Lorenzo Gasparrini: l’Altro Maschile possibile

Qui le promesse le manteniamo. Vi avevamo promesso una sorpresa, vi avevamo promesso un ospite d’eccezione… eccolo: Lorenzo Gasparrini.
Questo è il primo post ufficiale del progetto L’Altro Maschile e lo battezza Lorenzo.
Per quella manciata di persone che non lo conoscono ancora, di lui possiamo dire che:

  • è il fortunato scrittore di un libro che sta avendo un ottimo successo di critica e di pubblico: Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni, pubblicato da Settenove edizioni
  • è un blogger di fama e gloria contundenti: suoi sono infatti i magnifici blogs Questo uomo no e La filosofia maschia
  • è un brillante filosofo: fra i migliori in circolazione, uno che sa davvero di cosa parla, una delle migliori menti (in funzione, per fortuna!) di questa generazione
  • è un padre (e marito) devoto alla cultura e all’educazione non sessita, non maschilista e inclusiva.

Tali credenziali possono bastarvi? Noi pensiamo di sì.
Se siete d’accordo cominciamo subito con l’intervista e lasciamo la parola a Lorenzo…

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Lorenzo Gasparrini

Ciao Lorenzo, benvenuto su The Q Word! È un piacere averti come ospite.
Con la tua voce e la tua presenza battezziamo ufficialmente la nascita del progetto L’Altro Maschile. Tu sei un blogger, uno scrittore, un padre molto impegnato nella decostruzione del maschilismo ma anche nella costruzione di un altro maschile possibile. Che cosa significa, nella tua esperienza, decostruire i fondamentali del maschilismo eteropatriarcale?

Significa riconoscere i condizionamenti e le scelte non libere che mi fanno credere a una idea di “uomo” quale sono – o quale ero, non saprei dirlo – e criticarli sia nella loro “genealogia” (da dove vengono? Che origine hanno?) che nella loro “teleologia” (a cosa servono? Che scopo hanno?) affinché non siano qualcosa di legato alla mia natura di uomo bianco occidentale eterosessuale.

Hai pubblicato un libro molto importante sull’argomento Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni (pubblicato nel 2016 da Settenove edizioni), nel quale affronti diversi aspetti del maschilismo. Com’è nato il progetto del libro?

L’editrice ha conosciuto il mio lavoro e mi ha chiesto un testo divulgativo ma documentato su tutti gli argomenti che tocco nei miei scritti e nei miei incontri. Inizialmente non sapevo come risolvere questo problema, poi la soluzione è stata molto semplice: racconto una specie di biografia di un bambino, un ragazzo e poi un uomo che vengono “normalmente” educati al sessismo. In questo modo, dalla scuola alla pornografia, dalla sessualità alle disparità sui luoghi di lavoro, sono riuscito a dire qualcosa di sensato, credo, su argomenti ancora troppo poco toccati in Italia.

Secondo te, come mai si parla sempre di violenza maschile e non di violenza maschilista?

È più che ovvio usare l’aggettivo “maschile” visto che a praticarla sono perlopiù uomini, e visto che identifica un atteggiamento più tipico degli uomini nei confronti di molte situazioni sociali. Nel linguaggio quotidiano “maschilista”, che sarebbe più corretto, è ancora una parola sulla quale ci sono pregiudizi: è una parola “femminista”, e quindi si porta dietro i pregiudizi contro il femminismo; è un derivato da un -ismo, quindi si porta dietro i pregiudizi contro ogni -ismo; è una parola usata perlopiù come dispregiativo, quindi si porta dietro un giudizio negativo che molti e molte non vogliono esprimere, per i più vari motivi. Purtroppo ci sono ancora molte resistenze a usarla, ma sarebbe più corretta anche perché farebbe capire che patriarcato e maschilismo sono strutture di potere e comportamenti oppressivi che possono vivere e agire persone di qualsiasi sesso, genere e orientamento.

La violenza maschilista è figlia di un paternalismo diffuso o ne è madre?

Diciamo che tra decidere se viene prima l’uovo o la gallina mi piacerebbe per una volta fare una bella frittata e spezzare questo legame generativo così dannoso.

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Lorenzo con una copia del suo libro in mano

Leggendo il tuo libro ho trovato molto interessante il tema del paternalismo e si evince facilmente come sia messo in campo in maniera indiscriminata sia da uomini che da donne, di qualunque narrazione facciano parte. Come possiamo decostruire il paternalismo?

Credo che sia possibile farlo smettendo di immaginare come dovuti e ammissibili tutti quegli atteggiamenti nei quali concediamo a qualcuno una possibilità, una libertà che invece è suo diritto avere. Il paternalismo è quella forma di potere che maschera un rapporto gerarchico con una relazione, nascondendo il legame di potere e rovinando quello affettivo. Le cose vanno chiamate con il loro nome, e bisogna avere la forza di separare, anche nelle relazioni più profonde e sentimentalmente presenti, quello che non appartiene ai sentimenti ma all’esercizio di un potere.

