla vergogna e all’indecenza, servo che dice sempre di sì se vuole mantenere quella posizione che gli garantisce quattro soldi che non gli bastano mai e quello status quo infame da povero senza redenzione fra un contratto a tempo determinato e un altro che gli fanno desiderare sempre altro, che difficilmente arriverà, concedendogli una parvenza di “normalità“. Due soldi, un contratto indegno, ma almeno è qualcosa da mostrare a chi non ha neppure quelli.

La femmina dotata di vagina è schiava due volte, per cui non se la cava meglio: nel mondo del lavoro può sperare di strappare un contratto a condizioni ancora più infami di quelle di lui e si trova sempre al di sotto di quel fottutissimo soffitto di cristallo, il quale è infrangibile. In casa è invece schiava dei lavori domestici e di cura, mai nemmeno considerati come tali, che le strappano via non solo il poco tempo che le rimane per prendersi cura di se stessa, ma che le distruggono energie e gioie. Due lavori, due tipi diversi di sottomissione del corpo e dell’energia fisica, mentale, emotiva. Due lavori, uno vergognosamente sottopagato (quando c’è), l’altro non considerato come tale e non riconosciuto come sforzo, dedizione, attività fuori da sé. I lavori domestici, il lavoro di cura e di crescita dei figli sono “naturalizzati” come femminili e, in quanto “naturali”, non è necessario pagarli, riconoscerli, viverli come possibili attività praticabili sia da uomini che da donne.

Il corpo portato allo stremo, la mente alienata, i sogni infranti: questo scriveva Marx molte decadi fa ne Il Capitale riguardo al lavoro, ma nulla sembra essere cambiato, se non per pochi-e fortunati-e e soprattutto non in questo Paese. Zero tutela, zero rispetto per chi lavora, zero possibilità di raggiungere i propri obiettivi, zero opportunità di poter vivere decorosamente con il denaro guadagnato con il sudore della fronte.
Sotto questo sistema capitalista, tutte-i-* perdiamo. Non solo non vi è alcun ricoscimento dei diritti del lavoratore e della lavoratrice, per non parlare de* lavorator* che rappresentano e vivono vite ed esperienze non binarie-non normative e non normate, che nemmeno esistono agli occhi della società capitalista o, se esistono, a parte rare eccezioni, rimangono ai margini.

marx
Karl Marx, padre de “Il Capitale”

Quello che risulta chiaro è che un sistema che schiavizza il proprio popolo e lo mantiene in uno stato di schiavitù in cui l’asticella si alza sempre di più fino a raggiungere l’impossibile da accettare, è un sistema inumano. Ed è quello che si vuole raggiungere. Il lavoro è potere, il denaro da esso creato è potere, il corpo che genera lavoro è potere, e di questi tre poteri siamo derubate-i-* ogni giorno, costantemente. Non esiste più la meritocrazia, il guadagno in base allo sforzo, ma forse non è mai esistito e questa è una buona favola della buonanotte che ci è stata raccontata per farci sognare cose belle e cullarci prima di chiudere gli occhi.
Senza lavoro non esiste guadagno, non esiste potere, non esiste libertà di azione. Vivere i nostri giorni sulla soglia della sopravvivenza ci rende impauriti-e-*, e quindi pront*-e-i ad accettare qualunque condizione, anche quella della disumanità. Senza denaro, in un sistema capitalista come questo, significa non poter accedere alla sanità, all’educazione, alla possibilità di vedere le proprie prime necessità garantite. In un sistema capitalista come questo senza denaro non c’è scelta di vita e di libertà e spesso si rimane a subire le peggiori atrocità perché non c’è altra via. Il denaro compra alcuni tipi di libertà, come quella di affittare un’altra casa e liberarsi di una relazione abusiva, come quella di cambiare lavoro, come quella di ricominciare un’altra vita da soli-e-*, come quella di avere accesso alle migliori cure in caso di malattia e di una migliore educazione per avanzare negli studi.

Un sistema capitalista come questo distrugge il corpo sociale, il corpo mentale, il corpo animico, il corpo fisico, e mantiene ogni persona nel ruolo che LUI ha stabilito per potersi assicurare lunga vita, probabilmente eterna.
Virginia Woolf scrisse un magnifico trattato sulla libertà femminile che augurava a tutte le generazioni future, Una stanza tutta per sé, nella quale ogni donna avrebbe avuto uno spazio per sé per scrivere, riflettere, crescere come essere umano e comprendere se stessa. Peccato che nessuna penna abbia mai scritto Un lavoro tutto per sé, perché come c’era scritto ironicamente all’entrata del lager più famoso di tutti i tempi… Il lavoro rende liberi. Era vero un tempo? Potrebbe esserlo oggi, cambiando completamente dinamiche di potere.

