Perché abbiamo scelto di mettere una ragazzina transgender sulla copertina del National Geographic

Qualcosa sta davvero cambiando a livello di riconoscimento sociale, culturale e mediatico. Un passo (lento) alla volta, ma almeno siamo in cammino… 🙂

Al di là del Buco

Di Susan Goldberg, [Fonte]

tradotto da Lisa

Abbiamo scelto di pubblicare un fascicolo a proposito del genere in un periodo in cui le credenze della gente sull’argomento sono in rapido mutamento.

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Molte persone stanno in questi giorni parlando di Avery Jackson, ragazzina di 9 anni di Kansas City nonché prima persona transgender ad apparire su una copertina del National Geographic. Da quando abbiamo condiviso su Instagram, Facebook e Twitter le foto della copertina della nostra edizione speciale sul genere, decine di migliaia di persone sono intervenute con le loro opinioni, andando dall’espressione di gratitudine alla furia cieca. Molti lettori hanno giurato di annullare i loro abbonamenti.

[Lode a @NatGeo per aver reso visibili le vite dei trans e aver condiviso la storia di Avery Jackson ] [Lode a @NatGeo per aver reso visibili le vite dei trans e aver condiviso la storia di Avery Jackson ]

[Il National Geographic sta cercando di fare il lavaggio del cervello ai giovani per convincerli che una simile degenerazione sia normale. ] [Il National Geographic sta cercando di fare il lavaggio del cervello ai giovani per convincerli che una simile degenerazione…

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6 thoughts on “Perché abbiamo scelto di mettere una ragazzina transgender sulla copertina del National Geographic

  1. l’identità di genere non è riducibile a una costruzione culturale: un uomo cisgender è uomo in questa come in altre culture, un uomo transgender lo stesso, una donna in questa cultura sarà donna anche in altre culture. Ciò che cambia culturalmente non è l’identità di genere ma ruolo ed espressione di genere. Ci sono tanti modi di essere uomo o donna tanti quanti sono gli uomini e le donne nel mondo. Modi statisticamente più frequenti e modi meno frequenti ma tutti legittimi e genuini e liberi, insomma una donna che si mette il rossetto è e stessa quanto lo è una donna che non se lo mette, idem un uomo

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    1. Gentile e affezionato Paolo, ti consiglio caldamente di leggere i libri di Judith Butler su come si COSTRUISCE il genere, peraltro performativo e performante. Ruolo ed espressione sono senz’altro, come ben dici tu, figli della cultura, ma lo è anche il genere. Se parliamo di biologia, chiaro che una bio-donna lo è qui in Europa come lo è in Africa, ma parliamo esclusivamente di caratteristiche sessuali primarie e secondarie. Altra cosa è il genere e ciò che ad esso è collegato, altro dal ruolo, espressione, orientamento. Vero anche che ci sono tanti modi di essere uomo o donna, e questo me lo avevi già scritto in un altro post, ma la costruzione del genere da un punto di vista sociale e culturale non viene, ahimè, meno.
      Un saluto e buon 2017!

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      1. ho letto qualcosa di Butler e non sono del tutto d’accordo, no non si può ridurre l’identità di genere solo ed esclusivamente a una performance, e credo che lo sappia anche Butler. L0identità di genere è qualcosa di radicato in noi, nella nostra mente, e la differenza anatomica tra corpo maschile e femminile non può essere messa tra parentesi anche le persone transgender lo sanno. Quindi sul genere la differenza fra identità e ruolo ecc.. non cambio idea, io non sono uomo perchè me l’ha imposto questa cultura.

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  2. Infatti l’identità di genere non è solo performance, è soprattutto performatività. Liberissimo di non essere d’accordo, ci mancherebbe. Sul fatto che l’identità di genere sia radicata in noi non ci sono dubbi alcuni, tanto che ci viene “affibiata” ancor prima di nascere, non appena si conosce il sesso del bambino e della bambina, ma genere e sesso biologico (chiaro che esistono differenze biologiche tra corpo maschile e femminile, chi lo nega? Come e chi vorrebbe.potrebbe negarlo?) non sono la stessa cosa, sono cose ben separate. Sono felice per te che le tue certezze sul fatto di essere un uomo a prescindere dall’obbligo siano così granitiche. Io su questo non credo affatto.
    Tu rimani sulla tua posizione, io rimango sulla mia.

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    1. io come ogni uomo cis sarei un uomo cisgender in ogni cultura (con le relative diversità) e se fossi nato donna in un corpi biologicamente maschile sarei stato donna trans in ogni cultura solo che non in tutte le culture avrei avuto la possibilità di modificare il mio corpo in linea con la mia identità di genere. E questo vale anche per le donne cis e gli uomini trans. E considero innato anche l’orientamento sessuale, etero, gay o bisex che sia

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      1. Mi è chiara la tua posizione, come mi era chiara 3 post fa. Ho compreso la tua idea, è stata espressa in maniera chiara. Considero anche io innato l’orientamento, per nulla invece l’identità di genere.
        Come sopra, tu rimani con la tua posizione, io con la mia.
        Va benissimo anche non incontrarsi sulle idee e credenze, ci mancherebbe, siamo in democrazia.

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