BINARISMO ANAGRAFICO… QUEER SALVACI TU!

In una Italia dove la gerontocrazia regna sovrana e pure a sproposito, io due domandine me le faccio pure…

Può l’età anagrafica delle persone essere presa in considerazione, smontata e ricostruita attraverso la lente Queer? Mi sa di sì.
Il ragionamento alla base di questo mio post è: se il Queer è una forma di lotta anti-identitaria volta a decostruire ogni forma di binarismo.. allora possiamo dire che uno dei binarismi più difficili da eliminare è quello che mette, da sempre, in contrapposizione “vecchi*-giovane”.

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E mo’ parte l’embolo!

Comprendo e difendo senz’altro la questione di rispettare tutte le diverse narrazioni anagrafiche, dato che ognuna porta con sé qualcosa di magnifico ed assolutamente irripetibile, simile solo a se stessa, ma lo strapotere degli-lle attempat* (nella Politica e non solo) e soprattutto degli-lle adult* in generale (vedi sotto la voce Adultocentrismo), mi ha veramente spaccato le ovaie e sono arrivat* ad un punto di stanchezza animica che neanche un burnout in ascesa.
A parte le persone anziane abbandonate nelle strutture o dimenticate a casa loro, che mi muovono dentro qualcosa di incredibilmente forte e mi fanno una tenerezza ed una compassione che manco l’orsetto di peluche di quando ero piccol*… c’è un tipo (solo uno, per fortuna) di persone adulte (che si muovono dal-la giovane adult* al-la vecchi* anzian*) che pensa di detenere il potere supremo della saggezza, della conoscenza e di tutte quelle cose che ti fanno dire: “Oh, quest* ne sa un botto!”.
Spesso sono balle, non sempre è così vero! Quelle che esprimono non sono conoscenze, bensì giudizi, o riletture personalissime di fatti mai stati oggettivi.

L’esperienza è una cosa, la conoscenza è n’altra. Eppure, spesso, le cose vengono nettamente confuse, creando uno strano pensiero ibrido di assioma assoluto valido per tutte le persone presenti nel mondo-universo. Una cosa che TU hai esperienziato secondo la tua natura, predisposizione, conoscenza, strumenti, DEVE essere vera (ed applicabile) per tutt*, una sorta di equazione divina ed indiscutibile. Chi non condivide tale equazione vale meno di te… ma perché?

La gerarchia dell’esperienza e della (discutibile) conoscenza (dei fatti del mondo).

Perché mi esce la bile da tutti i pori, vi chiederete voi leggendo questo mio post… che gliene frega a quest*?! Me ne frega perché l’Adultocentrismo porta con sé un aspetto che mi smuove tutte le mie cose e mi lascia simpatic* come una jena ridens: il processo fantasmatico dei bambini e delle bambine e degli-delle adolescenti. Invisibili agli occhi del mondo, spesso lo sono, anche, agli occhi adulti che l* circondano.
“Ma cosa dici… cosa ne vuoi sapere?, Stai zitt*, sei solo un* bambin*!, Lascia stare… è cosa dei grandi!”, e così via all’infinito, senza contare poi la maxi-generalizzazione che si fa sulle caratteristiche delle-gli adolescenti: sono stupid*, puzzano, sono ignoranti come capre, sono pecore che seguono il gregge, non si interessano a nulla ed un lungo, lunghiiiiiiiiiiissimo eccetera di luoghi comuni.

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Fatto vero accaduto(mi) ieri sull’autobus della linea (infame) 2: ora di pranzo, autobus strapieno tipo carro-bestiame, c’è una scolaresca di bambin* che rientra a scuola dopo un’uscita scolastica…
I commenti partivano da: “Eh, ma i gagni devono prendere un pullman diverso, non possono intasare i nostri. Paghiamo il biglietto, abbiamo diritto a viaggiare comodi”, a “Bambina, togliti lo zaino che mi dai fastidio. Non sono costretto a sopportarti, ho già i miei problemi. E statevene lì, che quando vi muovete ci togliete lo spazio!”.
Ora… posso dire che i-le bambin* avranno fatto quarta elementare, erano molto ben seguit* dalle due insegnant* che gli-le accompagnavano e molto educatamente cercavano di rimanere sedut* vicin* per lasciare posto alle altre persone che salivano e scendevano dall’autobus.
Ho parlato con due bambine, sveglie e magnifiche, ho cercato di farle sedere, ma una signora di mezz’età ci ha schiacciat* senza pietà. Vi lascio immaginare nitidamente la mia faccia e la faccia delle due bambine, che, molto sportivamente, mi hanno sorriso in stile: “Fa niente, dai!”
I commenti li hanno chiaramente ascoltati tutt* i-le bambin* presenti e guardandol* attentamente ho notato un’espressione che non avrei mai voluto vedere sui loro volti: vergogna, disagio. Si stavano vergognando di essere lì, di occupare spazio, probabilmente sentendo di dar fastidio “ai grandi”.

Nooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!! Cheilcielomiaiutiofacciounastrage!!!!!!!!!!!!

