THE “A” BODY

Il corpo A… dove A sta per asessuale.

Car* amiche ed amici di TheQWord, come andiamo? Anche voi siete reduci da battaglie grandi e piccole? Affaticat* dalle lotte di civiltà che ci hanno e che ci stanno chiamando fuori dalle nostre case? Noi un po’ sì, infatti qua la somatizzazione da stress e stanchezza galoppa.

La magnifica persona che ho la fortuna di amare, Mar(i)c(k)o, mi ha spiegato qualche giorno fa ‘sta roba strana dello stress positivo. La conoscete? Parliamone! Scriviamoci, sentiamoci, creiamo un cerchio nel quale ballare senza abiti, così, perché ci va! Come al solito sto divagando…

Siccome l’asessualità, da un punto di vista sociale e culturale, o è vista come una patologica derivante da pesanti abusi sessuali o da tremendi e orrorifici traumi inenarrabili, oppure non è considerata affatto, vedesi anche sotto la voce: invisibilità sociale, ho deciso di chiedere una mano ad alcun* compagn* asessuali di una comunità virtuale (e non) di cui anche io faccio parte (come degna e fiera portabandiera della sfumatura demisessuale, ma forse più semisessuale, non so, devo indagare a fondo perché mi sa che mi stanno sfuggendo delle sfumature fondamentali, vi farò sapere una volta chiarita la faccenda…).

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Dunque, siamo partit* da un concetto fondamentale: il corpo.

Leggendo, ma anche parlando con le persone sessuali, viene fuori spesso il pregiudizio che una persona asessuale, a causa di questo suo orientamento, non senta il corpo, cioè che non abbia stimoli di nessun genere. Ora, non vorrei essere proprio io a dire questa cosa impopolare, ma non è che un corpo che non ha relazioni sessuali, o che le ha raramente, o che le ha solo in presenza di un amore, è un corpo insensibile, un corpo morto. Una persona asessuale non ha la stessa valenza fisica di un orsetto di peluche. Distinguiamo, please!

Chiariamo che cosa l’asessualità non è: non è insensibilità, non è un corpo che viene visto e vissuto come una zona morta che ci portiamo in giro perché ci tocca per natura e che sopportiamo di malavoglia e con la faccia sempre incazzusa, non è rifiuto dell’Altro perché sì. Non desidero mancare di rispetto a chi soffre di una patologia vera e dolorosa come quella della paralisi, ma ho spesso come l’impressione che un corpo che decide per la non-sessualità sia considerato pressoché un corpo paralizzato, impossibilitato a percepire, impossibilitato alla sensibilità.

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Ecco, questo proprio no! Davvero, siamo moooooolto lontani dalla verità.

Il corpo di una persona asessuale manifesta desideri, sensazioni di piacere e di desiderio, di volontà, di disagio e di comfort estremo dentro se stesso, solo che non lo fa adottando la sessualità e la sensualità come unica risposta possibile. Anche qui: le persone asessuali che non hanno MAI avuto una relazione sessuale per X motivi, sono persone capaci di provare grande piacere fisico derivante (un esempio a caso) dalla meditazione, dall’attività fisica, dal contatto con la natura. Il corpo asessuale è, di fatto, un corpo fisico, energetico ed energico, un corpo completo.

Fin qui tutto bene? Vi vedo attent*, allora direi che possiamo procedere!

Parlando con i/le compagn* della comunità, ho scoperto caratteristiche simili che prendono vita nelle nostre esistenze fisiche in maniera molto coerente: come precedentemente citato, una relazione stretta con lo sport e con gli elementi naturali (intense meditazioni nel bosco, lunghe passeggiate in montagna, nuotate al mare o al lago, ecc…), una cura di sé costante e tenera, una libertà di scelta non legata dalla questione ormonale, bensì dal sentimento (se e quando esso si manifesta).

Quello che posso dire dopo aver ricevuto e letto le risposte su questa questione che ho sollevato nella comunità, è che il corpo è una questione sì centrale, ma che è vissuto non (solo) come veicolo del piacere sessuale-sensuale, ma soprattutto come compagno nelle battaglie di un’intera vita, come potente strumento di felicità, come custode dell’anima e del pensiero.

Un corpo asessuale si manifesta in continuazione, solo che non è piegato dalla logica e dalla norma della fame sessuale, non è legato alla schiavitù del desiderio costante che, non sempre ma spesso e volentieri, ci può portare a sopportare cose indicibili pur di appagarlo, non è sottoposto ad una dispersione energetica costante e magari a casaccio. Un corpo asessuale è, mi si passi l’espressione, un corpo lucido, legato ad una mente lucida.

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Le relazioni umane fra persone asessuali-sessuali si basano non sulla ricerca di un’eventuale conquista, ma su affinità di altro tipo. E questa è una piccola rivoluzione.

Abituat* come siamo a sessualizzare sempre tutto (e male, oserei dire!), l’asessualità rappresenta forse l’ultima forma di resistenza culturale, emotiva, cognitiva e fisica, una risposta alternativa a questa deriva ideologica del corpo e del sesso, in cui tutto deve obbligatoriamente divenire volgare, rozzo, pornografico, torbido.

Io credo che il corpo ed il sesso siano, al contrario, elementi umani purissimi, sacri non nel senso para-religioso del termine, ma sacri in quanto veicoli attraverso i quali imparare la felicità, il senso della vita, l’incontro con l’Altro (Altra), la condivisione, il rispetto dello spazio umano di coloro con cui entriamo in contatto. Il sesso dovrebbe sempre essere una scelta consapevole, lucida anche nel pieno della passione, dell’innamoramento, dell’amore e dovrebbe poter essere una corrispondenza fra intenzioni pacifiche di mutuo piacere e riconoscimento. L’amore ed il sesso, quindi il concetto di “fare l’amore”, lo lascio volentierissimooooooa voi, perché è una questione davvero troppo intima, a libera interpretazione e di soggettivazione potentissima.

Non parlerò qui di tutte le sfumature che si trovano al di sotto del cappello “Asessualità”, ma se non le conoscete, o conoscete poco questo mondo, vi consiglio di andarci a dare un’occhiata, anche rapidissima. Ci sono un miliardo (vabbè, forse ho esagerato un pochino, diciamo moltissime) di sfumature, di para o sotto-orientamenti compresi nell’asessualità che rendono l’essere umano asessuale degno di essere conosciuto, anche solo come fenomeno antropologico da conoscere (detto così sembra che io stia consigliando uno studio scientifico con tanto di esperimenti sulle persone asessuali, ma ci siamo capiti, vero?).

In una società ipersessuale e ipersessualizzata, esistono persone che invece percorrono altre vie e anche solo per questa ragione, per un coraggio partigiano di non unificazione obbligatoria, meritano rispetto e riconoscimento sociale. Una visibilità.