Il corpo capitalista è sempre un corpo in perdita.

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Più diritti per gli uomini?

Gooooooooooooooood morning internaut*, come state?
Oggi desidero lasciare da parte il mio egocentrismo.le mie opinioni.il mio mondo e proporvi un argomento sul quale vorrei confrontarmi con voi: il Mascolismo, o Mascolinismo, o Movimento per i diritti degli uomini.
Vi illustro in un secondo il percorso mentale che ho fatto…
Sono partita da qui:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mascolinismo

Direte voi: ha scoperto l’acqua calda! I movimenti maschili si conoscono da tempo, sai che novità!
Ma come, sapevate che esistevano e non mi avete avvisata? Nun si fa!
Beh, per le colombelle ignoranti come me, ecco come prosegue la faccenda…

Diritti per gli uomini: movimenti, gruppi e riunioni

Ce n’è per tutti i gusti!
I Movimenti per i diritti degli uomini (in inglese MRM) sono aggregazioni virtuali e non dove bio.uomini (a quanto pare vedono di buon occhio tutti gli orientamenti sessuali ma non ho compreso se sono benvenuti anche uomini transessuali e persone transgender FTM) si ritrovano per confrontarsi sulla Questione Maschile.

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I Am a Man-Io sono un uomo… più chiaro di così!

Lo strapotere dei femminismi, la derisione sistematica delle caratteristiche maschili (fisiche.emotive.cognitive) e la discriminazione positiva a favore delle donne nell’ambito lavorativo e familiare (vedi quote rosa, incentivi per le assunzioni, ma anche affidamenti dei pargoli quasi esclusivamente alle madri), questi baldi giovani e meno hanno deciso che si sentono non tutelati nei propri diritti di padri e uomini, attaccati senza possibilità di difesa, odiati dalle donne (soprattutto dalle loro arcinemiche donne femministe!), perennemente accusati dalla società di qualunque amenità accada, colpevolizzati a causa della violenza messa in campo da SOLO alcuni di loro, non presi in considerazione per le loro scelte e idee, abbandonati a se stessi dalla sanità pubblica e dai Tribunali e derisi per il fatto di essere uomini.

Sono nati, in risposta a questo senso di alienzione, vulnerabilità e forte discriminazione sociale, movimenti, gruppi e riunioni in difesa dei valori della maschilità.mascolinità.

I movimenti in Italia

Ho trovato nel web questo primissimo movimento, oggi non più attivo:

www.uomini3000.it/187.htmwww.uomini3000.it/187.htm

ma niente paura, perché il Movimento Uomini Beta (di Fabrizio Marchi) è attivissimo, eccovelo:

http://www.uominibeta.org/home2/movimento-degli-uomini-beta/

ed ancora… A voice for men (Movimento per i diritti degli uomini):

http://it.avoiceformen.com/obiettivi-del-movimento-per-i-diritti-degli-uomini/http://it.avoiceformen.com/obiettivi-del-movimento-per-i-diritti-degli-uomini/

vi lascio anche il link di un articolo (un po’ datato, è vero e chiedo perdono) che parla della Questione Maschile:

http://www.stradeonline.it/diritto-e-liberta/60-marco-faraci

Voci contro il mascolismo

Lorenzo Gasparrini scrive:

e per concludere… la pagina dei Gentle men’s Clu(b)log:

https://gentlemensclublog.wordpress.com/2016/04/04/chi-siamo-1/

Dopo aver letto links e contro-links, quale opinione vi siete fatt*? Conoscevate già questi movimenti? Avete altre info da condividere? Mi casa es vuestra casa, accomodatevi e segnalatemi ciò che conoscete!

Che il dibattito abbia inizio, fuori la voce!

FEMMINISMI CONTRO LA GUERRA

14 luglio, ore 00:50, TG3 Linea notte, 73 morti e più di 80 feriti, Nizza, attacco violento da parte di un kamikaze. Folla a terra in mezzo al sangue. Non si sa ancora se si tratti di un attacco terroristico o meno. Forse non è neanche così importante.

Paura, angoscia.

