STOP #bodyshaming

Lo trovo scritto ovunque: post, articoli, citazioni, commenti su Facebook.Instagram.Twitter, quotidiani, magazines, blogs e in links impensabili che c’entrano poco o nulla con il tema.
Hastag gggggiovane coniato per l’occasione sociale e culturale, scritto tutto unito: #bodyshaming.
Fino a qualche tempo fa ‘st’espressione non esisteva e difatti è un neologismo per definire quando qualcun* si impegna tantissimo al fine di farti vergognare del corpo che abiti e che porti in giro per il mondo.

Se hai qualche chilo di troppo (fat shaming), a parte i commenti del parentado poco simpatico e dei soliti personaggioni ilari che fanno certe battutine che ti fanno venire voglia di scartavetrargli la faccia con una smerigliatrice, ma con cui glissi elegantemente per evitare la rissa da bar, mo’ la novità del secolo è: ti prendono per il culo a livello globale anche sui social!

Eeeeeeeeehhhhhhhhhhhh, quale fantastica evoluzione, mammamia!
Effettivamente si sentiva il bisogno di siffatta offesa internettiana. Proprio la ideona che ci voleva per rendere le nostre vite più frizzanti!

Se hai qualche kg in più che schifo copriti non ti voglio vedere; se sei magr* che schifo ti si vedono le ossa (anche se sei magr* arrivano ugualmente commenti fra il capocollo e si chiama thin shaming); se sei troppo pallid* sei una mozzarella facci il favore di prendere più sole; se hai la pelle nera sei un cioccolatino sciolto poco sexy; se sei alt* machitisipiglia con quelle gambe lì; se sei bass* allora sei un* gnom* dei boschi…

body

Vediamo di capirci, sì? Basta! Davvero, basta!

Il fenomeno del body shaming è trasversale: vengono sfottut* tutt*, indistintamente, anche se le donne subiscono un maggiore ostracismo, una vera e propria gogna virale. Persone di tutte le età ne sono coinvolte o come vittime o come carnefici, senza esclusione di colpi (bassi), e tutti i gruppi etnici, tutte le geografie umane e religioni ne sono coinvolti.
Chi sfotte chi? Incredibile pensare che, spesso, sono soprattutto le donne a sfottere le altre donne, fra l’altro con una ferocia che manco una jena ridens! Basta guardare le foto postate sui social per trovare commenti talmente offensivi da fare accapponare la pelle al più crudele dei mostri usciti or ora da un film horror. Nessuna pietà, una mancanza di rispetto tout court indecente.
Cosa si sfotte? Dal peso corporeo al taglio di capelli, dall’abito indossato al-la nuov* partner… non importa cosa, basta sfottere senza motivo e senza mezze misure!, e più si lede la dignità della persona a cui i commenti sono rivolti, più il “gioco” sembra appassionare grand* e piccin*.

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Non ho ben capito se si tratti di un orribile esperimento sociale in cui si guadagnano punti o soldi, o una roba diversa, perché pensare che, invece, quello di spezzare l’autostima altrui sia semplicemente un divertimento umano mi fa così schifo da non sapere che dire e mi scende una tristezza melancolica mista a ferocia che non ci sto più dentro.
Denigrare il corpo… questo sì che mi fa veramente incazzare! Con quale diritto una persona può criticarne un’altra, o deriderla, o disprezzarla basandosi sull’aspetto fisico?
Posso non trovarmi d’accordo con un’opinione o un’azione altrui e disquisirne contro o a favore, ma in nessun modo ho il diritto o dovrei avere la possibilità di emettere un giudizio o di offendere un mio simile sulla base (umana) della sua fisicità o degli elementi personali che ne caratterizzano l’esistenza.

Il corpo è sacro, gente, mettiamocelo in testa tutt* quant*. Sì sì, pure l’anima e ‘ste cose qui lo sono, ma con il corpo non si scherza. Mai.
Il corpo è l’unica cosa che davvero ci accomuna, che ci rende simili e attraverso il quale possiamo sviluppare empatia.condivisione.vicinanza. Umanità.

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Le parole, a volte, danno vita ad un processo alchemico all’inverso: dall’oro dal quale possono nascere, divengono puro piombo.
Le critiche e le offese rimangono appiccicate addosso per anni; gli insulti diventano ferite che ci sottraggono qualcosa di fondamentale, come la serenità e la gioia di sentirci dentro noi stess* e ricostruir-si emotivamente dentro un corpo che ci è stato strappato via dalle altrui parole e bassezze è complicatissimo. Un trauma vero e proprio.

