Perché Cenerentola è solo per le bambine?

Domandona retorica, of course!

Mie* car*, benritrovat*! Come state in questa magnifica domenica di caldo tropicale al nord e di tempeste e tornadi al sud? Mi auguro bene.
La domanda di oggi, nata da una banale riflessione sul lavoro é: perché Cenerentola è solo per le bambine?
Eeeeeeeeeeeeeeee andiamo ad illustrare ‘sta menata mentale da due soldi.

Cenerentola solo per bambine, ma perché?

Lo sappiamo il perché: perché il gender influenza tutto, pure dei semplici gadget.
In sintesi che non c’abbiamo tutto ‘sto tempo da buttar via…

Ho cominciato circa 10 giorni fa il lavoro di merchandiser per un’azienda che distribuisce i gadget della Disney, fra gli altri, presso i diversi punti vendita piemontesi di una famosa catena di negozi di abbigliamento.
Ora, una volta che i bambini e le bambine si appropinquano alla cassa e vedono i prodotti che carichiamo nell’avancassa o sul display, ecco spuntare sorrisoni enormi, ed ecco spuntare le suppliche ai genitori e alle genitrici per convincerl* ad acquisare questo o quel gadget.
Qui il discorso si fa interessante, perché ci sono delle scene davvero esilaranti a cui assisto ormai quotidianamente: la mamma che si rifiuta categoricamente di compare al figlio il diario segreto di Cenerentola perché “è da femmine, scegli qualcos’altro!“, oppure il padre che suggerisce alla figlioletta di pochi anni che il berretto blu intenso di Paw Patrol non va proprio e “magari preferisci il block-notes 3D di Frozen con Anna ed Elsa, che sono femmine anche loro…“.

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Cenerentola non è la sola ad amare le scarpe…

Le chiacchiere stanno a zero.

I bambini e le bambine non sono liber* di chiedere qualcosa che non appartenga al loro genere di nascita, perché è sconveniente, perché non si fa e basta. Alle femminucce il fottutissimo rosa, ai maschietti il puerile azzurro, non si scampa.

Vergogna alle casse: quando i capricci diventano scienza sociale

Uno degli aspetti più interessanti che mi sta capitando di vedere è la manifestazione palese di un senso di vergogna provata da genitori e genitrici dopo la richiesta dei-lle pargol*.
Vergogna per la richiesta che non passa inosservata, dato che io sono lì a disporre i gadget ed ho occhi ed orecchie dappertutto: se io non ci fossi, probabilmente, questa passerebbe facile facile nel dimenticatoio, ma che un’estranea stia lì ad assistere alla volontà espressa dall’infante… è un problemone.
Mio figlio mi chiede il cappellino di Dory con i glitter fuscia sopra, ommiodddio che roba brutta, ci sarà qualcosa che non va in lui, e questa qui ha pure ascoltato quello che mi ha chiesto mio figlio. Che santa vergogna, andiamo via da questo luogo di perdizione!
Quando poi la richiesta non viene soddisfatta, al piccino o alla piccina di turno scatta l’embolo: ma perché? “Perché è rosa e tu sei un maschio“, dice il babbo o la mamma.
Noooooooooooooooooo, vedi scritto a caratteri cubitali negli occhi del cucciolo arrabbiato e semi.frignante, questo non me lo dovevi dire, mamma.babbo! O mi dici che è perché non hai soldi dietro o t’inventi un’altra storia che regga! Chemenefrega che il rosa è da femmine, a me piace tantissimo, me ne strabatto io di cosa è da femmine!
Al che, dopo l’imperativo negativo del-la genitore-trice accompagnante che non sgancia i soldi per acquistare il suddetto gadget incriminato e desideratissimo, scattano gli urli ed i capricci da manuale e lì la vergogna dell’adult* aumenta a dismisura e si fa insostenibile.
Vedi gente saettare fra gli scaffali con una velocità che manco Usain Bolt riesce a sostenere, trascinando minorenni per un braccio come se non ci fosse un domani!

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Usain Bolt e la sua mitica mossa

Il gender sembra essere insuperabile, anche alle casse di un negozio d’abbigliamento, grazie al perpetrare di una mentalità che continua a sostenere che l’azzurro è adatto al pene, il rosa alla vagina, che non può dare spiegazioni logiche sul perché venga negato ad una bambina un portachiavi blu da 2 euro, che si vergogna di ascoltare una richiesta legittima, sana, che esprime libertà individuale e zero preconcetti.
Una bambina se ne frega di Frozen e magari preferisce i Minions, così come un bambino può volere a tutti i costi l’agenda di Violetta.
E quindi? Qual è il problema? Qual è la mostruosità in tutto questo? Cosa può accadere ad un bambino che desidera indossare un cappellino con i glitter fucsia o ad una bambina che scrive i suoi pensieri su una agenda di Star Wars?

Lo spauracchio della frocitudine è sempre in agguato e terrorizza un po’ tutta la geografia umana in maniera trasversale, turbando sogni.speranze.aspettative. Perché?

Fuori le risposte, gente. Se ne avete.

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4 thoughts on “Perché Cenerentola è solo per le bambine?

  1. Magnifico articolo!
    Credo che si debba tenere presente quanto il genere influenzi non solo l’etica, l’emotivita’ e la psiche. Ma anche il resto del corpo.
    Il che può significare una specifica struttura neurologica in cui gli stimoli fanno un determinato percorso per trovare risposte considerate adatte.
    Per quanto incredibili siano la perpetua omo-isteria ( poiché chiamarla fobia è clinicamente errato, se si conosce la dinamica di un soggetto fobico) e la costante negazione del §oggetto umano senza categorie specifiche, chiedere a una persona di cambiare pensiero può significare chiederle di avere una plasticità neurologica diversa.
    Come guardare un colore che pensi sia verde, qualcuno ti dice che è blu e invece il colore stesso è un prodotto del nostro sistema nervoso.
    Il cambiamento è qualcosa di molto più corporeo, l’idea non è solo astratta.
    Grazie mille per questoscritto meraviglioso!

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    1. Penso che non comprare un gadget per una questione di denaro o di educazione (non incentivare capricci e simili) sia comprensibile e condivisibile, ma che il rifiuto venga messo in atto per una questione di colore non corrispondente al genere di nascita sia incomprensibile. Negare qualcosa a causa di un colore, rifiutare qualcosa ad una persona per una questione di genere è una violenza, sottile, che passa inosservata magari, ma pur sempre una violenza. Violenza intesa come negazione del riconoscimento di correttezza del desiderio, come azione di rifiuto della legittimazione anche solo ad esprimere un desiderio o una volontà propria, come dominazione della Legge sociale rispetto alla legge propria individuale alla quale bisogna sottostare a tutti i costi, pena il castigo, l’ammonimento, l’esclusione o la derisione.
      La questione dei gadgets è solo una stupida metafora per raccontare i rifiuti costanti a cui sono sottopost* bambin* e adolescenti tutti i giorni da parte dei genitori e della società che piega le loro espressioni, desideri, microrichieste in favore della società dove il gender è una gabbia rosa.azzurra dalla quale si esce solo con grande dolore e pagando un prezzo altissimo.
      Grazie mille a te per il tuo tempo e per il tuo magnifico contributo.

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  2. se il bambino vuole il cappello di dory deve averlo e non diventerà certo “femmina” , se vuole il cappellino di nemo deve averlo lo stesso. idem per la bambina, non è dai gadget che dipende l’identità di genere

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