IN UNA SOLA PERSONA

Questo è il titolo italiano di un libro magnifico del mio amatissimo John Irving, scrittore americano geniale e potentissimo.

In una sola persona, tutto in una sola persona, questo noi siamo. Tutt* noi.

Dopo settimane passate a farmi venire “l’ansia da definizione”, mi sono detta: “Mobbbbbasta!”

Troppe definizioni, troppi nomi, troppe categorie, troppo di tutto e vaffanculocon’stinomimaledetti!

Questa era la mia lista di definizioni applicabili a me stess*:

  • Persona altamente sensibile (PAS)

  • pansessuale

  • pangender

  • demisessuale

  • queer

  • donna biologica

  • persona multipotenziale (o scanner)

  • vegan*

  • antispecista

Santisssimocielocheansiamammamia!

Poi l’illuminazione sulla via del Maurice…

Domenica scorsa, durante un caffè lungo ottantaore, parlando con Mar(i)c(k)o e Beatrice, new- entry nella nostra vita, mi sono smembrat* davanti ai loro occhi per riformarmi liquida questa settimana.

Non vi dirò cosa ci siamo dett* di preciso, mi ci vorrebbe davvero troppo, ma posso dirvi che alla fine mi sono res* conto che l’unica cosa che desidero davvero dire di me stess* è che sono una persona. Non sono queer, vegana, antispecista… no, sono solo una persona.

Al limite posso dire che faccio l’attivista queer, che mangio vegano, che vivo una vita seguendo un focus antispecista. Fare, non essere. Mettere in atto, non essere quell’atto.

Mi sono res* conto di aver confuso l’essere con il fare, sovradeterminandomi e lasciandomi sovradeterminare bestialmente.

Dopo essermi desnortead* (aver perso il nord, in lingua portoghese), rieccomi!

Tutto ciò che sono e faccio e penso e sento in una sola persona: Marta. Solo Marta.

L’ansia è svanita, mi sembra di aver perduto 20 kg, viaggio legger* nella mente, mi riprendo pezzi miei, lascio i piedi scoperti, mi passo lo smalto sulle unghie, gioco con le bolle di sapone, invoco l’amore morto, guardo ossessivamente quei film che mi fanno tirare su dal divano e compiere azioni folli come agitare il mio adorabile culo, cantare a squarciagola a mezzanotte per grande gioia del nostro vicino Fabrizio che ci detesta, scrivere lettere d’amore alla notte, sbocconcellare poesie di furia nel mio personalissimo Kaddish funebre… e tutto questo non si chiama in nessun modo, eppure io sono dentro in pieno e faccio questo… come la mettiamo?

Non mi serve definire quale orientamento sessuale ho, a quale sesso appartengo, qual è la mia identità di genere… definire non significa spiegare, non significa dire, non significa confrontarsi. Opinione personalissima. Definire significa applicare nomi, etichette, incasellare, sovradeterminare, categorizzare, perdere qualcosa di molto importante di noi nel momento in cui adottiamo una parola piuttosto che un’altra per dire all’Altro qualcosa che ci rappresenta.

Noi siamo esseri mutanti, una definizione di oggi dopodomani non andrà più bene.

Chi ci chiede di noi e si accontenta della definizione, forse non ha tutta questa voglia di conoscerci. Dire di noi merita accoglienza, necessita ascolto, vuole tempo. Lasciamo perdere la possibilità di presentarci in 3 secondi con parole simili a quelle incrociate da Settimana Enigmistica, fanno pietà.

Parlarsi, comunicarsi, confrontarsi, accogliersi… tutte azioni che vogliono una specifica: un linguaggio comune per intendersi, e per farlo si ha bisogno di trovare terra neutra su cui risignificare insieme di cosa stiamo parlando.

Chi sono io? Una persona, solo una persona, incredibilmente solo una persona.