I genitori della persona con la quale condivido la mia vita da millenni si trovano a Mentone in vacanza, dove hanno casa, a poca distanza da Nizza. Con loro due splendide bambine, le nipotine Giorgia e Sofia, di pochi anni.
Il respiro si fa di cristallo, si rompe, mi sento spaventata, non so dove girarmi, sono incapace di stare ferma seduta sul divano a guardare la notizia con i relativi aggiornamenti.
Loro sapevano che Nizza poteva essere un bersaglio, ci hanno detto di non andarci, che loro non ci sarebbero andati per questa ragione.
Non c’erano, infatti. I loro corpi non sono fra la folla a terra, folla morta, corpi stesi a caso, lasciati lì dopo il passaggio del camion, dopo gli spari.
Poi la Germania, che si scopre vulnerabile per la prima volta, due episodi di grave violenza per mano di due “lupi solitari” in pochi giorni, ed ancora gli Stati Uniti con sparatorie in due locali e decine di giovani mort* fra un ballo e l’altro, prima ad Orlando, poi in Florida.
Ma anche la Nigeria è sotto scacco e da molto tempo; Boko Haram continua la sua folle corsa terroristica, prosegue con la missione di fare stragi di bambin* e adulti, rivendicando il nome di Allah dopo atrocità della peggior specie.
Della Siria, poi, meglio che non parliamo neanche, ché è solo una vergogna di abbandono, violenza e distruzione.

Devastazione ovunque, nessun Paese sembra essere al sicuro, si attende la prossima edizione del tiggì delle 20 e si incrociano le dita, si trattiene il fiato, si sta pront* a mettersi la maschera del lutto. Consumiamo brutalità visiva ogni giorno, ci passa accanto continuamente: ne parliamo, ne leggiamo, ne discutiamo, ne ipotizziamo rotte e destinazioni con gli occhi incollati al notiziario della sera, che davanti ad un piatto caldo ci snocciola un femminicidio dopo l’altro, una strage di minori, l’ennesima sparatoria senza senso, lo stupro collettivo per mano del branco.

Dinnanzi a tutto questo mi fermo a riflettere, dato che sdare e ripetere ossessivamente il vomito linguistico di odio che i media ci propinano ininterrottamente non mi sembra proprio una furbata.
Cosa possiamo fare? Per dirla con Vittorio “Vik” Arrigoni, Restiamo Umani, gente, o almeno proviamoci.

In questi giorni ho terminato di leggere Le tre ghinee di Virginia Woolf, anche questa è una lettura supplementare consigliata dal Pasionaria Book Club, il club del libro di magnifico stampo femminista che mi rallegra giorni e cuore a cui mi sono iscritta tramite Facebook e di cui ho già parlato nei post precedenti.

2.vir

Perché Virginia e Nizza insieme nei miei pensieri? Sembrano due cose inaccostabili, eppure…
Fra il 1936 e il 1938,Virginia riflettè e scrisse riguardo ad un tema molto attuale: cosa possono fare le donne per prevenire la guerra?
Questo pensiero, nato durante la seconda guerra mondiale e dopo la perdita di suo nipote Julian nella Guerra Civile Spagnola, è l’incipit di questo libro particolarissimo.
Da qui una riflessione contemporanea indicibile: dove siamo noi donne (tutte noi, a qualunque tipo di narrazione femminile e donnità apparteniamo) contro la guerra? Contro ogni tipo di guerra? Contro le stragi, contro le morti violente, contro quella al terrorismo? Contro quella pubblica, contro quella sociale, contro quella privata?
Silenzio o parole di circostanza spese qua e là, decisamente troppo poco incisive. Azioni sparse e discontinue.

Siamo occupate con la maternità o con la non.maternità, con il lavoro (trovarlo, mantenerlo, farci pagare il giusto) e la carriera, con la crescita della famiglia e la cura della casa, con le relazioni personali, con la costruzione di una rete emotiva e sociale e con gli studi, con l’attivismo femmista.animalista.pacifista.ambientalista e con le passioni che fanno andare avanti le lancette dell’orogologio ad un ritmo vorticoso. Tutto questo è immenso.potente.magnifico, ma forse è venuto il momento di farci due domande su cosa stiamo mettendo in campo, di fatto, in maniera pragmatica, per costruire un mondo dove nessuna guerra sia possibile, dove nessun tipo di terrorismo sia più permesso.

Cosa possono fare le donne, cosa possiamo fare noi donne, per prevenire la guerra? Smettere di tacere, prendere posizione, agire.

