Più diritti per gli uomini?

Gooooooooooooooood morning internaut*, come state?
Oggi desidero lasciare da parte il mio egocentrismo.le mie opinioni.il mio mondo e proporvi un argomento sul quale vorrei confrontarmi con voi: il Mascolismo, o Mascolinismo, o Movimento per i diritti degli uomini.
Vi illustro in un secondo il percorso mentale che ho fatto…
Sono partita da qui:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mascolinismo

Direte voi: ha scoperto l’acqua calda! I movimenti maschili si conoscono da tempo, sai che novità!
Ma come, sapevate che esistevano e non mi avete avvisata? Nun si fa!
Beh, per le colombelle ignoranti come me, ecco come prosegue la faccenda…

Diritti per gli uomini: movimenti, gruppi e riunioni

Ce n’è per tutti i gusti!
I Movimenti per i diritti degli uomini (in inglese MRM) sono aggregazioni virtuali e non dove bio.uomini (a quanto pare vedono di buon occhio tutti gli orientamenti sessuali ma non ho compreso se sono benvenuti anche uomini transessuali e persone transgender FTM) si ritrovano per confrontarsi sulla Questione Maschile.

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I Am a Man-Io sono un uomo… più chiaro di così!

Lo strapotere dei femminismi, la derisione sistematica delle caratteristiche maschili (fisiche.emotive.cognitive) e la discriminazione positiva a favore delle donne nell’ambito lavorativo e familiare (vedi quote rosa, incentivi per le assunzioni, ma anche affidamenti dei pargoli quasi esclusivamente alle madri), questi baldi giovani e meno hanno deciso che si sentono non tutelati nei propri diritti di padri e uomini, attaccati senza possibilità di difesa, odiati dalle donne (soprattutto dalle loro arcinemiche donne femministe!), perennemente accusati dalla società di qualunque amenità accada, colpevolizzati a causa della violenza messa in campo da SOLO alcuni di loro, non presi in considerazione per le loro scelte e idee, abbandonati a se stessi dalla sanità pubblica e dai Tribunali e derisi per il fatto di essere uomini.

Sono nati, in risposta a questo senso di alienzione, vulnerabilità e forte discriminazione sociale, movimenti, gruppi e riunioni in difesa dei valori della maschilità.mascolinità.

I movimenti in Italia

Ho trovato nel web questo primissimo movimento, oggi non più attivo:

www.uomini3000.it/187.htmwww.uomini3000.it/187.htm

ma niente paura, perché il Movimento Uomini Beta (di Fabrizio Marchi) è attivissimo, eccovelo:

http://www.uominibeta.org/home2/movimento-degli-uomini-beta/

ed ancora… A voice for men (Movimento per i diritti degli uomini):

http://it.avoiceformen.com/obiettivi-del-movimento-per-i-diritti-degli-uomini/http://it.avoiceformen.com/obiettivi-del-movimento-per-i-diritti-degli-uomini/

vi lascio anche il link di un articolo (un po’ datato, è vero e chiedo perdono) che parla della Questione Maschile:

http://www.stradeonline.it/diritto-e-liberta/60-marco-faraci

Voci contro il mascolismo

Lorenzo Gasparrini scrive:

e per concludere… la pagina dei Gentle men’s Clu(b)log:

https://gentlemensclublog.wordpress.com/2016/04/04/chi-siamo-1/

Dopo aver letto links e contro-links, quale opinione vi siete fatt*? Conoscevate già questi movimenti? Avete altre info da condividere? Mi casa es vuestra casa, accomodatevi e segnalatemi ciò che conoscete!

Che il dibattito abbia inizio, fuori la voce!

Perché Cenerentola è solo per le bambine?

Domandona retorica, of course!

Mie* car*, benritrovat*! Come state in questa magnifica domenica di caldo tropicale al nord e di tempeste e tornadi al sud? Mi auguro bene.
La domanda di oggi, nata da una banale riflessione sul lavoro é: perché Cenerentola è solo per le bambine?
Eeeeeeeeeeeeeeee andiamo ad illustrare ‘sta menata mentale da due soldi.

Cenerentola solo per bambine, ma perché?

