UNA STANZA, UNA DONNA

Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee di ritorno su TheQword dopo lunghe settimane di silenzio ristoratore. Se non hai nulla di bello da dire, taci!, diceva la buon’anima di mio nonno Lindo a figl* e nipot* indiscriminatamente.

Faccio volentieri tesoro delle massime dei vecchi, o dei diversamente ggggiovani.

Mi sono felicemente iscritta ad un club del libro su Facebook, il mitico Pasionaria Book Club, e mi sono saltata volentieri Una donna di Sibilla Aleramo (che già conoscevo e no, non lo volevo rileggere perché mi faceva troppo soffrire!), ma alla seconda tornata mi sono aggrappata forte e sono salita sulla giostra: abbiamo votato, sì, in questo club i libri si votano e vince la maggioranza, Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf.

Mo’ direte: ma questa scrive in un blog sul queer di Virginia Woolf? Ma che è matta? Sì, ma non è per questo che ne scrivo.

Leggendo il libro, un po’ lentino al principio, ma poi con forti dosi di limonata fredda ed entrando in un mood tipo trance si fa leggere bene, mi sono sorte domande che mi sembrava interessante condividere. Are u ready baby?

Contando che il libro è stato scritto come intervento per una conferenza sulle donne e la letteratura (femminista e non), e porta la data del 1928, alcuni punti mi sono sembrati super attuali, tanto da sgranare gli occhioni e farmi esclamare nel buio della mia stanzetta ad orari notturni improponibili: “Ma daaaaaaaaaai! Questo accade ancora oggi, non è cambiato una mazza di niente!”.

Sconforto.silenzio.lacrimucciaall’angolodell’occhio.epoiilsilenzio.

2

Ed ecco il sorpresone del millennio: oggi non vi ammorbo con considerazioni e soliloqui intimisti o strani coming out come al solito, bensì vi porgo queste stesse domande che possiedono la mia mente da qualche giorno e le lancio nell’etere affinché le troviate e, magari, con un po’ tanta fortuna, ve ne facciate qualcosa.

Bando alle timidezze e alle vergogne, che come diceva la grande Carmen: “Io la vergogna me la metto sotto al culo…”, ecco le domande:

  1. Perché le donne (da qui in poi mi riferirò sempre a tutte le forme di essere donne, bio e non) sono ANCORA povere e fanno ANCORA, spesso e volentieri, parte di una invisibilità sociale?
  2. Le donne hanno sempre avuto la funzione di specchi per gli uomini, con il potere di riflettere raddoppiata la loro immagine, a discapito della propria. La donna ha ancora questa funzione? Ed esiste questa funzione anche nelle coppie LGBTI?
  3. Il silenzio a cui la maggior parte delle donne è stata sottoposta da sempre rimane come impronta.eredità (negativa) nell’inconscio collettivo comune?
  4. Esiste un inconscio collettivo solamente femminile, nel quale tutti i tipi narrazione femminile sono presenti ed attingono ed aggiungono qualcosa da e ad esso?
  5. Virginia profetizzava una forma di scrittura femminile del tutto differente da quelle conosciute precedentemente, nate in seno alla cultura maschile.eteropatriarcale, capace di distaccarsi completamente da esse: è davvero così? Sono nate o stanno nascendo forme di scrittura innovative, riconducibili solamente all’universo femminile?
  6. La donna è destinata, da un punto di vista letterario.economico.sociale ad essere una eterna costola di quell’Adamo primigenio?
  7. Nelle società matrilineari conosciute, sono state prodotte forme di arte (letteratura.scultura ecc…)? Sono stati inventati nuovi codici capaci di scostarsi dal mondo eteropatriarcale?
  8. Cosa producono, oggi, le donne?
  9. “[…] Le donne sono dure con le donne. Alle donne non piacciono le donne…“, scriveva Virginia nel 1928. Rimane questa durezza, questa mancanza di solidarietà, questa incapacità di fare squadra, di comprendersi, di ritrovarsi sotto un fronte comune? Cosa pensate delle “donne che odiano le donne”?

Non mi lasciate a rifletterci da sola, che poi mi incasino la mente e ne escono mostri.

Daje raga’, non mi mollate proprio adesso che c’ho bisogno!

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