L’Altro Maschile nel mondo

Buona domenica a tutte-i-* e ben ritrovat*-i-e su THE Q WORD! Nuovo post domenicale per il progetto L’Altro Maschile.
Nulla è dolce come la domenica mattina, se non si lavora!
Per chi ci legge oggi, una chicca dal mondo…
In questi ultimi anni molto si è mosso a livello internazionale al fine di decostruire la mascolinità egemone, il maschilismo ed il maschile stereotipizzato.
Da molto tempo seguo diverse persone di grande ispirazione per me: una di queste si chiama Pol Galofre Molero, è un ragazzo trans di Barcellona, è attivista transfemminista ed è responsabile, insieme a Miquel Missé (che abbiamo intervistato qui su THE Q WORD), di Cultura Trans di Barcellona.
Pol si occupa di decostruire la mascolinità egemone, gli stereotipi che riguardano il maschile etero-cis-normativo e la violenza maschilista. Lo fa in maniera eccellente da diversi punti di vista.
Una manciata di giorni fa ha postato sulla sua pagina di Facebook uno speech che ha tenuto per TedxReus proprio su questi temi. Lo speech è in castigliano, non ci sono ancora traduzioni ed io gli ho cortesemente chiesto di inviarmi il materiale cartaceo per poterlo tradurre per voi. Per ora il materiale non è ancora stato inviato, ma se dovesse arrivare in tempi ragionevoli lo traduco e lo posto senz’altro affinché possiate dargli un’occhiata (ne vale veramente la pena!).
Ciò che posso fare è lasciarvi il link al suo speech su TedxReus (spero che fra voi ci siano castigliano-hablantes)… Eccolo:

https://www.youtube.com/watch?v=RhUYfwVb6dg

Altro arriva dalla mia amata Spagna! Loro sono straordinari e sono in pista da una notevole quantità di anni per promuovere l’uguaglianza fra i generi e lottare per un mondo più equo per tutte le persone: parlo dell’associazione di uomini per l’uguaglianza di genere, ovvero AHIGE. Asociación de Hombres por la Igualdad de Género. Hanno base a Madrid, ma portano i loro progetti in giro per la Spagna. Partendo dalla cultura, dell’educazione nelle scuole ma soprattutto cominciando da sé, dalle loro relazioni affettive e dalla risposta sociale e culturale che il mondo porta avanti per quanto riguarda discriminazione, violenza e sessismo, loro decostruiscono per costruire il nuovo, si confrontano con la cittadinanza e con la cultura egemone per trovare altre vie possibili, trovare una breccia da aprire per far passare nuovi concetti, formulare ipotesi che funzionino nella realtà e creare altri maschili vivibili, integri.

Ecco il link alla loro pagina Facebook e al loro sito:

https://www.facebook.com/asociacion.ahige/

http://ahige.org/

Dall’America Latina ci sono diversi progetti di costruzione di altri maschili possibili lontani dagli stereotipi. Uno che mi piace particolarmente è quello promosso in Argentina e in Cile che si chiama Hombres Tejedores (Uomini tessitori): uomini di ogni genere, orientamento, ruolo ed espressione si ritrovano insieme per fare la calzetta e confrontarsi sui temi che vanno dall’educazione non-sessista dei figli e delle figlie a come decostruire la violenza partendo dall’azione pratica e creativa di qualcosa di semplice (come fare l’uncinetto, per esempio) .
Vi lascio il loro link su Facebook (la loro pagina attualmente è irraggiungibile, ma speriamo la ripristino presto):

https://www.facebook.com/hombrestejedores/

Per ora è tutto, ma se trovate anche voi progetti, associazioni e movimenti per la costruzione di altri maschili possibili… segnalatecelo qui e ne scriveremo il prima possibile.