T-INCLUSIVE

“Il mio tesssssssoro…” bisbigliava costantemente quella creatura corrotta e malamente calva conosciuta anche come Gollum (se non sei un* nerd come me, vedi saga “Il Signore degli anelli”), per riferirsi all’amore della sua vita, l’anello.
In queste ultime ore questa semplice e rabbrividevole frase mi è entrata nella mente creando un loop fastidiosissimo. Il mio tesssssssoro, mammamiacheviscidume!
Ecco, ‘sta frase maledetta mi è venuta in mente dopo aver fatto un bel po’ di materiale riguardante la transfobia in alcuni ambienti femministi. Tatataaaaaaaaaaaaaaaaaaaan, noooooooooooo la discriminazione verso le persone trans portato avanti dalle femministe è una roba che non si può sentireeeeeeeeeeeeeee… eppure.

First: cominciamo con il dire che esistono molti femminismi diversi, mica ce ne sta uno solo… giammai! Questo è stato l’errore più grande del femminismo passato: credere arrogantemente di poter essere unico e poterci rappresentare tutte. Wrrrrrrrong! Per fortuna mo’ se vede de tutto in gggiro.
Second: continuiamo dicendo che per alcuni versi, noi femmine-donne e cos’altro biologiche e non, sì pure voi che fate le gnorri e guardate in giro, siamo ancora a dei livelli di scoraggiante estrospezione. Stiamo ancora a litiga’ se er pelo sotto l’ascella fa femminista o no, se il trucco è eteropatriarcale, se la mestruazione è un argomento scomodo o no da portare in una cena di famiglia. Siamo, ohmmmioddddddio, ancora a porci e a porgerci autisticamente la domandona del millennio: “Ma che è ‘na donna?”
Io dico, ma se una risposta chiara non è mai arrivata, forse magari (e dico magari con ironia e sarcasmo che sgorgano a fiumi) è perché non c’è una risposta univoca, che rappresenta tutte le persone chiamate in causa, o no? Non è che ti sto chiedendo: “Ti piace la birra doppio malto?”, qui stiamo parlando di una cosa seria, da obbligarci a metterci l’espressione in faccia che dice “Uhhhh, questa è difficile”.
Sì, è difficile. Forse impossibile rispondere a questa domanda. Che cos’è una donna? Ognun* ha diritto di rispondere alla domanda un po’ come le-gli pare. Fino a prova contraria fingiamo di vivere in un Paese democratico, e allora su!

Comunque, tornando a monte del discorso (come sempre mi perdo, vi chiedo scusa, sono una sociopatica logorroica): le femministe radicali transfobiche, dette anche TERFs, (c’abbiamo un nome per tutto!) stanno portando avanti teorie e suggestioni da campo di concentramento nazista. Brrrrrrrividone lungo la schiena.
Fra le varie perle (sub)umane di cui ho letto, sicuramente la posizione di Germaine Greer mi ha lasciata senza parole: questa scrittrice e femminista radicale australiana, ovviamente terf, sostiene allegramente che le donne trans sarebbero “spaventose parodie” di donne, le quali sono responsabili di mettere in campo stereotipi positivi, isterie tipicamente (…) femminili e condotte che fanno parte di una lettura patriarcale del femminino. Brrrrrrrrr.

Ma il teatro dell’orrore non termina qui…

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Amiche ed amici, al secondo posto della nostra Top3 delle posizioni più impopolarmente discriminatorie troviamo Janice Raymond, la quale sostiene imperturbabile come un baob africano sotto le piogge torrenziali che, e vado a citare testualmente: “tutti i transessuali violentano i corpi delle donne riducendo la vera forma femminile ad un artefatto, appropriandosi del corpo per sé stessi”… Un genio. Del male.
Yuuuuuu-huuuuuu! E sul gradino più basso del podio, al terzo posto, si classificano a pari merito, per non far torto a nessun*, le fantastiche Julie Bindel, Sheila Jeffreys e Mary Daly che, attraverso le loro teorie femministe conosciutissime e molto ascoltate, stanno offrendo i loro servigi alla causa discriminatoria, diffamante e devastante verso le persone trans. Un applauso per queste eroine moderne, signore e signori!

