INVISIBLE Q, INVISIBLE A

Ma anche: “la solitudine dei numeri Queer e Asessuali“…
Sabato 23 gennaio, Torino, piazza Carignano, ore 15.30, un fottiiiiiiiiiiiiiio di gente. #svegliatitalia… fin qui tutto bene. Bandiere a destra e pure a manca, arcobaleni come se piovessero da un cielo lgbti impressionista, figata mostruosa. Freddo, ma anche chissenefrega, siamo a gennaio, non è proprio del tutto inaspettato.
Comunque, come sono andate le cose lo sapete tutt* perché se ne è luuuuuuuuungamente parlato in tutti i tiggì regionali e nazionali, per cui vi evito la telecronaca minuto per minuto dell’evento. Basta con il dirvi che i discorsi di chi è intervenuto erano brillanti, da brrrrrrividone lungo la schiena, moralmente granitici. Bello bello bello.
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Io ero presa benissimo, nel giusto mood per lasciarmi ispirare, per sentirmi un po’ un’eroina moderna dei diritti civili che manco Martin Luther King, affascinata da questa strana accozzaglia di persone di tutti i tipi di orientamenti conosciuti e non, e poi il batori (che sarebbe l’anti-satori, cioè l’anti-illuminazione): ringraziamenti per le persone lgbti e per le persone etero intervenute alla manifestazione. Lgbti ed etero… mo’, non vorrei fare polemiche sterili che cascano a sproposito, ma una cosa fatemela dire, o meglio, scrivere: ma non è che se vi ricordate di ringraziare, o anche solo di citarne l’esistenza umana, delle persone asessuali e queer, noi ci offendiamo. Davvero, non ci offendiamo per nulla, anzi!
Dato che le persone queer a livello sociale-culturale e politico non esistono, perché l’applicazione della Teoria Queer alla vita reale non sembra essere stata adottata da nessuna creatura umana italiana che non siamo o io o il mio compagno, mi chiedo a quale spicchio di invisibilità possiamo attribuire il nostro Q-stemma. E ne vogliamo parlare, poi-anche-magari-eventualmente, delle persone asessuali? Esistono anche loro, sissignore! Sono molte e rappresentano diverse e magnifiche sfumature di umanità, mammiaquante!, delicatezza, erotismo alternativo e pensieri interessantissimi. Sono loro, secondo me, le persone che rappresentano il vero 2.0 della resistenza anti-eteropatriarcale-pornografi(c)a.
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Tramite FB ho conosciuto virtualmente alcune persone asessuali magnifiche e ‘sta cosa ve la devo proprio dire: sono fighissime! Violenza verbale: 0. Aggressività sessuale: 0. Accoglienza: 10. Voglia di condividere e raccontarsi onestamente: 10. Mi hanno anche dato una dritta epocale (che mi risolve mooooooooolte cose!) su uno dei miei molti orientamenti passati e presenti: sono una persona queer demisessuale. Cosa vuol dire “Demisessuale”? Cercate la parola, dizionario alla mano!
Perché dentro quello che possiamo chiamare “orientamento asessuale” c’è tutto un macro-mega universo-mondo. Seeeeeeeeeeeeee, pensavate che bastasse questa parola, asessuale, a definire tutte le persone che per una ragione o per l’altra non hanno interesse ad avere relazioni sessuali. Nonono! C’è di più, moooooooooooooooolto di più, ed io sto cominciando a informarmi e a studiare questi sotto-orientamenti (lo so, questa espressione fa cagare, ma consigliatemene voi una migliore, please!) e sto scoprendo il mmmmmondo.
Amici ed amiche lgbti ed etero, vi faccio un appello sentitissimo: ci siamo anche noi queer e asexual people, e nel mio e nel di altr* caso siamo pure entrambe le cose… La prossima volta, dato che insieme a voi stiamo sostenendo una battaglia di civiltà sacrosanta che riguarda tutt* noi in quanto esseri umani senzienti, doverosa e in ritardo di mille anni, fateci amici! 🙂
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IL CORPO DISUGUALE

Siamo integri fino ad un attimo prima di nascere.

“Il corpo implica mortalità, vulnerabilità, azione: la pelle e la carne ci espongono allo sguardo degli altri, ma anche al contatto e alla violenza, e i corpi ci espongono al rischio di diventare agency e strumento di tutto ciò.”

