Glossario della de/frammentazione

Di Larsen Iceberg*

Introduzione agli studi di genere

L’evoluzione e la degenerazione umana ha modificato l’essere umano tanto da spostare il suo assetto, una volta appartenente al regno animale, verso una complessità esistenziale macchinosa e cibernetica.
Abbiamo investito molto nella crescita del nostro cervello (con risultati discutibili) disinvestendo il rapporto con il nostro corpo, disconoscendolo infine.
Questo nostro sistema identitario non permette più di viversi per ciò che si è e ciò che si vuole essere. L’ipotetico sviluppo cognitivo ci ha permesso di scoprire molti particolari della realtà e di com’è fatta. Ma tutta questa rete di informazioni e processi, di cui alcuni estremamente complicati e minuziosi, è a volte irriducibile. Non semplificabile.
Paradossalmente la complessità degli studi di genere tende a distorcere/decostruire i concetti per rendere più accessibile alle persone la “cosa umana”.
quale è il significato degli studi di genere?
È un flusso di ricerca, formato da più correnti di studio, con un approccio multiassiale e interdisciplinare sulla sessualità e sull’identità di genere, rapportandole agli aspetti psico-socio-culturali assunti e vissuti.
Senza doversi specializzare in tale disciplina appassionante, ma dal calibro contundente per chi si inoltra in questioni delicate, possiamo porci dubbi e processare aspetti di base.
che cosa si intende per sesso biologico?
Possiamo vederlo come un risultato del corredo genetico, che esprime una base anatomica e fisiologica come le caratteristiche sessuali primarie e secondarie e il loro funzionamento.
La cultura ci ha insegnato che esistono due sessi: si è uomo o donna rispetto all’essere nati con il pene o con la vagina.
Ma è un’inesattezza scientifica, perché i sessi biologici non sono solo due.
Ecco che possiamo introdurre il concetto di intersessualità.
L’intersessualità è un termine per identificare quei corpi che per corredo genetico presentano caratteristiche maschili e femminili. È interessante come questi corpi vengano trattati come inesatti, piuttosto che nature biologiche. Difatti, spesso, un neonato che presenta tali caratteristiche viene modificato chirurgicamente per appartenere a un solo sesso. In questo caso, l’equipe medica assieme ai genitori decideranno l’attribuzione di una specificità.
Se pare molto chiaro il concetto di sesso biologico, il rapporto tra quest’ultimo con “l’identità di genere” invece è più sfumato.
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che cos’è l’identità di genere?
È una delle prime risposte alla domanda “chi sono io?”. L’identità di genere può differire dal sesso biologico (come il §oggetto può differire dall’Io), poiché la sua formazione è influenzata da fattori non solo biologici, ma soprattutto sociali, culturali ed educativi. Ci insegnano che se nasciamo con il pene o con la vagina apparteniamo a specifici generi. Eppure non è sempre così. Il processo identitario è molto complesso, soprattutto al giorno d’oggi. Ma come Judith Butler suggerisce, alla domanda “chi sono io?”, dovremmo aggiungere: “chi sei tu?”, poiché è nel rapporto con l’Altro che la nostra stessa identità si forma, come fu teorizzato da J. Lacan nella teoria dello “stadio dello specchio”.
Inoltre possiamo osservare quanto è difficile per ogni campo di concentramento** accettare ciò che è fuori dalla norma, lo vediamo per quanto riguarda la cosa psichiatrica, come nell’orientamento sessuale.
che cos’è l’orientamento sessuale?
È la percezione del proprio Desiderio Erotico/sessuale verso un Altro che sentiamo debba avere determinate caratteristiche, o almeno abbiamo la convinzione di saperlo. Anche questo aspetto è influenzato, anzi sovradeterminato, dal sistema socio/culturale in cui viviamo.
Spesso l’orientamento sessuale si confonde con quello affettivo, dando per scontato che l’amore, diverso dall’innamoramento, includa a priori tutto il resto del Desiderio. Non è un caso che sulla scala dei bisogni di Maslow, come in altre rappresentazioni, le due necessità siano a diverse altezze.
L’orientamento affettivo può essere visto come la capacità di amare l’Altro, anche esso con determinate caratteristiche, ma non quantificabili in un processo logico.
È bene considerare un altro fattore che va a determinare con gli altri l’intero funzionamento della persona.
Parliamo dell’espressione di genere. Cioè il modo in cui decidiamo, o pensiamo di decidere, di esprimere nel mondo ciò che sentiamo di essere. Si dà per scontato che chi si sente maschio debba corrispondere all’immagine ideale del Sé conseguente, ma quest’ultima non è stata scelta del §oggetto, bensì sovracostruita dal sistema.
L’espressione di genere si esprime con la fisicità, l’abito, la parola, il gesto e il segno non solo per affermare il sé, bensì per comunicare la modalità di Avvicinamento che l’Altro dovrà mettere in atto per essere riconosciuto.
“Nasciamo tutti nudi, tutto il resto non è che un travestimento”, Rupaul – Drag queen 
I vari rituali di travestimento esercitati in alcune occasioni sociali riconosciute (Carnevale, Halloween, il cosplay, ecc..) o fuori dalla norma culturale come il “drag” o il crossdressing sono rivendicazioni, più o meno consce, della libertà di espressione. Poiché tale libertà ci è negata dalla nascita, sin da quando i genitori e i parenti scelgono vestiti e colori per identificare il §oggetto senza il suo consenso.
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Nell’autoanalisi ognuno di noi può rileggere le proprie unicità, ed è possibile scoprirsi diversi da ciò che pensavamo di essere e sapere di noi. Può essere un percorso lungo e immerso nel conflitto.
Perché de/costruirsi e perdersi per conoscerci è parte di qualsiasi percorso di crescita, ma senza il ritorno al nostro corpo e alla nostra integrità (non ci si riferisce a una integrità morale, ma ad un §oggetto integro e fluido) non troveremo né pace né felicità.
Esso è il nostro “Core”, colui a cui dobbiamo rendere conto ad ogni passo nel cammino dell’esistenza.
**si fa riferimento alla teoria del “Concentramento sistemico” teorizzata da Larsen Iceberg nel 2015.