Virginia proponeva alcune azioni, che oggi trascrivo qui, per voi, al fine di riflettere insieme sulla loro effettiva efficacia: rifiutarsi di lavorare nelle fabbriche di munizioni o come infermiere al fronte; non incitare fratelli.figli.padri alla guerra (e questo passa dal boicottare il servizio militare, l’arruolamento ecc…); non appoggiare in alcun modo attività.raccolte fondi.associazioni relazionate con la guerra; comprendere che cosa significa la parola Patriottismo e separarla, finalmente, dal concetto che sia legata indissolubilmente all’attacco armato di altri Paesi.

Oggi che cosa potremmo aggiungere? Mi vengono in mente un paio di cosine: non arruolarci noi stesse nell’esercito e rifiutarci di lavorare in tutti gli ambiti che prevedono elementi collegati alla guerra o al terrorismo; boicottare aziende.prodotti.servizi.lobbies relazionati con la guerra o il terrorismo; prendere una posizione forte, anche attraverso azioni concrete.pacifiche.collettive, contro la corsa agli armamenti, le “guerre preventive” o la “esportazione della democrazia” in altri Paesi; educare le nuove generazioni ed educare noi stess* alla pace inclusiva e alla non-violenza, alla condivisione di valori comuni e al dialogo reciproco; chiedere sanzioni per i Paesi che appoggiano guerre e fomentano il terrorismo; chiedere sanzioni nei confronti delle aziende che producono.vendono.esportano armi e sanzioni ai Paesi che importano armi destinate alla guerra e al terrorismo.
Vi viene in mente altro?

pace

Mi chiedo e chiedo a voi, in questo esatto momento, qual è stato il ruolo della donna nelle guerre del passato e qual è il suo ruolo oggi (non solo nella guerra ma anche nel terrorismo) e come possiamo agire, collettivamente, per muoverci all’azione pacifica e cominciare a far sentire la nostra voce.

Credo che un mandato obbigatorio del femminismo o, per meglio dire, dei femminismi, di qualunque corrente si tratti, sia proprio l’azione concreta per la salvaguardia di TUTTE le vite, poiché pari in dignità.importanza.bellezza.diritti.
Necessario è trovare nuove forme attraverso le quali tutti i femminismi e noi che li abitiamo e li portiamo avanti, unit* e coes*, possiamo creare e/o prendere parte ad un’azione concreta contro la guerra ed il terrorismo.
Qualche idea, gente?

Virginia chiude il libro con queste parole:

“[…] Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. Non è di entrare nella vostra associazione, ma di rimanere fuori pur condividendone il fine. E il fine è il medesimo: affermare “il diritto di tutt* (l’asterisco, ovviamente, è mio)- di tutti gli uomini e di tutte le donne- a vedere rispettati nella propria persona i grandi principi della Giustizia, dell’Uguaglianza e della Libertà”.

IL DIRITTO (NEGATO) ALLE COCCOLE…

(A Frida, in memoria)

Ci sono corpi che vengono lasciati indietro, praticamente sempre.
Corpi “non conformi”, forse neppure tanto normati.
L’incredibile e merdosissima campagna riguardante il Body Shaming si è ormai diffusa a macchia d’olio sul web (e non solo, ahimè!) e concerne, per dirla in parole povere, nel prendere per il culo tutte le persone, o meglio, i loro corpi, che non vengono scolpiti da 80 ore di palestra settimanale o che non passano attraverso la bacchetta magica di Photoshop. Se non sei una dea alta un metro e ottanta con misure pressoché incompatibili con la vita terrestre o se non sei un uomo che non deve chiedere mai con addominali plurimi e molteplici, allora hai qualcosa che non funziona. Non vai bene ed il tuo destino sarà quello di vivere in un eremo dove sesso e desiderio ti verranno sottratti così, ad cazzum.
Smagliature, cellulite, cicatrici, peso corporeo, peluria? Ohmioddddddiocheorroreinsopportabile! Non sia mai che non somiglio a quell’attrice o a quell’attore, a quell’atleta o a quella cantante… che disonore tremendo vivere con il mio “normale” corpo umano, quale vergogna, quale onta insuperabile. Per cortesia!

