FEMMINISMI CONTRO LA GUERRA

14 luglio, ore 00:50, TG3 Linea notte, 73 morti e più di 80 feriti, Nizza, attacco violento da parte di un kamikaze. Folla a terra in mezzo al sangue. Non si sa ancora se si tratti di un attacco terroristico o meno. Forse non è neanche così importante.

Paura, angoscia.

I genitori della persona con la quale condivido la mia vita da millenni si trovano a Mentone in vacanza, dove hanno casa, a poca distanza da Nizza. Con loro due splendide bambine, le nipotine Giorgia e Sofia, di pochi anni.
Il respiro si fa di cristallo, si rompe, mi sento spaventata, non so dove girarmi, sono incapace di stare ferma seduta sul divano a guardare la notizia con i relativi aggiornamenti.
Loro sapevano che Nizza poteva essere un bersaglio, ci hanno detto di non andarci, che loro non ci sarebbero andati per questa ragione.
Non c’erano, infatti. I loro corpi non sono fra la folla a terra, folla morta, corpi stesi a caso, lasciati lì dopo il passaggio del camion, dopo gli spari.
Poi la Germania, che si scopre vulnerabile per la prima volta, due episodi di grave violenza per mano di due “lupi solitari” in pochi giorni, ed ancora gli Stati Uniti con sparatorie in due locali e decine di giovani mort* fra un ballo e l’altro, prima ad Orlando, poi in Florida.
Ma anche la Nigeria è sotto scacco e da molto tempo; Boko Haram continua la sua folle corsa terroristica, prosegue con la missione di fare stragi di bambin* e adulti, rivendicando il nome di Allah dopo atrocità della peggior specie.
Della Siria, poi, meglio che non parliamo neanche, ché è solo una vergogna di abbandono, violenza e distruzione.

Devastazione ovunque, nessun Paese sembra essere al sicuro, si attende la prossima edizione del tiggì delle 20 e si incrociano le dita, si trattiene il fiato, si sta pront* a mettersi la maschera del lutto. Consumiamo brutalità visiva ogni giorno, ci passa accanto continuamente: ne parliamo, ne leggiamo, ne discutiamo, ne ipotizziamo rotte e destinazioni con gli occhi incollati al notiziario della sera, che davanti ad un piatto caldo ci snocciola un femminicidio dopo l’altro, una strage di minori, l’ennesima sparatoria senza senso, lo stupro collettivo per mano del branco.

Dinnanzi a tutto questo mi fermo a riflettere, dato che sdare e ripetere ossessivamente il vomito linguistico di odio che i media ci propinano ininterrottamente non mi sembra proprio una furbata.
Cosa possiamo fare? Per dirla con Vittorio “Vik” Arrigoni, Restiamo Umani, gente, o almeno proviamoci.

In questi giorni ho terminato di leggere Le tre ghinee di Virginia Woolf, anche questa è una lettura supplementare consigliata dal Pasionaria Book Club, il club del libro di magnifico stampo femminista che mi rallegra giorni e cuore a cui mi sono iscritta tramite Facebook e di cui ho già parlato nei post precedenti.

2.vir

Perché Virginia e Nizza insieme nei miei pensieri? Sembrano due cose inaccostabili, eppure…
Fra il 1936 e il 1938,Virginia riflettè e scrisse riguardo ad un tema molto attuale: cosa possono fare le donne per prevenire la guerra?
Questo pensiero, nato durante la seconda guerra mondiale e dopo la perdita di suo nipote Julian nella Guerra Civile Spagnola, è l’incipit di questo libro particolarissimo.
Da qui una riflessione contemporanea indicibile: dove siamo noi donne (tutte noi, a qualunque tipo di narrazione femminile e donnità apparteniamo) contro la guerra? Contro ogni tipo di guerra? Contro le stragi, contro le morti violente, contro quella al terrorismo? Contro quella pubblica, contro quella sociale, contro quella privata?
Silenzio o parole di circostanza spese qua e là, decisamente troppo poco incisive. Azioni sparse e discontinue.