Stay tuned! 😉

 

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Lorenzo Gasparrini: l’Altro Maschile possibile

Qui le promesse le manteniamo. Vi avevamo promesso una sorpresa, vi avevamo promesso un ospite d’eccezione… eccolo: Lorenzo Gasparrini.
Questo è il primo post ufficiale del progetto L’Altro Maschile e lo battezza Lorenzo.
Per quella manciata di persone che non lo conoscono ancora, di lui possiamo dire che:

  • è il fortunato scrittore di un libro che sta avendo un ottimo successo di critica e di pubblico: Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni, pubblicato da Settenove edizioni
  • è un blogger di fama e gloria contundenti: suoi sono infatti i magnifici blogs Questo uomo no e La filosofia maschia
  • è un brillante filosofo: fra i migliori in circolazione, uno che sa davvero di cosa parla, una delle migliori menti (in funzione, per fortuna!) di questa generazione
  • è un padre (e marito) devoto alla cultura e all’educazione non sessita, non maschilista e inclusiva.

Tali credenziali possono bastarvi? Noi pensiamo di sì.
Se siete d’accordo cominciamo subito con l’intervista e lasciamo la parola a Lorenzo…

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Lorenzo Gasparrini

Ciao Lorenzo, benvenuto su The Q Word! È un piacere averti come ospite.
Con la tua voce e la tua presenza battezziamo ufficialmente la nascita del progetto L’Altro Maschile. Tu sei un blogger, uno scrittore, un padre molto impegnato nella decostruzione del maschilismo ma anche nella costruzione di un altro maschile possibile. Che cosa significa, nella tua esperienza, decostruire i fondamentali del maschilismo eteropatriarcale?

Significa riconoscere i condizionamenti e le scelte non libere che mi fanno credere a una idea di “uomo” quale sono – o quale ero, non saprei dirlo – e criticarli sia nella loro “genealogia” (da dove vengono? Che origine hanno?) che nella loro “teleologia” (a cosa servono? Che scopo hanno?) affinché non siano qualcosa di legato alla mia natura di uomo bianco occidentale eterosessuale.

Hai pubblicato un libro molto importante sull’argomento Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni (pubblicato nel 2016 da Settenove edizioni), nel quale affronti diversi aspetti del maschilismo. Com’è nato il progetto del libro?

L’editrice ha conosciuto il mio lavoro e mi ha chiesto un testo divulgativo ma documentato su tutti gli argomenti che tocco nei miei scritti e nei miei incontri. Inizialmente non sapevo come risolvere questo problema, poi la soluzione è stata molto semplice: racconto una specie di biografia di un bambino, un ragazzo e poi un uomo che vengono “normalmente” educati al sessismo. In questo modo, dalla scuola alla pornografia, dalla sessualità alle disparità sui luoghi di lavoro, sono riuscito a dire qualcosa di sensato, credo, su argomenti ancora troppo poco toccati in Italia.

Secondo te, come mai si parla sempre di violenza maschile e non di violenza maschilista?

È più che ovvio usare l’aggettivo “maschile” visto che a praticarla sono perlopiù uomini, e visto che identifica un atteggiamento più tipico degli uomini nei confronti di molte situazioni sociali. Nel linguaggio quotidiano “maschilista”, che sarebbe più corretto, è ancora una parola sulla quale ci sono pregiudizi: è una parola “femminista”, e quindi si porta dietro i pregiudizi contro il femminismo; è un derivato da un -ismo, quindi si porta dietro i pregiudizi contro ogni -ismo; è una parola usata perlopiù come dispregiativo, quindi si porta dietro un giudizio negativo che molti e molte non vogliono esprimere, per i più vari motivi. Purtroppo ci sono ancora molte resistenze a usarla, ma sarebbe più corretta anche perché farebbe capire che patriarcato e maschilismo sono strutture di potere e comportamenti oppressivi che possono vivere e agire persone di qualsiasi sesso, genere e orientamento.

La violenza maschilista è figlia di un paternalismo diffuso o ne è madre?

Diciamo che tra decidere se viene prima l’uovo o la gallina mi piacerebbe per una volta fare una bella frittata e spezzare questo legame generativo così dannoso.

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Lorenzo con una copia del suo libro in mano

Leggendo il tuo libro ho trovato molto interessante il tema del paternalismo e si evince facilmente come sia messo in campo in maniera indiscriminata sia da uomini che da donne, di qualunque narrazione facciano parte. Come possiamo decostruire il paternalismo?