Bene, vorrei affrontare oggi, tanto per non deludere i miei-le mie followers, un nuovo argomento impopolare, come sempre fra quelli di cui scrivo, tanto per mantenere una coerenza.impopolare intellettuale a cui vi ho abituat*: la sessualità delle persone disabili (sì, potrei dire diversamente abili, ma anche qui, bla bla bla, disabile nel senso rivendicativo.queer del termine eccccccc…. dai, tanto già lo sapete!).
Tatatatatatatatatatannnnnnnnnnnnnnn…
Noooooooooooooooooo, la sessualità e la disabilità nooooooooooooooo!!!!!!!!! Arrestate ‘sta pazza!
Ma le persone disabili non sono simili agli angeli, asessuali e asessuati? Manco per sogno! Non dirmi che c’hanno istinti sessuali pure loro? Te lo dico, invece! Se non bastasse te lo grido pure in piena faccia. Ma quindi pure loro desiderano fare sesso? Ma dai! Incredibile amici ed amiche, abbiamo scoperto l’acqua calda! E rilancio pure con: hanno un corpo desiderante!

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Nooooooooooo, boh raga, con questa frase mo’ inizia una rivoluzione! Magari…
Coccole, presenza dell’Altro, desiderio, contatto umano, erotismo, sensualità… il pacchetto completo!
Solo che… e qui c’è un “solo che” grande come una casa, il desiderio sessuale, no, diciamolo bene, la sessualità.sensualità.erotismo delle persone disabili è ancora, in ‘sto Belpaese de mmm……rda, un assoluto tabù.
Facciamo un esempio pratico: se un bio.uomo desidera viversi la propria sessualità ha diverse opzioni:

1. Viversela da solo attraverso la masturbazione
2. Viversela con una compagna o con un compagno (qualora viva una relazione monogama) o con gli pare (qualora viva una vita con un approccio poliamoroso o anarchico.relazionale)
3. Accostare l’auto allo sbocco della Tangenziale o nelle strade cittadine in orario notturno ed usufruire dei servigi delle persone che svolgono un lavoro sessuale.

Ora elenchiamo le reali possibilità che una bio.donna o un bio.uomo con una disabilità hanno di potersi vivere la propria sessualità:

1. Se la disabilità (e dipende sempre a quale tipo di disabilità facciamo riferimento) non è grave o non è invalidante magari si riesce ad arrivare alla masturbazione
2. Se la persona ha un* compagn* o partner sessuale può viversi desideri e fantasie con un briciolo di autonomia
3. Ricorrendo alle prestazioni di lavoratrici o lavoratori sessuali (ma spesso questa via non è percorribile per tutta una serie di difficoltà oggettive).

Sottolineo, per non lasciare un non.detto, che non si può parlare di una sola “narrazione disabile”, bensì di molteplici narrazioni, infinite narrazioni, tutte differenti, che comprendono un mondo.universo sterminato.
Non sono riconosciute, in Italia, figure professionali quali l’assistente sessuale, come invece accade in altri Paesi europei. Non sono il nostro equivalente di lavoratrici del sesso per persone disabili, sono invece persone formate appositamente per far fronte a difficoltà specifiche e di vario genere (fisiche.psicologiche.logistiche.emotive) che possono presentarsi al momento dell’approccio con la persona che richiede il servizio.
Alcune volte, per le famiglie delle persone disabili la sessualità di figli e figlie, fratelli e sorelle, è un aspetto difficile da affrontare, troppo delicato, talvolta messo da parte per mancanza di strumenti umani o affrontato con enormi disagi. Diciamo che ci si arrangia alla meno peggio. Ci si arrangia…
Frida La Rossa, amica mia disabile ma prima di tutto bio.donna dotata di grande e magnifico desiderio.erotismo, davanti all’abbandono legislativo di uno Stato cieco, alla solitudine umana e all’isolamento fisico dovuto da un contatto costantemente negatole, ricorreva agli annunci, spesso incappando in tipi sinistri poco raccomandabili o a tizi che poi volevano soldi a cambio, magari non richiesti in un primo momento. La frustrazione e la rabbia che Frida ha dovuto subire e vivere costantemente per un tabù sociale e per una non legittimazione ad esistere della sua sessualità, e prima del suo corpo, sono stati devastanti. Da essere creatrice non volontaria del proprio desiderio, è passata ad esserne vittima, con scarse possibilità di vivere una sessualità, con l’Altro, anche solo minimamente umana.accogliente.dignitosa.

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Quello che ho compreso è che c’è una sessualità di serie A ed una di serie B, secondo una società binaria ed arbitraria. Se hai un corpo che secondo la vox populi va bene, allora hai diritto alla sessualità, sennò te ne stai fuori dai giochi. Mammamiacherabbiapoderosa!