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Dev’essere difficile mantenere in sé tutta questa uomo-fobia tutti i santissimi giorni che il dio manda in terra.
Una sintesi generale del pensiero di queste donne biologiche tuttedunpezzochenonvacillanomaiperchélorosonnoveredonne? Dunque, vediamo… che le donne trans vogliono infilarsi negli spazi che non gli appartengono, che vogliono entrare a far parte degli ambienti femminili per “stuprare le donne” (qui qualunque commento è superfluo, io direi) e che le donne biologiche che si identificano con il genere maschile lo fanno per avere la vita più semplice, perché, alla fine della fiera, essere donna è complicato. Tipo che prendono una scorciatoia per non faticare, per avere più possibilità di non essere discriminate, di far carriera…
Il bestiario termina qui. Anche sì.

Qui lo dobbiamo dire senza filtri, molti femminismi nascono per le donne cisgender, bianche, con una posizione sociale mica da ridere e pronte a discriminare tutte le altre. Questa è una vecchia storia: nei primi femminismi le donne nere, latine, arabe, asiatiche, povere, lesbiche o bisessuali (le donne trans le mettiamo da parte per un secondo causa invisibilità totale a livello di lotte sociali portate avanti dalle donne per il bene comune…), migranti, diversamente abili e tutte quelle che non formavano parte del Club del Libro bianco-etero-borghese restavano fuori.
Con il femminismo della Terza Ondata, con il femminismo Post-moderno e Post- Strutturalista molto è cambiato, ma forse non poi così tanto a livello di inclusione.

Le donne trans spesso vengono ancora escluse dai college e dalle scuole, dal Sistema Sanitario, dai centri antiviolenza e dalle case protette destinate a donne vittime di violenza di genere. Ne vogliamo parlare?
La transfobia in alcuni tipi di femminismo si verifica costantemente a causa della totale esclusione delle donne trans dagli spazi destinati alle donne. Però dovremmo aggiungere: donne biologiche eteronormate.
Una donna trans non solo spesso è vittima di transfobia, ma anche di misoginia.

Una roba da far spavento. Scene da vero campo di concentramento nazista ingiustificabile, oggi come allora, davanti a qualunque manifestazione di vita umana.
Qui non si parla di fare entrare le donne trans nell’Olimpo della donnità per compassione o per pietà, ma per semplice diritto umano. Le donne trans sono donne.
Mado’ siamo ancora qui ad ignorare la frase di Simone De Bouvoir ormai vomitata dappertutto ma che dovrebbe orientarci, e pure zittirci quando è necessario: “Donna non si nasce, si diventa.”
Pure noi che siamo nate donne biologiche e che diamo per scontato di essere donne solo perché siamo portatrici di tette e vagina dovremmo chiederci cosa è una donna e come lo siamo diventate, se lo siamo diventate. Io su ‘sta roba ci sto facendo una transizione da mesi, ma questo se seguite il blog lo sapete e non voglio ammorbarvi più.

Grandi teorie, grandi pensatrici, grandi rivoluzioni intellettuali, e poi siamo ancora qui a discriminare, ad arrogarci il diritto di poterci definire “vere donne” perché fra le gambe abbiamo una vagina. Mammamialoschifochemiprende2.0!
Una donna è una persona che si sente tale attraverso la propria percezione ed il proprio personalissimo sentire, in tutti i modi attraverso cui arriva a sentirsi tale, in tutti i processi che vive e secondo ogni orientamento e condizione che le appartengono, tutto il resto sono chiacchiere da spa, spesso insostenibili da un punto di vista metalinguistico, cognitivo e fisico.

E mi sembra che possa bastare, per ora.

TERFs… il vostro tessssssssoro tenetevelo pure, noi di anelli che formano catene di prigionia non ne vogliamo.
Transfemminismo all-inclusive power!

THE “A” BODY

Il corpo A… dove A sta per asessuale.

Car* amiche ed amici di TheQWord, come andiamo? Anche voi siete reduci da battaglie grandi e piccole? Affaticat* dalle lotte di civiltà che ci hanno e che ci stanno chiamando fuori dalle nostre case? Noi un po’ sì, infatti qua la somatizzazione da stress e stanchezza galoppa.

