SAVE THE LAST MAN

Tre fratelli, due padri, amici a non finire… tutti bio-uomini. Da sempre e per sempre.
Sono sempre stat* un po’ un Canone Inverso, elemento che non c’entrava molto con tutti loro, ma che in fondo lì in mezzo si sentiva da dio. Ed ho continuato a starci, in quel mondo, ad essere l’amica, il compagno-camerata, il migliore amico, la sorella, il-la figli*.
Ho vissuto tre innamoramenti, ho convissuto con le persone destinatarie di quelle enormi passioni che mi hanno fatt* spostare, restare, andare, tornare… tre bio-uomini, ma prima di tutto tre persone.
Quindi, ad occhio e croce, si può dire, semplificando moltissimo, che sono-stat* circondat* da un fracco e mezzo di uomini. Sì, vero.
Vivere fra loro mi ha portato a considerare molto spesso il ruolo della donna, le dinamiche che si instaurano volenti o nolenti fra le persone di sesso biologico differente, che si trovano a volersi bene e a voler condividere la propria vita insieme.

Essere un’attivista transfemminista ed aver attraversato tutta la vita in mezzo ai bio-uomini mi ha portat* prima di tutto a non appoggiare il matronato, né il matriarcato (inteso come lo si intende qui in Occidente), né le isterie femminili né tanto meno alcuni atteggiamenti di protezione a tutti i costi verso il bio-femminile a prescindere, solo per il fatto di essere nate donne.
Ho visto spesso un medesimo atteggiamento (considerato socialmente discutibile a livello oggettivo) messo in campo da una bio-donna e poi da un bio-uomo, e se per il lui in questione sembra esserci la lapidazione collettiva, la lei in questione se la cava con una battuta o una critica soft un po’ generica.
Ora, tutt* noi sappiamo che il fantastico eteropatriarcato ha generato praticamente solo Idre a ottomila teste e che il femminicidio è solo la punta di uno schifosissimo iceberg di violenze, soprusi e comportamenti tremendi messi in campo solo ed esclusivamente per ledere, minare e distruggere un essere umano. Su questo non si discute, anzi, la lotta comune ad ogni essere umano dovrebbe essere (non dico solo, chiaramente) quella femminista inclusiva di tutte le narrative femminili… ma anche maschili.

E qui immagino volare pomodori marci nella mia direzione… ho già indossato casco e imbottitura da giocatore-trice di Football Americano.

Si pensa che il femminismo nasca solo in tutela delle bio, e non, donne. Nonononono!
Il femminismo, soprattutto quando inclusivo di tutte le realtà umane, significa (o questa è perlomeno l’utopia maxima!) equità. Nessuna persona al di sopra di un’altra, sia essa socializzata come donna o come uomo.

Ho notato ultimamente, soprattutto nelle coppie etero-binarie sposate da un tot di tempo, una determinata dinamica che mi mette davvero in allarme: la donna-moglie tratta di norma malissimo il marito-uomo. Qualunque cosa lui dica lei lo riprende, tutto quello che lui fa non va mai bene, lei non perde mai l’occasione di riprenderlo e/o sgridarlo (?!) in pubblico per mancanze e/o errori vari considerati imperdonabili. Vi giuro che è un fenomeno che vedo sempre più spesso.
Donne arrabbiate, feroci, stanche di qualunque parola, gesto d’affetto, approccio emotivo da parte del marito. Rispostacce che volano a destra e a manca, correzioni costanti che ledono la dignità del gentil consorte e tanti piccoli dettagli che lo mortificano. E gli uomini tacciono, incassano e cercano di salvarsi da un’umiliazione più grande.

Perché non si difendono, perché non dicono nulla?

Per varie ragioni, certamente, anche perché riassumere il tutto ad una questione sola sarebbe riduttivo e poco realistico ed una risposta unidirezionale sarebbe impraticabile. A me due cosine vengono in mente… matronato, intoccabilità della donna vissuta non più come persona ma come simbolo totemico, perdita del concetto del ruolo maschile in quanto portatore di pari doveri e diritti… ve ne vengono in mente altre?

Quello di cui il femminismo inclusivo (di tutte le realtà umane come equamente importanti, come detto prima) si occupa (o dovrebbe occuparsi) è la possibilità e la necessità di donare ai bio-uomini altri e nuovi spazi di risignificazione e di libertà rispetto al ruolo granitico nel quale hanno dovuto obbligatoriamente iscriversi per poter sopravvivere ed essere riconosciuti (socialmente e familiarmente) come tali.
Per cominciare, in maniera molto pragmatica: la possibilità di viversi appieno le emozioni che provano (e che invece, ahimè, spesso sono costretti a blindare, a spingere in un angolo di sé pagando un prezzo altissimo di grande sofferenza) come piangere, commuoversi ed intenerirsi, sentire liberamente e condividere apertamente un’emotività che fino ad ora è spesso accompagnata da battute e frasi tipo: “Oh caxxxxxo, stai sempre a lamentarti, c’hai pure tu le mestruazioni?!”, oppure “Ma ti guardi ‘sti film, sei una femmina o un frocio?”…

