LAST TRANSITION

Goooooooooooooood morning gente!

Peccato non avere la voce di Robin Williams, avrebbe fatto un effetto fighissimo.

Dopo settimane, mesi, decadi, rieccoci sintonizzat* su TheQueerWord per un post fulmineo, senza foto né virtuosismi vari, che chiude una fase della mia vita durata 34 anni, ovvero tutta la mia intera esistenza.

Eravamo arrivat*… dove eravamo arrivat*? Ah sì, al Gendertao della sottoscritta.

Sono molte settimane che ho in mente di scrivere questo post, ma lo scrivo dopo aver atteso che nella mia mente tutto fosse più chiaro e adesso, abbastanza sicura, posso scrivere che la mia stranissima fluttuazione riguardo al genere si può definire conclusa.

Figa l’idea del Gendertao, anche perché fa effetto essere una persona che si conia il tipo di genere al quale appartiene da sola, insomma, non da tirarsela ma fa figo.

Ho decostruito così tanto negli ultimi anni che ormai per me non hanno più significato i termini “maschile” e “femminile”, anche se conosco perfettamente a quali idee le persone normalmente li associano e riesco a sopportarlo ormai in scioltezza senza farmi venire un ictus tutte le volte. Per questo sono passata a parlare di yin e yang molti mesi fa, di maschili e femminili alla maniera occidentale che mi si incontrano dentro e che sono sempre presenti entrambi nello stesso momento dentro la persona che sono.

E poi sono arrivata a decostruire anche il concetto, la struttura, la performance e la sensazione di “genere” fino a non comprendere più per quale ragione dovrei ancora aderire ad una schiavitù costruita, performante e performata. Siamo tutt* d’accordo (vabbè dai, non proprio tutt*!) che il genere è performativo, pura agency.

Ieri mi sono finalmente liberata di un pensiero espresso ad alta voce che è di una banalità storica: il mio genere non vive nel mio corpo, ma nella mente dell’Altro, però non mi riguarda, non è un mio problema, non è più qualcosa di cui desidero occuparmi-preoccuparmi.

Non mi spaventa la sovradeterminazione, l’ho vissuta sempre e la vivo tutt’oggi ma non mi tocca, anche se cerco di non metterla in campo con le altre persone, soprattutto laddove è possibile chiedere con delicatezza ma in maniera esplicita che cosa corrisponde davvero alla persona con la quale mi relaziono.

Se dovessi spiegare cosa sono adesso riguardo alla “faccenda gender”, per chi ama le definizioni a tutti i costi e ce ne sono tante di persone che si sentono al sicuro quando è possibile usarle, potrei dire che sono arrivata a considerarmi una persona agender.

Esco dai giochi, dalle spiegazioni complesse, dalle lotte per trovare altre mille raffinatissime definizioni che non spiegano nulla, dalle logiche perverse del linguaggio, dalle gabbie dorate del riconoscimento e della legittimazione ad esistere anche se…, dalla verticalità del potere di menti che beatificano il gender come priorità assoluta per l’esistenza e la sopravvivenza dell’essere umano.

Dopo che Medea, nella omonima tragedia greca, in preda ad un furia brutale e vendicativa uccide i figli avuti da Giasone suo marito e la sua nuova giovane moglie, il coro le chiede: “Medea, dopo tutto questo cosa resta?” e lei risponde: “Io. Resto io.”.

Dopo tutta questa enorme transizione verso e attraverso il genere, resto io. Una persona, un essere umano.

Annunci

4 thoughts on “LAST TRANSITION

  1. ti definisci al femminile quindi sei donna (cisgender o transgender non lo so) e questo non è sovradeterminazione, fa parte del tuo essere persona, essere unano. Io sono una persona e sono un uomo cisgender, sono entrambe queste cose insieme, non ce nìè una che viene prima dell’altra. Le persone non sono creature disincarnate Il mio essere uomo non è nella mente dell’altro, è in me, fa parte di me, stesso discorso per il tuo essere donna.
    Maschile e femminile sono parole valide ma vanno lette in maniera più aperta e meno rigida, queste parole servono per definire il nostro sesso e i nostri corpi e il corpo contribuisce a definire la nostra identità (e vale anche per le persone transgender), ma a livello sociale ci sono tanti maschili e tanti femminili, ci sono infiniti modi di essere uomo e di essere donna, tanti modi quanti sono gli uomini e le donne nel mondo, modi meno frequenti e più statisticamente ma tutti legittimi. Sei una donna e ti piace truccarti? SEi femminile! Sei donna e non ti piace truccarti? Sei ugualmente femminile in un altro modo.

    Mi piace

    1. Ciao Paolo, in tutti i tuoi commenti hai sempre ribadito le tue posizioni e le tue opinioni. Sinceramente non comprendo cosa tu abbia letto del blog, soprattutto lo comprendo dalla prima frase. Sulla questione “Il mio essere uomo non è nella mente dell’altro, è in me, fa parte di me, stesso discorso per il tuo essere donna”… non ci troviamo d’accordo su nulla, ma va benissimo.
      Se hai questa necessità di ribadire i tuoi assetti e le tue opinioni su chi sei, ti consiglio di cuore di aprirti un blog e scrivere questi contenuti, e non usare il mio per affermarti e affermare sempre ed in continuazione le tue posizioni. Io posto ciò che mi corrisponde, ciò che sento appartenermi, parlo solo in mio nome e non a nome tuo. Non ti conosco neppure. Questo tuo modo di commentare ogni mio blog è sinceramente fastidioso, anche perché è un modo per affermare costantemente te stesso e a me non sta più bene. Buone cose e tanta fortuna.

      Liked by 1 persona

  2. Spero per te queeryfair come per tutti, di avere mondi, cuori, animi e tempi in cui l’Altro non ha bisogno di correggerti e dirti chi sei tu.
    Lieto e lieta di averti letta e incontrato in questo magnifico processo che hai vissuto, con la consapevolezza di mancare una risposta verso una domanda che non hai formulato. Ho imparato con te ad abbandonare una cultura linguistica dell’affermazione, al tuo Discorso affermo solo un mio umile ascolto e interesse.
    Nella tua vita, come nella vita di chiunque non si entra con i pesi sporchi e sbattendo la porta.
    Ti aspetto alla solita panchina sotto il Tuo §oggetto. Un abbraccio, in attesa di leggere altri tuoi strardordinari percorsi.

    Liked by 1 persona

    1. Grazie mille per il commento e per esserti preso-a il tempo per leggere questo post e di averci ragionato sopra. Cerco di non entrare a gamba tesa nella vita e nel Soggetto dell’Altro, e spero non lo facciano con me. Posso parlare solo in mio nome, solo per quanto riguarda la mia vita e la mia esperienza. Non rappresento null’altro e nessun* altro. Mi piace molto l’idea di studiare il linguaggio per poi non affermare nulla che venga dall’ego (laddove è possibile). Parliamoci per incontrarci, per trovarci e per non rivendicare niente.
      Si formulano domande che sono senza risposte, e va benissimo così.
      Grazie per esserci stato-a. Io ti vedo.

      Liked by 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...