La magnifica persona che ho la fortuna di amare, Mar(i)c(k)o, mi ha spiegato qualche giorno fa ‘sta roba strana dello stress positivo. La conoscete? Parliamone! Scriviamoci, sentiamoci, creiamo un cerchio nel quale ballare senza abiti, così, perché ci va! Come al solito sto divagando…

Siccome l’asessualità, da un punto di vista sociale e culturale, o è vista come una patologica derivante da pesanti abusi sessuali o da tremendi e orrorifici traumi inenarrabili, oppure non è considerata affatto, vedesi anche sotto la voce: invisibilità sociale, ho deciso di chiedere una mano ad alcun* compagn* asessuali di una comunità virtuale (e non) di cui anche io faccio parte (come degna e fiera portabandiera della sfumatura demisessuale, ma forse più semisessuale, non so, devo indagare a fondo perché mi sa che mi stanno sfuggendo delle sfumature fondamentali, vi farò sapere una volta chiarita la faccenda…).

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Dunque, siamo partit* da un concetto fondamentale: il corpo.

Leggendo, ma anche parlando con le persone sessuali, viene fuori spesso il pregiudizio che una persona asessuale, a causa di questo suo orientamento, non senta il corpo, cioè che non abbia stimoli di nessun genere. Ora, non vorrei essere proprio io a dire questa cosa impopolare, ma non è che un corpo che non ha relazioni sessuali, o che le ha raramente, o che le ha solo in presenza di un amore, è un corpo insensibile, un corpo morto. Una persona asessuale non ha la stessa valenza fisica di un orsetto di peluche. Distinguiamo, please!

Chiariamo che cosa l’asessualità non è: non è insensibilità, non è un corpo che viene visto e vissuto come una zona morta che ci portiamo in giro perché ci tocca per natura e che sopportiamo di malavoglia e con la faccia sempre incazzusa, non è rifiuto dell’Altro perché sì. Non desidero mancare di rispetto a chi soffre di una patologia vera e dolorosa come quella della paralisi, ma ho spesso come l’impressione che un corpo che decide per la non-sessualità sia considerato pressoché un corpo paralizzato, impossibilitato a percepire, impossibilitato alla sensibilità.

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Ecco, questo proprio no! Davvero, siamo moooooolto lontani dalla verità.

Il corpo di una persona asessuale manifesta desideri, sensazioni di piacere e di desiderio, di volontà, di disagio e di comfort estremo dentro se stesso, solo che non lo fa adottando la sessualità e la sensualità come unica risposta possibile. Anche qui: le persone asessuali che non hanno MAI avuto una relazione sessuale per X motivi, sono persone capaci di provare grande piacere fisico derivante (un esempio a caso) dalla meditazione, dall’attività fisica, dal contatto con la natura. Il corpo asessuale è, di fatto, un corpo fisico, energetico ed energico, un corpo completo.

Fin qui tutto bene? Vi vedo attent*, allora direi che possiamo procedere!

Parlando con i/le compagn* della comunità, ho scoperto caratteristiche simili che prendono vita nelle nostre esistenze fisiche in maniera molto coerente: come precedentemente citato, una relazione stretta con lo sport e con gli elementi naturali (intense meditazioni nel bosco, lunghe passeggiate in montagna, nuotate al mare o al lago, ecc…), una cura di sé costante e tenera, una libertà di scelta non legata dalla questione ormonale, bensì dal sentimento (se e quando esso si manifesta).

Quello che posso dire dopo aver ricevuto e letto le risposte su questa questione che ho sollevato nella comunità, è che il corpo è una questione sì centrale, ma che è vissuto non (solo) come veicolo del piacere sessuale-sensuale, ma soprattutto come compagno nelle battaglie di un’intera vita, come potente strumento di felicità, come custode dell’anima e del pensiero.

Un corpo asessuale si manifesta in continuazione, solo che non è piegato dalla logica e dalla norma della fame sessuale, non è legato alla schiavitù del desiderio costante che, non sempre ma spesso e volentieri, ci può portare a sopportare cose indicibili pur di appagarlo, non è sottoposto ad una dispersione energetica costante e magari a casaccio. Un corpo asessuale è, mi si passi l’espressione, un corpo lucido, legato ad una mente lucida.