Sono sempre stata una bambina grassa, poi sono diventata un’adolescente obesa, piena di cellulite, smagliature, poi cicatrici.
Ricordo ancora, e sono passati più di vent’anni, che le mie compagne delle elementari mi dissero che le mie gambe erano enormi e che il mio sedere era grande come tutta Torino. Lo ricordo come fosse ieri. Avevamo pochi anni allora, ma loro erano già agguerritissime, spietate, prive di compassione e benevolenza verso un corpo che non era il loro, che non rispettavano, che dava loro fastidio perché diverso.
Battute ne ho ricevute, per fortuna, relativamente poche, ma ci ho impiegato una vita a scoprirmi il corpo, a riconoscerlo, a sentirmici bene dentro.
Primo bikini indossato con mia sorella all’età di 27 anni: ci abbiamo messo un’ora per deciderci a togliere quella stramaledetta maglietta e pantaloncino.
Nelle Azzorre il mio soprannome “affettuoso” era cachalote, che è il piccolo della balena in lingua portoghese… questo per farvi intuire la mia stazza.

Sono minuta, strana, il mio corpo è non.conforming rispetto ai canoni di bellezza che vanno tanto di moda (creati dalle multinazionali e dalle agenzie di pubblicità e non dalle persone), ho i capelli bianchi ai lati, i denti che si cariano nonostante la mia ossessione per l’igiene orale, le dita delle mani diverse, la cifosi, e la cellulite rimane lì nonostante la mia amata ginnastica, la pelle poco elastica è flaccida sotto le braccia… devo continuare?
Ci ho messo anni a capire che non mi manca nulla, che io non manco di nulla.
Non sono mai stata una di quelle ragazzine che prendeva ad esempio il corpo di top models, non ero interessata a quel genere di paragoni, eppure tant* delle-i mie-i compagne e compagni, amiche e ed amici, hanno trascorso anni ad ossessionarsi con il proprio corpo, conoscendo orrori da girone infernale e mettendo in pratica privazioni di ogni sorta pur di avere un corpo “a norma”, perché quel preciso commento o quella battuta sempre dietro l’angolo li disfaceva e la pressione sociale era insostenibile.

Vigoressia, disturbi alimentari di ogni sorta, cutting, crash emotivi ed una lunga lista di eccetera ci accompagna da sempre in questo faticoso viaggio psichico.emotivo.fisico che percorriamo abitando il corpo.
Una battuta o un commento denigranti scritti su un social non sono mai innocui, bensì diventano macigni di dolore e perdita, sono impronte di vergogna che rimangono in maniera permanente, nella memoria digitale, quindi indelebile. Un’offesa, oggi, rimane segnata per sempre. Impossibile tornare indietro.

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In questi giorni ho seguito il body shaming di cui è stato vittima il calciatore Higuain, passato alla Juventus e solo per questo, onta imperdonabile per i fans del Napoli, deriso sui social a colpi di frasi poco rispettose e foto ritoccate relative alla sua presunta pancetta. Nessun* si è schierat* in sua difesa, forse perché è un uomo e la questione interessa meno.
Caso di un paio di giorni fa, Il Resto del Carlino intitola infelicemente un pezzo sui Mondiali di Rio “Il trio delle cicciottele sfiora il miracolo olimpico”, riferendosi alle atlete azzurre di tiro con l’arco. Venuto giù il mondo, dimissioni immediate del disgraziato ideatore del titolo e del pezzo.
Higuain non se l’è cagato nessuno, le atlete hanno mosso il mondo (indignatissimo) italiano.
Inutile dire che trovo questa disparità inaccettabile.
Qualche anno fa anche il mio amatissimo Leonardo DiCaprio è stato tormentato da copertine e titoli presumibilmente divertenti che sfottevano fino all’inverosimile il suo aspetto fisico, così pure un altro attore molto amato, Wentworth Miller di Prision Break, ha subito per mesi lo stesso trattamento. Silenzio.

Non so se state seguendo la campagna #ShortsPerTutt* sui social creata da Abbatto i muri, magnifica creatura cibernetica di Eretica: ebbene, l’inferno! Ragazze e donne mostruosamente derise ed umiliate (da altre ragazze e donne!) perché hanno avuto il sacro ardire di pubblicare foto di se stesse indossando shorts con qualche kg in più, con un filo di cellulite o, cosa assolutamente imperdonabile a quanto pare, per non essersi depilate! Apriti cielo, si sono aperte le cateratte della volta celeste e secchiate di insulti sono discese da ogni latitudine e longitudine.

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Fermiamoci.

Non siamo più alle scuole elementari e questa spietatezza infantile non ci è più permessa, non si può giustificare in alcun modo. Non ha scuse né ragione di esistere.

Difendiamo il nostro corpo ed il corpo dell’Altro, questa è materia (umana) sacra, inviolabile. Soprattutto difendiamo OGNI corpo in maniera paritaria, senza distinzioni, in nome di una vera e completa giustizia.

Stop #bodyshaming, la vera vergogna è questo atteggiamento, non il nostro corpo.