Sono parole di Judith Butler.
11 settembre 2001. Sappiamo cosa è successo alla Torri Gemelle di NY. Ricordiamo tutti il Ground Zero. Che cosa stavate facendo mentre la televisione trasmetteva quelle immagini di devastazione? Io guardavo una puntata di Ally Macbeal, che allora adoravo.
Cosa ne avete fatto, poi, di quella sensazione di alienazione? Della rabbia? Del senso di ingiustizia? Dell’incapacità di comprendere quei gesti?
Io sono rimasta a guardare, a fare ipotesi, ma non me ne sono fatta nulla di quelle sensazioni lì. Le ho prese e le ho lasciate lì a marcire, e senz’altro hanno macerato fino a trasformare alcune parti ideologiche di me in piccoli mostriciattoli dalla coda blu.
Judith Butler, enorme filosofa made in U.S.A., invece ha creato qualcosa dal dolore e c’ha ragionato fino a sconquassarsi le sinapsi e le sensazioni tutte: ha riflettuto, da magnifica pensatrice quale è, riguardo a come ogni corpo umano sia vulnerabile. Vulnerabile allo stesso modo e alle stesse cose. Da lì è partito tutto. Da lì è partita lei.
Corpi sepolti sotto il perimetro del Ground Zero, corpi fattisi esplodere, corpi violati, massacrati, distrutti dalle mille “missioni di pace” che se non fosse così ridicolo anche solamente da scrivere, questo concetto, ci sputerei sopra. Trafficati, tagliuzzati, venduti, comprati, sezionati. Uccisi.
La vulnerabilità del corpo: tutti i corpi sono vulnerabili, teoricamente, in modo eguale. Seeeeeeeeeeeeeeeeee, come no! Don’t you remember, my friend, che noi viviamo nella società del paradosso, del no-sense, e ci sono differenze economiche e politiche che rendono più vulnerabili alcuni “tipi” di corpo? Il corpo donna, biologico e non, il corpo bambino, il corpo anziano, il corpo diversamente abile, il corpo nero, il corpo povero.
No, non siamo vulnerabili allo stesso modo e sembra quasi che il corpo non contenga le stesse ossa e gli stessi organi per tutti gli animali umani, quali noi siamo.
Un corpo si spezza più di un altro, prima di un altro, peggio di un altro.
Lo sappiamo e abbiamo creato equazioni matematiche per spezzare il maggior numero di corpi nel più breve tempo possibile (sia da un punto di vista puramente fisico, sia da un punto di vista sociale, economico e spirituale). Siamo divenut* eroi-eroine nel giocare con l’elemento della vulnerabilità: abbiamo imparato a conoscerlo, a dominarlo, a piegarlo al nostro volere.
Siamo partiti da un elemento comune, che è la vulnerabilità del corpo, non per sentirci parte di un’umanità condivisa e condivisibile e vivere di conseguenza, ma per creare un sistema di dominio e dominazione assoluta.
Perché alcuni corpi contano più di altri, perché alcuni corpi sottomettono tutti gli altri al proprio volere, perché alcuni corpi possono essere venduti, schiavizzati, umiliati giorno dopo giorno in un carosello di orrore? Perché alcuni corpi detengono il potere assoluto di far del male agli altri, che comunque gli sono fratelli?

“Conta che come corpi arriviamo insieme pubblicamente, come corpi soffriamo, abbiamo bisogno di cibo e riparo, e come corpi abbiamo bisogno l’uno dell’altro.”

Judith lo scrive in maniera chiarissima, non vi sembra?
Lo sappiamo, ma vogliamo dimenticarlo.
Ci basta un giorno per celebrarlo, questo corpo uguale ma senza gli stessi diritti. Un giorno da mettere in calendario e regalarsi qualcosa di stupido.
Ogni vaccata ha il suo giorno commemorativo, come anche lo hanno quelle manifestazioni di umana brutalità che non sono mai scomparse. La Shoa ha un suo giorno, le Foibe anche.
A quando un giorno per ricordare il corpo? 

TUTTA SUO PADRE!

Possa il nostro corpo raccontare la nostra storia, non il nostro ego.