*Larsen Iceberg è metartista, scrittore, poeta, camminante, costruttore
di labirinti mentali, vivente e investigatore dell’umano e del
sovraumano. Ultimamente la sua esistenza è vissuta fra capolavori
proetici e scoperte sul tema del
genere.sesso.espressionedigenere.manifestazioneumanainclusiva.
Larsen Iceberg vive a Torino, città che fotografa, annusa e abbraccia quotidianamente.

NERO.ARCOBALENO

Abbiamo inventato parole per tutto, per ogni santissima cosa, anche per le idiozie più idiote. Eppure per questo, un linguaggio non è ancora stato trovato, inventato, pronunciato.

La violenza all’interno di una coppia lgbti.

Se è lui che picchia lei o la ammazza, tutto regolare, conosciuto, già visto, già nominato, non fa manco più notizia al tiggì delle venti. Femminicidio. Conosciamo questa parola ormai a memoria, la usiamo spesso, la ripetiamo per ogni nuovo caso di cronaca irrisolta. Il femminicidio ci è familiare, come pure la violenza di genere.

Se lei picchia, stupra, ammazza lei, o lui riempie di calci lui, lo umilia e diventa il suo stalker… come si chiama questo tipo di violenza? Nessun riferimento trovato, siamo spiacenti, si prega di riprovare!

Cominciamo dalla questione del pregiudizio positivo: ma no, la violenza di genere non accade all’interno delle coppie lgbti, perché questa è una dinamica che si vede solo nelle coppie etero.binarie. Wroooooooooooooooooooooooong!

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Seguiamo poi con una perla di mostruosità: è stupro solo se si usa il pene. Wroooooooooon again!