Per fortuna qualcosa si muove, anche se mooooooooooooooooolto lentamente.
Vi lascio un po’ di materiale qui sotto, così quando avete voglia gli date un’occhiata con calma:

https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/04/24/donna-disabile-e-non-voglio-amore-eterno-voglio-sesso-a-pagamento/

https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/04/24/donna-disabile-e-non-voglio-amore-eterno-voglio-sesso-a-pagamento/

https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/04/24/donna-disabile-e-non-voglio-amore-eterno-voglio-sesso-a-pagamento/

http://www.yeswefuck.org/

http://www.comune.torino.it/pass/informadisabile/servizio-disabilita-e-sessualita/

Per grazia umana, e non divina, qui ci sono persone che stanno facendo grandi cose e che stanno portando fuori il tema con passione, dedizione, con un’onestà intellettuale ed un coraggio che manco i leoni della Savana…
Il progetto messo in piedi da Max Ulivieri è questo:

http://salute.ilmessaggero.it/storie/disabili_sesso_love_giver-1266367.html

Muoviamo, fra tutti noi ominidi, un po’ ‘sto abaradan, che qui si parla di diritti umani e civili. Diritti umani e civili, mica parliamo di fagioli con le cotiche!

A.A.A. A tutte le persone ignare di tutta questa epocale faccenda che stanno leggendo questo post:

Non so se vi è giunta voce, anche da lontano eh, nella vostra magnifica Neverland dove non esistono i poveri, i disabili, i pazzi e gli invertiti (cioè noi!), che pure la sessualità è un diritto FONDAMENTALE non secondo a nessuno. Non solo una personalissima, normatissima e accettata socialmente sessualità ed unico tipo di corpo sono primari, bensì tutte le sessualità e tutti i corpi lo sono e valgono uguale. E qui vi si aprirà forse un mondo nuovo, pieno di strane creature… potete ignorarle, fare finta che si sia trattato di un brutto sogno e tornare al letargo offerto da Morfeo o decidere di riflettere, almeno per un secondo, su questo tema.

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Piantiamola con ‘sto malsano ed ipocrita binarismo corporeo.sessuale dell’io valgo più di te perepepepepe (questa è una pernacchia grafica, ma forse non rende come ho sperato, ma avete capito lo stesso) perché ho il corpo migliore del tuo e non sono disabile. Echissenefrega se un* non è disabile, teste di menta che siamo tutt* quanti all together!, rendiamoci conto che TUTTI i corpi sono fighissimi e diversi fra loro e menomaleviviaiddio!
Io c’ho il soffio al cuore, la cellulite e la cifosi, le extrasistole e le smagliature+pelle moscia nell’interno cosce dovuta a dimagrimento che non si può vedere, tutta nel mio non sono, eppure ho il diritto di vivermi rispettivamente corpo.sessualità.sensualità.erotismo.emotività.relazioneromantica un po’ come mi pare che tanto mamma non mi dice niente figurarsi lo Stato, invece Frida questo diritto non ce lo ha avuto, non glielo hanno mai concesso, perché? Perché stava seduta su una testarossa a quattro ruote? Madooooooo raga, benvenut* nell’Alto Medioevo!

Non può esserci distinzione fra diritti, se siamo tutti esseri umani con le medesime necessità, istinti, volontà, multi.desideri. Non si può proprio sostenere un mondo dove una persona non ha il diritto di entrare in contatto con il proprio corpo e con quello dell’Altro, essere coccolata, stare bene con se stessa e con i propri desideri e sperimentarli, fare l’amore, praticare il buon sesso, copulare, ditelo come vi pare, che ce semo capit*!

I diritti sono per tutt*, per tutt*, non per tutt* meno per qualcun*. Cerchiamo di farcelo entrare in testa, please!

SE DAVVERO CI IMPORTASSE DELL’INFANZIA…

Diritti qui, diritti là. Striscioni a destra, striscioni a manca. Slogan su, slogan giù. DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI! Ma per favore, se davvero ci importasse dell’infanzia…

In queste ultime settimane ne ho sentite di tutti i colori, come voi, presumo.

A parte una feroce acidità di stomaco, gastrite psicosomatica da FAMILY DAY con le cifre truccate e l’erba vuota, sono abbastanza incarognita per un’altra questione che mi toglie il sonno e che mi rende simpatica come un infarto al miocardio: l’infanzia strumentalizzata. Bambini e bambine USAT* senza vergogna come arma di distrazione di massa dai media, ma anche, e soprattutto, dai propri genitori per portare avanti e difendere ideologie pazzesche da tardo Medioevo.                            Ora, due cosine fatemele scrivere ché sennò mi viene un ictus: quali bambini e bambine, quali adolescenti state mettendo sulla croce per difendere qualcosa che nessuno sta minacciando di togliervi? Nessuna sottrazione, qui si sfiora l’idea paranoica-persecutoria!