Credo che sia possibile farlo smettendo di immaginare come dovuti e ammissibili tutti quegli atteggiamenti nei quali concediamo a qualcuno una possibilità, una libertà che invece è suo diritto avere. Il paternalismo è quella forma di potere che maschera un rapporto gerarchico con una relazione, nascondendo il legame di potere e rovinando quello affettivo. Le cose vanno chiamate con il loro nome, e bisogna avere la forza di separare, anche nelle relazioni più profonde e sentimentalmente presenti, quello che non appartiene ai sentimenti ma all’esercizio di un potere.

Ipotesi di decostruzione: da dove possiamo partire tutti-e-* per cominciare insieme a frantumare il maschilismo e costruire una società differente? Dalla famiglia, dal linguaggio, dall’educazione scolastica e non, dalle relazioni affettive, dai mass media…

Dal linguaggio. Riconoscere che non parliamo né pensiamo nulla che sia totalmente frutto del nostro sentire e della nostra volontà, ma entriamo in un mondo già condizionato e caratterizzato in un senso sessista e che molto del nostro linguaggio – e quindi delle nostre abitudini di pensiero e di azione – sono impregnate di sessismo. Quando cambi incessantemente il tuo linguaggio cambi il tuo modo di pensare e letteralmente cominci a vedere e a vivere un mondo diverso.

Su quali valori possiamo costruire L’Altro Maschile lontano dalla performatività, dallo stereotipo, dalle isterie, dalle pressioni sociali e dal modello maschilista?

Mi è difficile pensare a dei “valori”, perché per me è una parola troppo vicina a un contesto morale nel quale spesso si nascondono pregiudizi. Preferisco pensare ad atteggiamenti lontani dal tradizionale modello maschilista: umiltà e rispetto verso gli altri generi, ironia nei confronti del proprio, ricerca di forme di espressione dei propri setimenti e dei propri desideri non violente.

Quanto dolore, disintegrazione e violenza sta creando la mentalità maschilista ed eteropatriarcale nella vita delle persone di tutto il mondo? Come interromperla cominciando dalla nostra vita e agendo in prima persona per decostruirla?

Va riconosciuta per quello che è realmente, chiamata col suo nome e ci si deve opporre a quella mentalità per quello che realmente è – maschilismo, e non altro. Un esempio: molte persone sono impegnate a combattere i quotidiani soprusi, pubblici e privati, compiuti in nome di una mentalità neoliberlista sfrontata e violenta nelle sue manifestazioni oppressive. Eppure, le analisi non mancano, si tratta in molti casi di violenza maschilista. Ma se non la si chiama così otteniamo il paradosso di avere persone pubblicamente schierate contro neoliberismo, il capitalismo e altre strutture economiche disumane, ma che poi esercitano nel privato delle loro relazioni quegli stessi poteri che pubblicamente condannano, discriminando negli affetti o mantenendo relazioni oppressive basate sulla dipendenza economica o su forme di violenza psicologica.

Un Altro Maschile è davvero possibile? Considero che sia una responsabilità di tutte-*-i pensare a come fare, indipendentemente dal sesso biologico, dal genere e dall’orientamento. Sei d’accordo?

Ne sono convinto anche io, e di entrambe le cose: stiamo parlando di una situazione sociale nella quale viviamo tutt@, non possiamo continuare a pensare che esistano questioni di genere che siano solo “delle donne” o della comunità LGBT. Se sono problemi sociali, sono problemi comuni.

Quali strategie metti in atto per crescere dei figli non maschilisti, non sessisti e lontani dalla violenza culturale e sociale che dobbiamo fronteggiare ogni giorno? Immagino che non sia molto facile…A questo proposito: come genitori, ma anche come non-genitori, come nonni-e, zii-e, amici ed amiche, educatrici ed educatori delle nuove generazioni, cosa pensi sia importante non performare più, cosa sia necessario eliminare e cosa sia fondamentale creare da capo per non trasmettere loro i principi del maschilismo?