Nelle ultime settimane, per preparare questo post, mi sono documentata sulla questione e ciò che ho trovato è una omertà pari a quella messa in campo dai clan mafiosi del nostro Belpaese.

Storie di un orrore agghiacciante, forse perché non ce lo si aspetta in nessun modo: lei che sfregia la compagna incinta e la devasta a suon di pugni con una leggerezza d’animo degna di nota, lui che rende la vita del compagno un inferno in terra mettendo in pratica una serie di dinamiche emotive.fisiche.cognitive che sembrano essere state partorite dalla mente malata di Jack Lo Squartatore. Stalkeraggio della peggior specie, minacce irripetibili, percosse sistematiche, violenza quotidiana di tutti i tipi e forme conosciuti e sconosciuti all’Uomo.

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Tre settimane a leggere reports, verbali, notizie pressoché invisibili riguardo questo tema veramente ma veramente agghiacciante e ti chiedi: “Ma cosa sta succedendo?”.

Non succede nulla! Nel senso, nulla che già non conosciamo da tempi immemori: l’essere umano, di qualunque orientamento sessuale, espressione di genere, genere e sesso, è uguale a se stesso e ripete incessantemente le proprie mostruosità applicandole in maniera democratica, cioè estendendole ad ogni aspetto della propria esistenza. Qualunque essa sia, in qualunque modo essa venga vissuta e affrontata.

I centri di ascolto per le persone lgbti vittime di violenza non sono preparati per affrontare questo tipo di emergenza e non ci sono ancora persone formate a dovere su questa particolare sfumatura di violenza. Inoltre, l’omertà di chi subisce violenza è enorme (primo perché è qualcosa di inaspettato, che non ha ancora assunto connotati chiari e definibili, esistenti da un punto di vista umano singolare e collettivo e, quindi, affrontabili e perseguibili anche solo da una prospettiva sociale e politica; secondo perché le persone vittime temono di essere responsabili di una ulteriore stigmatizzazione della comunità lgbti e, pertanto, scelgono la via del silenzio).

Le stesse dinamiche di potere, violenza, arroganza, viltà, sottomissione e crudeltà di sempre. Il medesimo orrendo assetto etero.patriarcale di sempre, semplicemente traslato e quindi (chissà perché?) considerato migliore. Il silenzio complice di sempre di chi sa e preferisce tacere. La mancanza totale di supporto.ascolto.tutela nei confronti delle persone vittime di violenza all’interno della coppia di cui fanno parte. La derisione nei loro confronti, l’incredulità ed il sarcasmo da parte delle autorità preposte a tutelare i.le cittadini.e e che invece raccolgono testimonianze e denunce fra battute sarcastiche e consigli su come sferrare il pugno perfetto per difendersi durante la prossima aggressione.

Un aspetto importante da considerare è anche il sentimento di profonda vergogna al momento di raccontare.denunciare quanto accade all’interno della coppia.

Le persone lgbti che subiscono violenza sono vittime sotto molteplici aspetti: per la violenza in sé; per una non.tutela sociale.politica.culturale.legale sistematica nei loro confronti; per la mancanza di un’esistenza linguistica di questa violenza che la renda visibile e, quindi, esistente; per l’omertà messa in campo al fine di non aumentare lo stigma sociale di un’intera comunità della quale ci si considera membri; per l’inesistenza di strutture e persone capaci di far fronte a questa situazione.

Questo post, breve rispetto ai precedenti, termina qui.

Vi lascio qui di seguito alcuni links che ho consultato nelle ultime settimane a cui dare un’occhiata per approfondire il tema:

http://www.ilpost.it/2016/04/20/violenza-domestica-coppie-gay/

http://www.buzzfeed.com/patrickstrudwick/this-is-domestic-abuse-when-lgbt#.db3VkyzmD

http://www.brokenrainbow.org.uk/help/helpline

http://www.vice.com/it/read/sono-una-donna-e-sono-stata-violentata-da-una-donna

Dato che a chiacchiere stiamo a zero, passo e chiudo. Alla prossima!