Ipotesi di decostruzione: da dove possiamo partire tutti-e-* per cominciare insieme a frantumare il maschilismo e costruire una società differente? Dalla famiglia, dal linguaggio, dall’educazione scolastica e non, dalle relazioni affettive, dai mass media…

Dal linguaggio. Riconoscere che non parliamo né pensiamo nulla che sia totalmente frutto del nostro sentire e della nostra volontà, ma entriamo in un mondo già condizionato e caratterizzato in un senso sessista e che molto del nostro linguaggio – e quindi delle nostre abitudini di pensiero e di azione – sono impregnate di sessismo. Quando cambi incessantemente il tuo linguaggio cambi il tuo modo di pensare e letteralmente cominci a vedere e a vivere un mondo diverso.

Su quali valori possiamo costruire L’Altro Maschile lontano dalla performatività, dallo stereotipo, dalle isterie, dalle pressioni sociali e dal modello maschilista?

Mi è difficile pensare a dei “valori”, perché per me è una parola troppo vicina a un contesto morale nel quale spesso si nascondono pregiudizi. Preferisco pensare ad atteggiamenti lontani dal tradizionale modello maschilista: umiltà e rispetto verso gli altri generi, ironia nei confronti del proprio, ricerca di forme di espressione dei propri setimenti e dei propri desideri non violente.

Quanto dolore, disintegrazione e violenza sta creando la mentalità maschilista ed eteropatriarcale nella vita delle persone di tutto il mondo? Come interromperla cominciando dalla nostra vita e agendo in prima persona per decostruirla?

Va riconosciuta per quello che è realmente, chiamata col suo nome e ci si deve opporre a quella mentalità per quello che realmente è – maschilismo, e non altro. Un esempio: molte persone sono impegnate a combattere i quotidiani soprusi, pubblici e privati, compiuti in nome di una mentalità neoliberlista sfrontata e violenta nelle sue manifestazioni oppressive. Eppure, le analisi non mancano, si tratta in molti casi di violenza maschilista. Ma se non la si chiama così otteniamo il paradosso di avere persone pubblicamente schierate contro neoliberismo, il capitalismo e altre strutture economiche disumane, ma che poi esercitano nel privato delle loro relazioni quegli stessi poteri che pubblicamente condannano, discriminando negli affetti o mantenendo relazioni oppressive basate sulla dipendenza economica o su forme di violenza psicologica.

Un Altro Maschile è davvero possibile? Considero che sia una responsabilità di tutte-*-i pensare a come fare, indipendentemente dal sesso biologico, dal genere e dall’orientamento. Sei d’accordo?

Ne sono convinto anche io, e di entrambe le cose: stiamo parlando di una situazione sociale nella quale viviamo tutt@, non possiamo continuare a pensare che esistano questioni di genere che siano solo “delle donne” o della comunità LGBT. Se sono problemi sociali, sono problemi comuni.

Quali strategie metti in atto per crescere dei figli non maschilisti, non sessisti e lontani dalla violenza culturale e sociale che dobbiamo fronteggiare ogni giorno? Immagino che non sia molto facile…A questo proposito: come genitori, ma anche come non-genitori, come nonni-e, zii-e, amici ed amiche, educatrici ed educatori delle nuove generazioni, cosa pensi sia importante non performare più, cosa sia necessario eliminare e cosa sia fondamentale creare da capo per non trasmettere loro i principi del maschilismo?

Mi preoccupo soprattutto, nei loro confronti, di dargli strumenti critici per leggere intorno a loro le forme di potere che li costringono in cose che non hanno scelto o non hanno voluto. Sembra una cosa semplice, ma non lo è affatto: si tratta di educare e mantenere una sensibilità verso le libertà che sia insieme rispetto e immaginazione, spesso mettendosi in gioco insieme a loro. È proprio nel lavoro educativo di padre che mi accorgo che non c’è fine all’attenzione da posse alle forme di sessismo e di potere patriarcale: se li educassi a “essere” femministi li preparerei a un mondo che ancora non esiste. Invece vorrei che lavorassero a immaginarne uno diverso partendo dalla conoscenza di questo, che è ancora perlopiù sessista, patriarcale e maschilista.

Grazie mille Lorenzo, è stato un onore ed un piacere cominciare in tua compagnia questo progetto!

Per seguire gli scritti di Lorenzo Gasparrini e non perdervi le sue riflessioni, date un’occhiata qui:

http://www.settenove.it/articoli/diventare-uomini/333

https://lorenzogasparrini.noblogs.org/

https://www.facebook.com/lorenzo.gasparrini.anche.no

A presto!

 

 

 

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2 risposte a "Lorenzo Gasparrini: l’Altro Maschile possibile"

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