Questo è solo un micro-esempio di fatti che accadono quotidianamente per strada e dentro le case: bambin* cresciut* a pane e televisione a cui si richiede di comportarsi come peluches o scimmie ammaestrate (con tutto il rispetto per le scimmie, che peraltro adoro forsennatamente): “Non fiatare, stai diritt* con la schiena, non dire stupidaggini, non fare i capricci che mi fai vergognare!”…
Cosa vogliamo da quest* bambin* e adolescenti? Che siano svegl*, studios*, che salvino il mondo, che siano brillanti, che facciano come vogliamo noi, che siano la nostra fotocopia, che siano quello che noi non siamo mai riuscit* ad essere nella vita, che siano la nostra continuazione, che ci rendano orgoglios*, che si possano sfoggiare come trofei e farci fare anche bella figura, che stiano buon* e che stiano compost*, che si comportino a modo, che non facciano cagate…
NOI vogliamo questo. Noi. Lo pretendiamo. Loro invece cosa desiderano? Come si vedono? Spesso sovradeterminiamo loro e le loro intere esistenze senza nemmeno accorgercene. Diamo per scontate tutta una serie di caratteristiche che vorremmo che possedessero, pretendendole a suon di rabbia e ricatti.

L’Adultocentrismo è questa strana condizione in cui se sei adult* o adult*-anzian* ti credi migliore dei-lle bambin*, delle-gli adolescenti e dei-lle giovani, perché hai vissuto di più, perché hai studiato, perché hai fatto delle cose e loro no, perché c’hai l’esperienza sul groppone e hai letto magari una fraccata di libri.

Secondo fatto accaduto(mi) ieri (maròòòòòò che giornata!): ho la fortuna di dare lezioni di lingua ad uno straordinario ragazzo di tredici anni, Ludo. Tredici anni.
Bene, lui è un fottutissimo genio e mi dà tanta di quella merda (in senso Queer e assolutamente positivo, s’intende!) che la metà basta. Ebbene, ieri pomeriggio, Ludo se ne viene fuori con un’idea per un racconto che santissimocielocom’èchenessunocihapensatoprima?… Gente, un’idea che mi ha lasciat* senza parole, che mi sta occupando mente, cuore e spirito da quando lui l’ha pensata. Tredici anni, e rimani senza parole con la faccia quadrata, sbigottita e ti chiedi: “Come ha fatto? Ma dai! Io non sarei mai arrivat*, cavolodiquelcavolaccio!”
Ah, Ludo è anche fortissimo a praticare sports che io neppure ho mai sentito nominare a memoria d’uomo, ha un talento per l’improvvisazione meta-teatrale che manco gli-le alliev* dello Stabile e ne sa un botto di tecnologia (nativo digitale, gente, mica bruscolini!), musica e films. E queste sono solo alcune delle perle che mette in campo, figuratevi il resto!
La sua magnifica sorella, Francesca, una manciata di anni in più: pasticcera sopraffina, cantante che ti stende con la bellezza della sua voce, nails-artist in cammino (Francy, adoro le mie unghie, grazie!), appassionata di arte… così, tanto per gradire!

Per gli-le irriducibili di paragoni a tutti i costi, vi servo subito: se proprio vogliamo farci del male aggggratis, conosco bambin*, preadolescenti, adolescenti e giovani che ci farebbero un deretano grande così (a noi ggggggrandi) se dovessimo avere la folle idea di sfidarl* ad una gara di creatività, resistenza, resilienza, capacità di adattamento, ironia, autoironia, prestanza fisica, e molto altro… davvero, un deretano grande così che torniamo a casa piangendo lacrime di sangue. Figure di me….. a manetta, ladies and gentlemen!

Io dico, l’esperienza è importantissima, ma non è un valore assoluto, o non è il SOLO valore assoluto. L’esperienza, la conoscenza data dai libri, la vita vissuta… ci sta tutto, nulla da obiettare, ma non possiamo pensare che siano gli unici elementi importanti di questa nostra vita.

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Guardare dall’alto un* bambin* o un* adolescente significa squalificarl*, dargli-le meno importanza di quello che merita come essere umano. Non è che siamo nat* prima abbiamo qualche diritto in più, o abbiamo un bonus che ci rende migliori. Se ce la stiamo raccontando in questo modo, forse non stiamo considerando la “moltezza” di ciò che portiamo nel mondo, di ciò che ci rende unici-che, di ciò che possiamo condividere.

Considerare l’età attraverso una lente Queer ci riporta a questo: io ho vissuto più anni di te, vero, ma questo non mi rende migliore. Non valgo più di te perché ho esperienziato di più, perché ho conosciuto di più, perché ho studiato di più. Tu cosa porti nel mondo, nella mia-tua-nostra vita? Mi porti la meraviglia di un primo sguardo posato su una margheritina di campo? Mi porti l’emozione del tuo primo passo? Mi porti la bellezza di leggere le tue prime lettere? Mi porti la passione del primo innamoramento che si affaccia nel tuo cuore?
Portami tutto ciò che desideri portarmi, io ti porto tutto ciò di cui sono capace e lo mettiamo in comune, dividiamo il pane come buon* amiche-ci e così cresciamo insieme, impariamo insieme, ci influenziamo reciprocamente. Io ti porto il mondo che ho conosciuto fino ad ora, che non è tutto il mondo, è solo il mondo che ho conosciuto io, tu mi porti il mondo che stai conoscendo, che stai scoprendo, le tue idee, le tue trovate geniali, la tua forza, la tua capacità di generare il bene e di vederlo riflesso in tutte le cose.

Nessuno sguardo dall’alto ma occhi negli occhi, stessa altezza, medesima importanza, uguale riconoscimento fra le persone, che abbiano compiuto un giorno di vita o che abbiano appena spento 100 candeline.

Il Queer mi sembra (ancora ed il solo) modo per poter smontare (anche) questo binarismo (anagrafico).