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Proseguendo… la possibilità di togliersi ‘sto fardello maledetto del Principe Azzurro e tutto quello che è legato alle aspettative dell’uomo perfetto: cene romantiche pagate sempre da lui, fiori, anelli, proposte varie, accettare il ruolo di capofamiglia a tutti i costi, sentire l’obbligo di guadagnare di più sempre e comunque rischiando un tragico burnout, fare sempre il primo passo, sentirsi sempre in obbligo di dimostrare di essere un dio greco dell’amore anche quando è si è stanchi morti, indossare sempre e solo abiti comprati nella parte FOR MAN dei negozi di abbigliamento quando invece si vorrebbe indossare altro (e qui valgono anche cappellini di Hello Kitty o T-shirt di My Little Pony), farsi da parte nella relazione (a volte, diciamolo, morbosa ed escludente) fra madre e figli* divenendo uno spettatore di qualcosa che si vorrebbe-potrebbe-desidererebbe vivere invece in maniera completamente diversa…

Aspettative devastanti… come si può chiedere così tanto ad una sola persona? Bio-uomini che vanno in giro come zombie per cercare una quadra possibile per essere l’uomo perfetto. Non si può!

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Parlando con il mio amico Gabri, l’altra sera, è emersa una verità che avevo un po’ sospettato: che spesso, per aderire alle aspettative femminili, molti bio-uomini fingono. Sissignora, fingono. Perché sentono di non avere altra scelta. Non solo per riuscire ad andare a letto con la persona che gli interessa, ma anche solo per poterle fare credere di essere interessante.
E poi, dall’altra parte, spesso ci si trasforma in macchiette femminili ottocentesche svenevoli che si sentono defraudate, tradite, abbandonate, quando poi scopriamo che non c’è nessun uomo dei sogni, ma solo un uomo. Solo un uomo… I bio-uomini fanno una campagna elettorale per poter fare innamorare le fanciulle (che poi, ovviamente, non riescono a tenere in piedi per molto tempo tutto ‘sto teatrino), le bio-donne chiedono l’impossibile e si sentono in diritto di recidere il contratto emotivo, fisico e psichico se qualcosa non va come vorrebbero… Qui c’è grossa crisi, mi sa!

Ho vissuto fra bio-uomini che hanno versato fiumi di lacrime per amore, regalato rose blu e gialle, ascoltato Pausini e Antonacci gocciolando dolore tremendo da cuore e occhi, organizzato cene memorabili, regalato qualcosa di bellissimo ad ogni fottutissimo compli-mese, che si sono svenati per rendere l’anniversario romantico ed indimenticabile. Tutto dato per scontato, perché questo è quello che corrisponde agli uomini.
Personalmente, da essere umano che si vive e vive il Queer anche all’interno della coppia, mi sono scoperta molto romantica (chiaro, a modo mio, vi pareva che potessi fare una roba normale? Ma de che?) e mi sono resa conto che mi piace fare sorprese, avere mille piccole attenzioni, fare regali, preparare cene, regalare fiori (disegnati), scrivere canzoni e poesie sui muri per la persona con la quale vivo un certo tipo di amore.
Adoro offrire cene anche ai miei amici, cedere loro il passo davanti ad una strettoia, aprire loro la porta ed interrompere questo binarismo obbligatorio a-chi-compete-fare-cosa.
Me ne fotto altamente della cavalleria e del bon-ton, dell’educazione eteropatriarcale che permette alle donne di farsi aprire le porte e venire massacrate, tutto in un solo giorno. Qui si gioca alla pari il più possibile: nessuna differenza, nessuna scusa data dalla biologia, dalla “Natura”, da dio sceso in Terra che ci dice qualcosa su come dobbiamo agire in base agli organi genitali con i quali siamo nat*. Ovaie e testicoli sono alla pari, mente con mente, cuore con cuore, sensi con sensi.
Ma le donne restituiscono tutta una serie di attenzioni, galanterie, gesti grandi e piccoli d’affetto? Mmmmm, non sempre, non proprio…

Mi sarebbe tanto piaciuto se Simone De Beauvoir si fosse detta, anche solo per un istante: “Uomini non si nasce, lo si diventa”… ma come si è uomini, come lo si diventa, come si può risignificare tutta questa “uomità” fuori dal disprezzabilissimo stereotipo , fuori dalle leggi non scritte che li condannano alla perfomance e alla performatività costante?

E se Lacan e Kristeva si fossero chiest*: “Esiste l’uomo?”, magari le cose sarebbero andate diversamente.

Il femminismo inclusivo (e Queer) è l’unica tana libera-tutt*!
Proteggiamo le donne, tutte le donne, ma salviamo anche gli uomini, tutti gli uomini.

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