IL CORPO DISUGUALE

Siamo integri fino ad un attimo prima di nascere.

“Il corpo implica mortalità, vulnerabilità, azione: la pelle e la carne ci espongono allo sguardo degli altri, ma anche al contatto e alla violenza, e i corpi ci espongono al rischio di diventare agency e strumento di tutto ciò.”

Sono parole di Judith Butler.
11 settembre 2001. Sappiamo cosa è successo alla Torri Gemelle di NY. Ricordiamo tutti il Ground Zero. Che cosa stavate facendo mentre la televisione trasmetteva quelle immagini di devastazione? Io guardavo una puntata di Ally Macbeal, che allora adoravo.
Cosa ne avete fatto, poi, di quella sensazione di alienazione? Della rabbia? Del senso di ingiustizia? Dell’incapacità di comprendere quei gesti?
Io sono rimasta a guardare, a fare ipotesi, ma non me ne sono fatta nulla di quelle sensazioni lì. Le ho prese e le ho lasciate lì a marcire, e senz’altro hanno macerato fino a trasformare alcune parti ideologiche di me in piccoli mostriciattoli dalla coda blu.
Judith Butler, enorme filosofa made in U.S.A., invece ha creato qualcosa dal dolore e c’ha ragionato fino a sconquassarsi le sinapsi e le sensazioni tutte: ha riflettuto, da magnifica pensatrice quale è, riguardo a come ogni corpo umano sia vulnerabile. Vulnerabile allo stesso modo e alle stesse cose. Da lì è partito tutto. Da lì è partita lei.
Corpi sepolti sotto il perimetro del Ground Zero, corpi fattisi esplodere, corpi violati, massacrati, distrutti dalle mille “missioni di pace” che se non fosse così ridicolo anche solamente da scrivere, questo concetto, ci sputerei sopra. Trafficati, tagliuzzati, venduti, comprati, sezionati. Uccisi.
La vulnerabilità del corpo: tutti i corpi sono vulnerabili, teoricamente, in modo eguale. Seeeeeeeeeeeeeeeeee, come no! Don’t you remember, my friend, che noi viviamo nella società del paradosso, del no-sense, e ci sono differenze economiche e politiche che rendono più vulnerabili alcuni “tipi” di corpo? Il corpo donna, biologico e non, il corpo bambino, il corpo anziano, il corpo diversamente abile, il corpo nero, il corpo povero.
No, non siamo vulnerabili allo stesso modo e sembra quasi che il corpo non contenga le stesse ossa e gli stessi organi per tutti gli animali umani, quali noi siamo.
Un corpo si spezza più di un altro, prima di un altro, peggio di un altro.
Lo sappiamo e abbiamo creato equazioni matematiche per spezzare il maggior numero di corpi nel più breve tempo possibile (sia da un punto di vista puramente fisico, sia da un punto di vista sociale, economico e spirituale). Siamo divenut* eroi-eroine nel giocare con l’elemento della vulnerabilità: abbiamo imparato a conoscerlo, a dominarlo, a piegarlo al nostro volere.
Siamo partiti da un elemento comune, che è la vulnerabilità del corpo, non per sentirci parte di un’umanità condivisa e condivisibile e vivere di conseguenza, ma per creare un sistema di dominio e dominazione assoluta.
Perché alcuni corpi contano più di altri, perché alcuni corpi sottomettono tutti gli altri al proprio volere, perché alcuni corpi possono essere venduti, schiavizzati, umiliati giorno dopo giorno in un carosello di orrore? Perché alcuni corpi detengono il potere assoluto di far del male agli altri, che comunque gli sono fratelli?

“Conta che come corpi arriviamo insieme pubblicamente, come corpi soffriamo, abbiamo bisogno di cibo e riparo, e come corpi abbiamo bisogno l’uno dell’altro.”

Judith lo scrive in maniera chiarissima, non vi sembra?
Lo sappiamo, ma vogliamo dimenticarlo.
Ci basta un giorno per celebrarlo, questo corpo uguale ma senza gli stessi diritti. Un giorno da mettere in calendario e regalarsi qualcosa di stupido.
Ogni vaccata ha il suo giorno commemorativo, come anche lo hanno quelle manifestazioni di umana brutalità che non sono mai scomparse. La Shoa ha un suo giorno, le Foibe anche.
A quando un giorno per ricordare il corpo? 
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