Tremilacinquecentovoltemelosonosentitaripetereeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!
Oh, ma sei tutta tuo padre! Sei proprio uguale a lui, che carina!”
Ho sentito questa frase da quasi tutte le bocche che ho conosciuto e che hanno conosciuto mio padre, poi sono scappata all’estero per 10 anni, così nessuno conosceva il mi’ babbo e poteva dirvi ‘sta cosa.
“Oh, gli stessi piedi di tuo padre… ma pensa, le ginocchia uguali… lo stesso senso dell’umorismo. Che energia, ragazza mia… sei tutta tuo padre.”
Avete scassato tre quarti di piantina di menta con ‘sta cosa della somiglianza, gente! Mo’ non vi sopporto più.
Ho 33 anni, lui quasi ottanta. Lui è un fuoco che brucia ad cazzum, io sono una minuta Heidi pasionaria che comprende la furia e la trasforma in simboli alchemici, lui è macellaio da 65 anni e io vegana da cinque. Oddddio, non è che siamo proprio proprio uguali, piedi e ginocchia a parte. E la couperose. Ed il setto nasale lungo e due o tre cosine che mo’ non stiamo neanche a dire.
Lui è un maschio biologico iper-identificato con la mascolinità, con la “uomità”, molto maschilista, molto aggressivo verbalmente, poco propenso a considerare le donne, bio o non, al suo stesso livello. Io sono una femminina biologica agender. Proprio proprio uguali… non mi sembra. Ma posso sbagliare, eh!
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Tutte ‘ste diavolerie linguistiche iper-intime per dire una cosa semplicissima: restituite il corpo ai vostri figli e alle vostre figlie, sia che li abbiate già o che li abbiate in un futuro prossimo o lontanissimo nei secoli che si affacceranno su questo nostro universo. Restituite loro il corpo prima di disintegrarlo a causa di espressioni tipo: “Ma sei uguale a… sei tutto… non ci credo, sei la fotocopia di…” Vi scapperanno, queste frasi che sembrano innocue, sì che vi scapperanno, e faranno loro un grandissimo danno.
Un figlio può essere uguale alla madre, ma tacete. La figlia può essere uguale al padre. Tacete anche in quel caso. Fate loro questo sacrosanto favore di tenervelo per voi. Non sempre le opinioni personali costruiscono ponti umani… spesso, invece, diventano bombe a grappolo.
Che i vostri figli e le vostre figlie possano crescere sapendo che il loro corpo è unico, magnifico, che non somiglia a quello di un’altra persona (soprattutto in termini di difetti o mancanze), è che è l’espressione suprema della potenza del PROPRIO corpo, non la fotocopia riuscita male ed in miniatura di un altro. Che il corpo dei vostri figli e delle vostre figlie appartenga soltanto a loro, perché questa è l’unica verità ed è forse una delle poche cose che hanno davvero bisogno di imparare fin da subito.
Zero paragoni, zero similitudini, zero ricerca di qualcosa che voi vedete replicato.
Lasciate a chi nasce un corpo integro, perfetto nella potenza che deciderà come concretizzare lungo la propria esistenza. Date la possibilità a chi arriva in questo mondo di non essere incatenato ad un genere solo perché nasce con caratteristiche appartenenti al sesso femminile, o maschile, o ad entrambi.
Lasciate a chi nasce il libero arbitrio, la libertà di esplorarsi, di decidere chi desidera essere e come vuole viversi dentro ad un corpo che solo a lui/lei appartiene. Perché il corpo dei vostri figli e delle vostre figlie non è vostro, ve ne prendete grande cura, è verissimo, ma non è vostro. Vostra non è la possibilità di scegliere al posto loro. Allora non fatelo, per favore.
Lasciate che ogni corpo sia vissuto liberamente, con gioia, amore, compassione, fiducia, bellezza, erotismo, profondità, tenerezza.
Che ogni corpo possa essere libero e viversi libero.

NON E’ UN PAESE PER QUEER (PEOPLE)