Siamo occupate con la maternità o con la non.maternità, con il lavoro (trovarlo, mantenerlo, farci pagare il giusto) e la carriera, con la crescita della famiglia e la cura della casa, con le relazioni personali, con la costruzione di una rete emotiva e sociale e con gli studi, con l’attivismo femmista.animalista.pacifista.ambientalista e con le passioni che fanno andare avanti le lancette dell’orogologio ad un ritmo vorticoso. Tutto questo è immenso.potente.magnifico, ma forse è venuto il momento di farci due domande su cosa stiamo mettendo in campo, di fatto, in maniera pragmatica, per costruire un mondo dove nessuna guerra sia possibile, dove nessun tipo di terrorismo sia più permesso.

Cosa possono fare le donne, cosa possiamo fare noi donne, per prevenire la guerra? Smettere di tacere, prendere posizione, agire.

Virginia proponeva alcune azioni, che oggi trascrivo qui, per voi, al fine di riflettere insieme sulla loro effettiva efficacia: rifiutarsi di lavorare nelle fabbriche di munizioni o come infermiere al fronte; non incitare fratelli.figli.padri alla guerra (e questo passa dal boicottare il servizio militare, l’arruolamento ecc…); non appoggiare in alcun modo attività.raccolte fondi.associazioni relazionate con la guerra; comprendere che cosa significa la parola Patriottismo e separarla, finalmente, dal concetto che sia legata indissolubilmente all’attacco armato di altri Paesi.

Oggi che cosa potremmo aggiungere? Mi vengono in mente un paio di cosine: non arruolarci noi stesse nell’esercito e rifiutarci di lavorare in tutti gli ambiti che prevedono elementi collegati alla guerra o al terrorismo; boicottare aziende.prodotti.servizi.lobbies relazionati con la guerra o il terrorismo; prendere una posizione forte, anche attraverso azioni concrete.pacifiche.collettive, contro la corsa agli armamenti, le “guerre preventive” o la “esportazione della democrazia” in altri Paesi; educare le nuove generazioni ed educare noi stess* alla pace inclusiva e alla non-violenza, alla condivisione di valori comuni e al dialogo reciproco; chiedere sanzioni per i Paesi che appoggiano guerre e fomentano il terrorismo; chiedere sanzioni nei confronti delle aziende che producono.vendono.esportano armi e sanzioni ai Paesi che importano armi destinate alla guerra e al terrorismo.
Vi viene in mente altro?

pace

Mi chiedo e chiedo a voi, in questo esatto momento, qual è stato il ruolo della donna nelle guerre del passato e qual è il suo ruolo oggi (non solo nella guerra ma anche nel terrorismo) e come possiamo agire, collettivamente, per muoverci all’azione pacifica e cominciare a far sentire la nostra voce.

Credo che un mandato obbigatorio del femminismo o, per meglio dire, dei femminismi, di qualunque corrente si tratti, sia proprio l’azione concreta per la salvaguardia di TUTTE le vite, poiché pari in dignità.importanza.bellezza.diritti.
Necessario è trovare nuove forme attraverso le quali tutti i femminismi e noi che li abitiamo e li portiamo avanti, unit* e coes*, possiamo creare e/o prendere parte ad un’azione concreta contro la guerra ed il terrorismo.
Qualche idea, gente?

Virginia chiude il libro con queste parole:

“[…] Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. Non è di entrare nella vostra associazione, ma di rimanere fuori pur condividendone il fine. E il fine è il medesimo: affermare “il diritto di tutt* (l’asterisco, ovviamente, è mio)- di tutti gli uomini e di tutte le donne- a vedere rispettati nella propria persona i grandi principi della Giustizia, dell’Uguaglianza e della Libertà”.

Annunci

One thought on “FEMMINISMI CONTRO LA GUERRA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...