Lo sappiamo il perché: perché il gender influenza tutto, pure dei semplici gadget.
In sintesi che non c’abbiamo tutto ‘sto tempo da buttar via…

Ho cominciato circa 10 giorni fa il lavoro di merchandiser per un’azienda che distribuisce i gadget della Disney, fra gli altri, presso i diversi punti vendita piemontesi di una famosa catena di negozi di abbigliamento.
Ora, una volta che i bambini e le bambine si appropinquano alla cassa e vedono i prodotti che carichiamo nell’avancassa o sul display, ecco spuntare sorrisoni enormi, ed ecco spuntare le suppliche ai genitori e alle genitrici per convincerl* ad acquisare questo o quel gadget.
Qui il discorso si fa interessante, perché ci sono delle scene davvero esilaranti a cui assisto ormai quotidianamente: la mamma che si rifiuta categoricamente di compare al figlio il diario segreto di Cenerentola perché “è da femmine, scegli qualcos’altro!“, oppure il padre che suggerisce alla figlioletta di pochi anni che il berretto blu intenso di Paw Patrol non va proprio e “magari preferisci il block-notes 3D di Frozen con Anna ed Elsa, che sono femmine anche loro…“.

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Cenerentola non è la sola ad amare le scarpe…

Le chiacchiere stanno a zero.

I bambini e le bambine non sono liber* di chiedere qualcosa che non appartenga al loro genere di nascita, perché è sconveniente, perché non si fa e basta. Alle femminucce il fottutissimo rosa, ai maschietti il puerile azzurro, non si scampa.

Vergogna alle casse: quando i capricci diventano scienza sociale

Uno degli aspetti più interessanti che mi sta capitando di vedere è la manifestazione palese di un senso di vergogna provata da genitori e genitrici dopo la richiesta dei-lle pargol*.
Vergogna per la richiesta che non passa inosservata, dato che io sono lì a disporre i gadget ed ho occhi ed orecchie dappertutto: se io non ci fossi, probabilmente, questa passerebbe facile facile nel dimenticatoio, ma che un’estranea stia lì ad assistere alla volontà espressa dall’infante… è un problemone.
Mio figlio mi chiede il cappellino di Dory con i glitter fuscia sopra, ommiodddio che roba brutta, ci sarà qualcosa che non va in lui, e questa qui ha pure ascoltato quello che mi ha chiesto mio figlio. Che santa vergogna, andiamo via da questo luogo di perdizione!
Quando poi la richiesta non viene soddisfatta, al piccino o alla piccina di turno scatta l’embolo: ma perché? “Perché è rosa e tu sei un maschio“, dice il babbo o la mamma.
Noooooooooooooooooo, vedi scritto a caratteri cubitali negli occhi del cucciolo arrabbiato e semi.frignante, questo non me lo dovevi dire, mamma.babbo! O mi dici che è perché non hai soldi dietro o t’inventi un’altra storia che regga! Chemenefrega che il rosa è da femmine, a me piace tantissimo, me ne strabatto io di cosa è da femmine!
Al che, dopo l’imperativo negativo del-la genitore-trice accompagnante che non sgancia i soldi per acquistare il suddetto gadget incriminato e desideratissimo, scattano gli urli ed i capricci da manuale e lì la vergogna dell’adult* aumenta a dismisura e si fa insostenibile.
Vedi gente saettare fra gli scaffali con una velocità che manco Usain Bolt riesce a sostenere, trascinando minorenni per un braccio come se non ci fosse un domani!

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Usain Bolt e la sua mitica mossa

Il gender sembra essere insuperabile, anche alle casse di un negozio d’abbigliamento, grazie al perpetrare di una mentalità che continua a sostenere che l’azzurro è adatto al pene, il rosa alla vagina, che non può dare spiegazioni logiche sul perché venga negato ad una bambina un portachiavi blu da 2 euro, che si vergogna di ascoltare una richiesta legittima, sana, che esprime libertà individuale e zero preconcetti.
Una bambina se ne frega di Frozen e magari preferisce i Minions, così come un bambino può volere a tutti i costi l’agenda di Violetta.
E quindi? Qual è il problema? Qual è la mostruosità in tutto questo? Cosa può accadere ad un bambino che desidera indossare un cappellino con i glitter fucsia o ad una bambina che scrive i suoi pensieri su una agenda di Star Wars?

Lo spauracchio della frocitudine è sempre in agguato e terrorizza un po’ tutta la geografia umana in maniera trasversale, turbando sogni.speranze.aspettative. Perché?

Fuori le risposte, gente. Se ne avete.