Un satori sulla via di Damasco, la settimana scorsa. Videos su temi vari made in youtube, presentazioni, studi a destra e a manca e mi rendo conto di una cosa così banale da risultare imbarazzante: video porno, completini sexy, sexy toys ed una luuuuuuuuuuuuuuuuuuuunga lista di prodotti che TEORICAMENTE dovrebbero essere destinati a madame bio e non… sono stati partoriti da menti maschili e pensati per il SOLO desiderio maschile e secondo la mentalità maschile. Come dire?, anche nei sexy toys per il gentil sesso, il macho (neanche troppo ferrato in materia di biologia e piacere dell’altr’Altra) ci mette il suo zampino. Quindi il fallo finto (un esempio su tutti, ma potrei trovarne a miliardi) non è tanto per la lei a cui è destinato come la lei in questione lo vorrebbe, quanto piuttosto è come il macho pensa che lei lo desideri secondo la  propria personalissima lettura eteropatriarcale del desiderio femminile secondo, tra l’altro, una visione abbastanza (concedetemelo, sapete che ho ragione almeno su questo) pornografica (youporn docet!).
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Crescete, c’avete n’età!
Ah, un consiglio agggratis per quant* se lo stanno chiedendo: l’interno del corpo di una persona nata con una vagina non è un tunnel casuale, non è un buco oscuro dove inserire alla cieca la qualunque e neppure un cilindro da riempire un po’ come capita. Fateci ‘sto sacrosanto favore: informatevi e prendete appunti sul funzionamento, anche solo meccanico se non ce la fate ad arrivare ad altro, di un corpo che sente profondamente, che reagisce, che pensa, che ricorda e, tenetelo bene a mente, fa paragoni con le esperienze passate, occhio!
Non sono una grande frequentatrice di sexyshop, ma l’altro giorno, entrandoci, ho visto una sfilza di oggettini davvero interessanti… di stampo assolutamente eteropatriarcale, ovvio.
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Adesso, persone LGBTIQ solleviamo la questione: davvero gli oggetti venduti in un sexyshop ci corrispondono? Copricappezzoli argentati, falli grandi come divani, maschere di carnevale che dovrebbero risultare erotiche… la nostra sessualità dentro il desiderio erotico quanto è vicina ad essere soddisfatta da questi articoli? Onestamente, apriamo un dibattito.
Vorrei comprendere se questa alienazione è solo mia, per cui vedo roba di stampo eteropatriarcale in quasi tutti gli oggetti che ho in casa e che vengono venduti nei negozi, oppure se anche voi sentite che qualcosa non suona dritto.
Questo transitare mi fa anche transitare in luoghi della mente percettiva assolutamente inaspettati: mai ho dato peso oppure osservato i toys sessuali prima. Mai avevo osservato che la maggior parte dei vestiti pensati per le donne sono immettibili perché non tengono conto di naturali curve, incavi, forza di gravità e di una lieve forma di decenza che sembra ormai introvabile come il Sacro Graal.
Questo non è un Paese per donne, né per persone che non possono essere (odddiotiringraziooooo!) inserite a forza nella magnificente categoria “uomo-donna etero”. Non è un Paese che per maschi alfa biologici, etero, bianchi e di media cultura tendente al basso. Questo non è un Paese Queer e non lo sarà mai.
Alle battaglie vane sono abituata, si va avanti con allegria!

THIS BODY- QUESTO CORPO

Questo mio corpo che sfugge dalla zona di conforto, dall’idea granitica di come dovrebbe essere, di cosa dovrebbe sentire, di che cosa si dovrebbe fasciare per risultare più affascinante.
Primo dell’anno, biancheria intima rossa. Io tradizionalista? Solo quando si tratta di queste vaccate divertenti.
Facciamo il punto: completino intimo rosso, ormoni che fanno u-uh e alzano le braccia al cielo in segno di vittoria, una persona super sexy al mio fianco che stramo… c’è tutto! Mmmmm, non è che questo pizzo infuocato mi faccia sentire poi così sexy. Mi fascia la schiena e non va bene. Zona erogena numero 1 completamente coperta… no, decisamente ‘staffare non vi convince.
Come si chiese poche settimane fa Mariko Iceberg, grandissima persona, fantastico attivista Queer e potentissima mente illuminata, mi domando adesso io parafrasando le sue parole: “Dov’è la femminilità? Forse non dove la stiamo cercando.
Dov’è la femminilità? Dove sta di casa questa amica strepitosa, sfuggevole ed anche così arrogante e seducente? Dove posso cercarla?
A.A.A. Femmina biologica cerca disperatamente la sua femminilità anche fra i completi intimi…
CERCARE è la parola di questo eterno transitare. Dov’è la femmina? Dov’è la donna? Dov’è l’unione fra i paradossali maschile/femminile?
Io non sono uno stereotipo, così come non può esserlo la mia femminilità. Il completino sexy per fare arrapare l’altra persona che però non fa arrapare me… qui i conti non tornano! Allora vado avanti a scoprire altri elementi dentro i quali la mia femminilità possa esplodere.
Arriva un momento nel quale, solitamente, il genere esplode. A me esplodono tutti gli assetti, spesso anche insieme, ed è uno spettacolo pirotecnico, vi assicuro!
Vado sempre verso Nord per cercare la femmina, il maschio, per cercare il tutto.
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Happy Queer Year!