Quali sono questi figli e figlie che voi mandate avanti per sostenere una battaglia incivile, barbara e priva moralità? Di chi sono queste figlie e questi figli? Vostri, certo… perché li avete partoriti voi? Perché li avete cresciuti? Perché il buon semino si è unito con il buon ovulino?

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Mo’ veramente bbbbbasta!

Ho trascorso dieci anni della mia vita, e ancora trascorro il mio tempo, fra bambini, bambine, neonati e adolescenti di tutte le età, non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei e non, e quello che ho visto durante tutto questo enoooooooooooooooorme tempo è lo schiacciante menefreghismo e noncuranza da parte dei parents nei confronti dei pargoli. Per un lungo periodo ho dovuto smettere di occuparmi degli infanti non perché non me ne importasse più, ma perché odiavo i loro genitori. Li odiavo, sul serio, con tutta l’energia che avevo in corpo. Ero diventata una palla di furia inavvicinabile, perché non riuscivo a comprendere come li si potesse trattare così senza che nessuno agisse o facesse qualcosa in merito. Il verdissimo Hulk, al confronto, era un timido scolaro!

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Questa sono io nei miei momenti di furia… Statemi alla larga! Uomo avvisato…

Ho visto bambin* sporch*, denutrit*, lasciat* a se stess*, dimenticat*, affamat*, non curat*, non seguit*, figl* di genitori che non avevano la minima idea di come si facesse, il genitore, e a cui non importava nulla di imparare questo mestiere. Questo non accade soltanto nei Paesi del terzo mondo, accade pure nella modernissima e civilissima Europa, gente! Open your eyes!

Ho visto genitori maltrattare verbalmente e fisicamente i propri figli e le proprie figli, insultarl* in mezzo alla strada, mandarl* e scuola senza aver dato loro il cibo sufficiente per tenersi in piedi. Ho visto bambin* calzare ciabattine infradito sotto una pioggia torrenziale ed essere spedit* a scuola con la febbre alta o il vomito perché a casa davano fastidio. Io queste cose le ho viste sul serio, e mi hanno strappata per sempre, ed ho odiato i genitori fino a schiumare rabbia dalla bocca.

Vedo oggi bambin* e adolescenti essere ignorat* completamente da chi li ha messi al mondo, probabilmente troppo occupati dal lavoro, dalla casa e dai mille impegni che riempiono la giornata. Infanti e giovani si muovono per casa dentro un corpo fantasma, dentro una casa che li ignora, accanto a genitori che non li conoscono e con cui scambiano qualche parola la sera a cena davanti all’ennesimo, falso, tiggì. Bambin* e adolescenti abusati, sì abusati, dai genitori: un abuso non è solo un atto di violenza fisica, ma è anche la costante incapacità di comprenderl*, ascoltarl*, di voler dire o fare con loro qualcosa di diverso, che li diverta, che doni loro la fiducia in se stess* di cui sono così carenti. Un abuso si verifica anche quando abusate del loro amore nei vostri confronti, della loro pazienza, della fiducia che ripongono in voi.

Diciamola questa scomoda verità: per quante vaccate possiamo fare, un* figli* difficilmente smetterà di amarci, di cercare il nostro amore e la nostra protezione. Per questo ce ne approfittiamo, perché sappiamo di avere un margine molto ampio di perdono dentro il quale svaccare, lamentandoci vergognosamente con amici e parenti del fatto che questi figli e queste figlie non sono perfett*, non sono come noi li vorremmo e che per questo ci deludono costantemente. Pigri, scostanti, volubili, arrabbiati, noiosi, asociali, senza spina dorsale, privi di passioni e ideali, irritanti, indolenti, sporchi, indecisi, volgari, disinteressati a tutto, sboccati, crudeli, stupidi. Mica come noi! Noi, alla loro età…

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Ma vaffanculo!

Quanti di voi si reputano buoni genitori? Quanti di voi? Alcuni fra voi lo sono stati senz’altro, altri lo sono ed altri ancora lo saranno, su questo non c’è dubbio, ma altri sono stati, sono e saranno genitori di cui i propri pargoli saranno costretti a vergognarsi per il resto della vita e questa è una sensazione devastante. Io lo so, ho attraversato questo sentimento di vergogna e fa veramente schifo.

Prima di provare vergogna per un figlio o per una figlia, assicuratevi che non si verifichi il fenomeno contrario. Fate loro almeno questo favore, please!