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Le relazioni umane fra persone asessuali-sessuali si basano non sulla ricerca di un’eventuale conquista, ma su affinità di altro tipo. E questa è una piccola rivoluzione.

Abituat* come siamo a sessualizzare sempre tutto (e male, oserei dire!), l’asessualità rappresenta forse l’ultima forma di resistenza culturale, emotiva, cognitiva e fisica, una risposta alternativa a questa deriva ideologica del corpo e del sesso, in cui tutto deve obbligatoriamente divenire volgare, rozzo, pornografico, torbido.

Io credo che il corpo ed il sesso siano, al contrario, elementi umani purissimi, sacri non nel senso para-religioso del termine, ma sacri in quanto veicoli attraverso i quali imparare la felicità, il senso della vita, l’incontro con l’Altro (Altra), la condivisione, il rispetto dello spazio umano di coloro con cui entriamo in contatto. Il sesso dovrebbe sempre essere una scelta consapevole, lucida anche nel pieno della passione, dell’innamoramento, dell’amore e dovrebbe poter essere una corrispondenza fra intenzioni pacifiche di mutuo piacere e riconoscimento. L’amore ed il sesso, quindi il concetto di “fare l’amore”, lo lascio volentierissimooooooa voi, perché è una questione davvero troppo intima, a libera interpretazione e di soggettivazione potentissima.

Non parlerò qui di tutte le sfumature che si trovano al di sotto del cappello “Asessualità”, ma se non le conoscete, o conoscete poco questo mondo, vi consiglio di andarci a dare un’occhiata, anche rapidissima. Ci sono un miliardo (vabbè, forse ho esagerato un pochino, diciamo moltissime) di sfumature, di para o sotto-orientamenti compresi nell’asessualità che rendono l’essere umano asessuale degno di essere conosciuto, anche solo come fenomeno antropologico da conoscere (detto così sembra che io stia consigliando uno studio scientifico con tanto di esperimenti sulle persone asessuali, ma ci siamo capiti, vero?).

In una società ipersessuale e ipersessualizzata, esistono persone che invece percorrono altre vie e anche solo per questa ragione, per un coraggio partigiano di non unificazione obbligatoria, meritano rispetto e riconoscimento sociale. Una visibilità.

SE DAVVERO CI IMPORTASSE DELL’INFANZIA…

Diritti qui, diritti là. Striscioni a destra, striscioni a manca. Slogan su, slogan giù. DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI! Ma per favore, se davvero ci importasse dell’infanzia…

In queste ultime settimane ne ho sentite di tutti i colori, come voi, presumo.

A parte una feroce acidità di stomaco, gastrite psicosomatica da FAMILY DAY con le cifre truccate e l’erba vuota, sono abbastanza incarognita per un’altra questione che mi toglie il sonno e che mi rende simpatica come un infarto al miocardio: l’infanzia strumentalizzata. Bambini e bambine USAT* senza vergogna come arma di distrazione di massa dai media, ma anche, e soprattutto, dai propri genitori per portare avanti e difendere ideologie pazzesche da tardo Medioevo.                            Ora, due cosine fatemele scrivere ché sennò mi viene un ictus: quali bambini e bambine, quali adolescenti state mettendo sulla croce per difendere qualcosa che nessuno sta minacciando di togliervi? Nessuna sottrazione, qui si sfiora l’idea paranoica-persecutoria!

Quali sono questi figli e figlie che voi mandate avanti per sostenere una battaglia incivile, barbara e priva moralità? Di chi sono queste figlie e questi figli? Vostri, certo… perché li avete partoriti voi? Perché li avete cresciuti? Perché il buon semino si è unito con il buon ovulino?

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Mo’ veramente bbbbbasta!