Mi preoccupo soprattutto, nei loro confronti, di dargli strumenti critici per leggere intorno a loro le forme di potere che li costringono in cose che non hanno scelto o non hanno voluto. Sembra una cosa semplice, ma non lo è affatto: si tratta di educare e mantenere una sensibilità verso le libertà che sia insieme rispetto e immaginazione, spesso mettendosi in gioco insieme a loro. È proprio nel lavoro educativo di padre che mi accorgo che non c’è fine all’attenzione da posse alle forme di sessismo e di potere patriarcale: se li educassi a “essere” femministi li preparerei a un mondo che ancora non esiste. Invece vorrei che lavorassero a immaginarne uno diverso partendo dalla conoscenza di questo, che è ancora perlopiù sessista, patriarcale e maschilista.

Grazie mille Lorenzo, è stato un onore ed un piacere cominciare in tua compagnia questo progetto!

Per seguire gli scritti di Lorenzo Gasparrini e non perdervi le sue riflessioni, date un’occhiata qui:

http://www.settenove.it/articoli/diventare-uomini/333

https://lorenzogasparrini.noblogs.org/

https://www.facebook.com/lorenzo.gasparrini.anche.no

A presto!

 

 

 

L’Altro Maschile

Direttamente dal nuovo anno e dopo aver stracciato la lista dei fottuti buoni propositi, rieccoci su The Q Word!
Questo è il primo post del 2018 e per stupirvi abbiamo deciso di alzare l’asticella. Come potete leggere dal titolo, L’Altro Maschile, qualcosa di nuovo si muove qui su T Q W.
L’Altro Maschile è un progetto embrionale, gemello di quello che ormai conoscete tutte-i-*, il THIS BODY PROJECT, che comincia oggi, speriamo sotto una stella fortunata.
Ma che roba è L’Altro Maschile?

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Mo’ ti spiego…

Dopo una profonda riflessione durata più di anno, aver preso le distanze da movimenti, associazioni, collettivi e assemblee di tutti i tipi, mi sono ritrovato nel buio della mia stanzetta a dissentire su molto di ciò che veniva proposta come unica narrazione sul maschile. Si parla sempre di violenza maschile e non maschilista, si attribuiscono atti violenti solo ed esclusivamente a biouomini cisgender ed eterosessuali. Questa è l’unica narrazione che si presenta per una questione di numeri schiaccianti.
Sarei un benemerito coglione senza fondo e per giunta irresponsabile se togliessi importanza alla questione dei femminicidi, alle violenze domestiche, allo stalking e al mobbing che noi biodonne e donne di ogni narrazione dobbiamo affrontare senza sosta ogni giorno della nostra vita in tutte le parti del mondo. Queste sono verità inconfutabili e impossibili da revisionare, come invece piacerebbe fare a qualche movimento di orgoglio maschile!
Ho lavorato per sei mesi in una associazione per sole donne ed ho condiviso esperienze e racconti che neanche nei peggiori films dell’orrore, sono stato la figlia di un padre violento e abusivo, alcune mie amiche hanno subito violenze e sono state vittime di stupri, alcune di loro sono morte e le piango ancora oggi. Tutto questo non può essere taciuto ed io mi espongo da sempre affinché ogni tipo di violenza possa terminare il prima possibile.

Altrettanto coglione della peggior specie e pure criminale emotivo sarei se tacessi, insieme al resto del mondo, su una questione importante che però non viene quasi mai dibattuta seriamente: la violenza perpetrata per mano dei biouomini non è un tipo di violenza maschile, bensì maschilista.
C’è una differenza sostanziale: la prima è connaturata all’esistenza di chi è portatore di pene e si identifica con un genere cis, mentre la seconda riguarda tutti-e-* le persone che abitano in un sistema eteropatriarcale violento. La prima sarebbe una caratteristiche inscindibile della natura di chi la mette in atto, quasi una condanna senza appello che deve essere agita obbligatoriamente, senza possibilità di farci nulla… è fatto così, cosa vuoi farci!, la seconda è invece l’onesta figlia di una costruzione sociale-economica-educativa-relazionale che può essere e deve essere decostruita, processata e superata.

lotta
Combatti il patriarcato!