Ci sono milioni di bambin* abbandonat* in strutture di stampo nazista che custodiscono gelosamente figli e figlie di genitori etereosessuali, figl* scartat*, abbandonat*. Non solo non li avete volut* voi, ma non volete neppure che altre persone possano volerl*, amarl*, occuparsene, dare loro una vita degna, piena di amore e di attenzioni genitoriali. Perché?

La butto lì, ok? Perché significherebbe portare alla luce i vostri fallimenti, le vostre vergogne, i vostri abissi, le vostre cose irrisolte, le vostre enormi vergogne. Come sempre, qui si parla sempre e soltanto di voi, di che cosa Voi volete, di ciò che Voi considerate giusto, di cosa Voi difendete a spada tratta come verità inalienabili.

Una coppia omosessuale che desidera adottare un bambino o una bambina che voi avete scartato e lasciato indietro, non è in grado di farlo perché vi sembra un gesto abominevole. L’abbandono senza possibilità di rimarginazione è un gesto abominevole, chiedere ad un* figli* di essere infelice per sempre a causa di una vostra scelta è abominevole, impedire ad una famiglia di due persone che si amano di prendersi cura della vita al posto vostro, è un gesto abominevole.                                 Se desiderate difenderl* davvero, con onestà, sarebbe auspicabile cominciare con il difenderl* da voi stess*, dalla casa nella quale sono costrett* a vivere in una infelicità e frustrazione perenne. Cominciate a difenderl* dal vostro stress, dal vostro stile di vita che non appartiene loro, dalle vostre decisioni votate dall’ego.

Un’ultima cosa: difendere i vostri figli e le vostre figlie significa anche scendere in piazza per difendere i diritti delle persone LGBTIQA, perché queste persone che così tanto vi infastidiscono… sono nate da voi, sono i figli e le figlie che avete cresciuto e partorito e che portano i vostri geni. I figli e le figlie LGBTIQA da dove credete che arrivino? Non l* porta la cicogna, sono vostr*.                                                        Dentro le vostre case, rasenti ai muri per non darvi fastidio, spesso nei silenzi di disagio e nelle ore di lontananza, cresciamo noi, figl* vostr*. Non ci conoscete, non sapete nulla di noi e vi importa di noi finché siamo piccin* e poi neanche sempre. Ereditiamo il colore dei vostri occhi, la forma delle vostre ginocchia, il magnifico modo che voi avete di ridere.

Veniamo da voi, siamo vostr* e voi non lo sapete. Andate a manifestare in piazza contro di noi, contro i nostri diritti di amare, di formare una famiglia, di crescere e adottare figl* che ameremmo molto e di cui ci prenderemmo grande cura perché li avremmo a cuore, perché noi l* vedremmo, perché di loro ci importerebbe tantissimo. Perché?

Ci obbligate a nasconderci per anni, ci obbligate ad ascoltare barzellette e battute che ledono la nostra dignità, senza voler sapere davvero di noi. Di chi siamo e di come siamo e di chi scegliamo di essere e di diventare attraverso metapercorsi, processi e trasformazioni (cognitive, emotive e fisiche) altamente dolorosi, devastanti, spesso vissuti ed affrontati in completa solitudine, emarginazione, violenza, sottovivenza.

MOGLI E COMPAGNE ETEROSESSUALI, un avviso a titolo gratuito…

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mentre sfilate orgogliose al fianco dei vostri mariti al FAMILY DAY, sappiate che la maggior parte di loro si spacca di porno, mentre voi non ci siete, cercando maniacalmente video in cui di eterosessuale non c’è veramente nulla. E c’è anche una buona percentuale fra loro che queste fantasie masturbatorie le realizza sottopagando un corpo che esiste solo nel momento in cui li soddisfa sessualmente, ma al quale non viene riconosciuta una visibilità-dignità sociale, culturale, giuridica ed economica.

Quale FAMILY DAY? Quali famiglie? Quelle nelle quali le donne si ammazzano di fatica per crescere i figli e le figlie, mentre il marito è in ufficio tutto il giorno a fare carriera? Quelle nelle quali le donne non hanno parità di diritti ma solo di doveri? Quelle nelle quali le mogli e le compagne, dopo anni di umiliazioni e di abusi di ogni genere, vengono ammazzate brutalmente? Quelle nelle quali le donne sono insoddisfatte, frustrate, e non tutelate nemmeno dallo Stato nel momento in cui decidono di diventare madri? Stiamo parlando di queste famiglie?

Per cortesia…