Ho trascorso dieci anni della mia vita, e ancora trascorro il mio tempo, fra bambini, bambine, neonati e adolescenti di tutte le età, non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei e non, e quello che ho visto durante tutto questo enoooooooooooooooorme tempo è lo schiacciante menefreghismo e noncuranza da parte dei parents nei confronti dei pargoli. Per un lungo periodo ho dovuto smettere di occuparmi degli infanti non perché non me ne importasse più, ma perché odiavo i loro genitori. Li odiavo, sul serio, con tutta l’energia che avevo in corpo. Ero diventata una palla di furia inavvicinabile, perché non riuscivo a comprendere come li si potesse trattare così senza che nessuno agisse o facesse qualcosa in merito. Il verdissimo Hulk, al confronto, era un timido scolaro!

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Questa sono io nei miei momenti di furia… Statemi alla larga! Uomo avvisato…

Ho visto bambin* sporch*, denutrit*, lasciat* a se stess*, dimenticat*, affamat*, non curat*, non seguit*, figl* di genitori che non avevano la minima idea di come si facesse, il genitore, e a cui non importava nulla di imparare questo mestiere. Questo non accade soltanto nei Paesi del terzo mondo, accade pure nella modernissima e civilissima Europa, gente! Open your eyes!

Ho visto genitori maltrattare verbalmente e fisicamente i propri figli e le proprie figli, insultarl* in mezzo alla strada, mandarl* e scuola senza aver dato loro il cibo sufficiente per tenersi in piedi. Ho visto bambin* calzare ciabattine infradito sotto una pioggia torrenziale ed essere spedit* a scuola con la febbre alta o il vomito perché a casa davano fastidio. Io queste cose le ho viste sul serio, e mi hanno strappata per sempre, ed ho odiato i genitori fino a schiumare rabbia dalla bocca.

Vedo oggi bambin* e adolescenti essere ignorat* completamente da chi li ha messi al mondo, probabilmente troppo occupati dal lavoro, dalla casa e dai mille impegni che riempiono la giornata. Infanti e giovani si muovono per casa dentro un corpo fantasma, dentro una casa che li ignora, accanto a genitori che non li conoscono e con cui scambiano qualche parola la sera a cena davanti all’ennesimo, falso, tiggì. Bambin* e adolescenti abusati, sì abusati, dai genitori: un abuso non è solo un atto di violenza fisica, ma è anche la costante incapacità di comprenderl*, ascoltarl*, di voler dire o fare con loro qualcosa di diverso, che li diverta, che doni loro la fiducia in se stess* di cui sono così carenti. Un abuso si verifica anche quando abusate del loro amore nei vostri confronti, della loro pazienza, della fiducia che ripongono in voi.

Diciamola questa scomoda verità: per quante vaccate possiamo fare, un* figli* difficilmente smetterà di amarci, di cercare il nostro amore e la nostra protezione. Per questo ce ne approfittiamo, perché sappiamo di avere un margine molto ampio di perdono dentro il quale svaccare, lamentandoci vergognosamente con amici e parenti del fatto che questi figli e queste figlie non sono perfett*, non sono come noi li vorremmo e che per questo ci deludono costantemente. Pigri, scostanti, volubili, arrabbiati, noiosi, asociali, senza spina dorsale, privi di passioni e ideali, irritanti, indolenti, sporchi, indecisi, volgari, disinteressati a tutto, sboccati, crudeli, stupidi. Mica come noi! Noi, alla loro età…

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Ma vaffanculo!

Quanti di voi si reputano buoni genitori? Quanti di voi? Alcuni fra voi lo sono stati senz’altro, altri lo sono ed altri ancora lo saranno, su questo non c’è dubbio, ma altri sono stati, sono e saranno genitori di cui i propri pargoli saranno costretti a vergognarsi per il resto della vita e questa è una sensazione devastante. Io lo so, ho attraversato questo sentimento di vergogna e fa veramente schifo.

Prima di provare vergogna per un figlio o per una figlia, assicuratevi che non si verifichi il fenomeno contrario. Fate loro almeno questo favore, please!

Ci sono milioni di bambin* abbandonat* in strutture di stampo nazista che custodiscono gelosamente figli e figlie di genitori etereosessuali, figl* scartat*, abbandonat*. Non solo non li avete volut* voi, ma non volete neppure che altre persone possano volerl*, amarl*, occuparsene, dare loro una vita degna, piena di amore e di attenzioni genitoriali. Perché?