Quello che mi fa girare il culo, come dice la mia bella amica Anita, tatuatrice di anime, è che non si dia una leggitima importanza anche a tutte le altre forme di violenza maschilista messe in atto da biodonne cis e non, e da tutte le altre narrazioni che si definiscono femminili e maschili. Esiste una violenza di serie A e di serie B, e questo solo perché la matematica parla chiaro. I centri antiviolenza, che sono ormai sull’orlo della chiusura per mancanza di fondi, così come i centri di ascolto e i centri di salute mentale, registrano solo una misera parte di ciò che la violenza maschilista sta creando. Lasciamo poi perdere i misteriosissimi luoghi abitati dalle Forze dell’Ordine, che dovrebbero aiutare la cittadinanza…
L’omertà che esiste intorno ai casi di violenza all’interno delle coppie di donne lesbiche, uomini gay, gay-trans/lesbiche-trans e nelle coppie o relazioni poli di persone non-binarie è devastante. Non solo perché non ci sono ancora sufficienti spazi adeguati sul territorio per l’ascolto-l’accoglienza e l’azione diretta contro alcuni tipi di atti di violenza, ma anche perché la vergogna regna sovrana e l’isolamento è un pozzo da cui non si esce facilmente.
Mi sono confrontato spesso su questo argomento con una persona che amo da sempre e lei mi ha sempre riportato la sua struggente e tremenda esperienza su che cosa significa vivere e crescere all’interno di una famiglia dove il matronato è la legge. Mi ha anche parlato tanto di come le biodonne con le quali ha vissuto relazioni di amore importanti abbiano messo in atto violenze psicologiche, fisiche e forme continuate di abuso di ogni tipo nei suoi confronti. Questo genere di esperienze non si racconta mai, non si dice perché è una verità che nessuno-a-* vuole sentirsi raccontare o accogliere come reale, importante, ugualmente legittima.
La violenza maschilista perpetrata dalle madri nei confronti delle figlie e dei figli è molto evidente quando si lavora con l’infanzia e l’adolescenza: ho trascorso dodicini anni della mia vita con infanti, bambini-e di ogni età, adolescenti e giovani, ed ho visto in mille occasioni manifestarsi la “mano della madre”. Non sto parlando dei casi da cronaca nera che fanno tanto Malamadre, bensì della normalità, di gesti quotidinani e comuni, che nessuno vede, denuncia, ferma. Anche a questa violenza viene messo un freno solo nei casi limite, quando le vite dei più piccoli rimarranno segnate per sempre.

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La mano della madre

Non importa quale sesso biologico io abbia, quale genere o non genere mi appartenga e quale tipo di narrazione porto avanti nella vita; quello che importa è che come persona che vive inserita nella società anche io sono responsabile di ciò che la violenza maschilista causa: anche a me è capitato di agirla in qualche modo, anche a me è capitato e capita di non muovermi prontamente per fermarla quando ne vedo qualche esempio. Sono responsabile in prima persona, come tutte-i-* qui, di dover fare qualcosa per decostruirla, processarla e creare nuove alternative e proposte per una società diversa. Fino a qualche settimana fa non sapevo come fare: non basta essere femminista, non basta oppormi al sistema violento, non basta sfilare in piazza, non basta correggere (o tentare) le mie azioni per non portarla avanti nella mia vita. Non basta. Allora ho pensato che una delle cose che più amo fare è cercare l’Altro per confrontarmi, capire, decostruire, tentare nuove strade e, soprattutto, raccogliere le narrazioni differenti.
Da qui nasce L’Altro Maschile: cercare l’Altro Maschile, quello non ancora narrato o che non si è mai voluto narrare, quello fuori dai fottuti stereotipi isterici a cui ci stiamo rapidamente abituando, quello che cerca altre vie, che ci comprende tutti-*-e, quello che ha bisogno di spazio.tempo.linguaggio per manifestarsi e trovare una voce propria.

Il prossimo post sarà una vera chicca; avremo infatti un ospite speciale con il quale cominciare a parlare de L’Altro Maschile e tentare di formulare pensieri d’azione, ipotesi di decostruzione e critica costruttiva riguardo alla violenza maschilista e ad un altro genere di maschile possibile. Tutto questo chiacchierando amabilmente fra un filosofeggiare e l’altro.
Stay tuned!