La butto lì, ok? Perché significherebbe portare alla luce i vostri fallimenti, le vostre vergogne, i vostri abissi, le vostre cose irrisolte, le vostre enormi vergogne. Come sempre, qui si parla sempre e soltanto di voi, di che cosa Voi volete, di ciò che Voi considerate giusto, di cosa Voi difendete a spada tratta come verità inalienabili.

Una coppia omosessuale che desidera adottare un bambino o una bambina che voi avete scartato e lasciato indietro, non è in grado di farlo perché vi sembra un gesto abominevole. L’abbandono senza possibilità di rimarginazione è un gesto abominevole, chiedere ad un* figli* di essere infelice per sempre a causa di una vostra scelta è abominevole, impedire ad una famiglia di due persone che si amano di prendersi cura della vita al posto vostro, è un gesto abominevole.                                 Se desiderate difenderl* davvero, con onestà, sarebbe auspicabile cominciare con il difenderl* da voi stess*, dalla casa nella quale sono costrett* a vivere in una infelicità e frustrazione perenne. Cominciate a difenderl* dal vostro stress, dal vostro stile di vita che non appartiene loro, dalle vostre decisioni votate dall’ego.

Un’ultima cosa: difendere i vostri figli e le vostre figlie significa anche scendere in piazza per difendere i diritti delle persone LGBTIQA, perché queste persone che così tanto vi infastidiscono… sono nate da voi, sono i figli e le figlie che avete cresciuto e partorito e che portano i vostri geni. I figli e le figlie LGBTIQA da dove credete che arrivino? Non l* porta la cicogna, sono vostr*.                                                        Dentro le vostre case, rasenti ai muri per non darvi fastidio, spesso nei silenzi di disagio e nelle ore di lontananza, cresciamo noi, figl* vostr*. Non ci conoscete, non sapete nulla di noi e vi importa di noi finché siamo piccin* e poi neanche sempre. Ereditiamo il colore dei vostri occhi, la forma delle vostre ginocchia, il magnifico modo che voi avete di ridere.

Veniamo da voi, siamo vostr* e voi non lo sapete. Andate a manifestare in piazza contro di noi, contro i nostri diritti di amare, di formare una famiglia, di crescere e adottare figl* che ameremmo molto e di cui ci prenderemmo grande cura perché li avremmo a cuore, perché noi l* vedremmo, perché di loro ci importerebbe tantissimo. Perché?

Ci obbligate a nasconderci per anni, ci obbligate ad ascoltare barzellette e battute che ledono la nostra dignità, senza voler sapere davvero di noi. Di chi siamo e di come siamo e di chi scegliamo di essere e di diventare attraverso metapercorsi, processi e trasformazioni (cognitive, emotive e fisiche) altamente dolorosi, devastanti, spesso vissuti ed affrontati in completa solitudine, emarginazione, violenza, sottovivenza.

MOGLI E COMPAGNE ETEROSESSUALI, un avviso a titolo gratuito…

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mentre sfilate orgogliose al fianco dei vostri mariti al FAMILY DAY, sappiate che la maggior parte di loro si spacca di porno, mentre voi non ci siete, cercando maniacalmente video in cui di eterosessuale non c’è veramente nulla. E c’è anche una buona percentuale fra loro che queste fantasie masturbatorie le realizza sottopagando un corpo che esiste solo nel momento in cui li soddisfa sessualmente, ma al quale non viene riconosciuta una visibilità-dignità sociale, culturale, giuridica ed economica.

Quale FAMILY DAY? Quali famiglie? Quelle nelle quali le donne si ammazzano di fatica per crescere i figli e le figlie, mentre il marito è in ufficio tutto il giorno a fare carriera? Quelle nelle quali le donne non hanno parità di diritti ma solo di doveri? Quelle nelle quali le mogli e le compagne, dopo anni di umiliazioni e di abusi di ogni genere, vengono ammazzate brutalmente? Quelle nelle quali le donne sono insoddisfatte, frustrate, e non tutelate nemmeno dallo Stato nel momento in cui decidono di diventare madri? Stiamo parlando di queste famiglie?

Per cortesia…