Una, nessuna, centomila donne…

Qualche giorno fa il mio compagno d’armi mi ha detto: “Uomo e donna sono i due estremi della condizione umana.” A me è sembrato così dannatamente giusto.

Uomo e donna sono i punti A e B della condizione esistenziale, ma la cosa veramente interessante è come arriviamo a vivere e ad interagire dentro questi due punti.

Li tocchiamo entrambi “transitando”.

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Questa nostra magnifica “transizione” è un processo totalmente umano, che ci comprende tutt*, e non riguarda solamente le persone transessuali, a differenza di quello che comunemente si è portati a pensare. Tutte le persone, a modo loro, “transitano”.

Sono una bio-donna, ma la “donnità” è un processo attivo e costante, un luuuungo viaggio verso e dentro di me. Per gran parte della mia vita, non mi sono sentita per nulla una donna. Diciamo pure che mi sono sentita un ragazzotto scavezzacollo di 15 anni o giù di lì.

C’entra il fatto che sono entrata in un assetto mentale, psichico ed anche energetico maschile a causa o grazie a tre fratelli maschi con i quali sono cresciuta, a due padri e ad un fottio di amici sempre e solo maschi? Forse. Probabile.

Ho indossato, per gran parte dell’adolescenza, abiti dei miei fratelli anche per andare in giro in strada. Mi hanno confusa per un maschio diverse volte e la cosa mi ha dato un fastidio porco, ma come biasimare la confusione delle persone davanti ad una adolescente non a suo agio nel proprio corpo infagottato malamente?

Mi hanno posto la fatidica domanda un triliardo di volte, soprattutto in famiglia: “Marta, sinceramente, sei lesbica?” Ossssantoddddio! Occhi al cielo perennemente alzati, sbuffare era ormai il mio sport preferito. ‘Sta gente non mi capisce!

La domanda era pure comprensibile, ma qui non si trattava di essere lesbiche e non lesbiche; c’era che io andavo in giro vestita come la brutta copia di mio fratello Fiore, parlavo con un gergo che avrebbe fatto arrossire un bestemmiatore provetto e non ero interessata né ai ragazzi né alle ragazze. Chissenefregava di entrambi, io ero chiusa nel mio mondo di libri.

Ero, come mi si potrebbe definire adesso con la terminologia 2.0 che ci siamo inventat* negli ultimi anni, una persona asessuale. Il sesso? Ma ti prego! Sto cercando di sopravvivere e di sfangarla come meglio posso, a chiglienefregaqualcosadelsesso!

Asessuale, possibilmente lesbica, adolescente radical, ribelle e leggermente problematica, sono poi passata ad avere un corpo fantasma, nascosto sotto centimetri di adipe e cellulite. E anche lì, asessuale. Sì, innamoramenti estemporanei per coetanei o meno di sesso maschile, ma tutto lì. Tutta teoria, tutta fantasia.

Poi un primo vero innamoramento, mo’ le chiacchiere stanno a zero, qua si fa sul serio pure nella pratica. Una convivenza fulminea. In famiglia sembra la notte di Capodanno: festa grande, tirano tutti un sospiro di sollievo, alzano bandiere e danno aria alle trombe in segno di trionfo: Marta è etero!!!!!!!!!!!!

Sì certo, peccato che nel frattempo io abbia conosciuto in una settimana da matti a Lisbona una ragazza slovena incredibile, Matea, che mi ha smosso “tutte le mie cose”.

Io mi sono, da allora, definita bisessuale teorica. No, se qualcuno se lo stesse chiedendo: con Matea non è successo, ahimè, nulla. Che rimpianti, raga!

Comunque, la mia storia è continuata fra avere una vagina e non sentirmi donna e non volere un pene e non ascoltare quel coglione di Freud, ed innamoramenti, convivenze (con uomini) e cambiamenti di nazioni varie ed eventuali e passioni mentali e intellettuali potentissime (con donne).

Quindi, come la mettiamo? Cosa sono?

Mi sono auto-abbuonata la categoria “bisex teorica” e questo mi bastava. Fino alla scoperta della Teoria Queer. Oooooooooooooooooooohhhhhhmiooooodddddddddiiiiioooooooooooooooooooo! Rivoluzione copernicana, gente!

Ma davvero il genere non esiste? Ma sei sicura sicura, me lo giuri? Ma com’è che ‘sto genere è liquido? Ma nel senso? Diciamo che ho scoperto il Queer un anno fa, mi ha tolto il sonno e ci sto riflettendo ancora su, e mo’ c’ho pure aperto un blog, fate voi! Mi ha rivoluzionato la vita, e mi sto tenendo bassa.

Si transita pure nel concetto Queer, eccome se si transita!

Quello che, tirando le somme fino a qui (ed ho 33 anni), ho compreso è che:

  • Mi piace avere una vagina, mi piace assaissimo;
  • mi piace il mio corpo femminile, soprattutto negli ultimi mesi. Nuda sono fighissima;
  • desidero, dopo così tanto tempo passato tra fratelli, padri, amici maschi, stare fra donne (che è un pezzo che mi è venuto fortemente a mancare);
  • mi piacerebbe scoprire che cosa significa, per me, essere una donna ed esserlo a modo mio. In questo momento sesso biologico e transizione verso il femminile pieno coincidono pacificamente e creano una magnifica sinergia, vediamo cosa ci riserva il futuro;
  • volli, sempre volli, fortissimamente volli conoscere altre esperienze umane di “donnità”, dato che una cosa mi è chiara: ogni donna lo diventa a modo proprio e dopo una luuuuuuuuuuuuuuuuuuunga via percorsa per arrivarci.

Quello che mi è chiaro è che io sono una persona che transita verso il femminile, dopo aver a lungo transitato e conosciuto il mio maschile. Avere una vagina, utero, ovaie e la temutissima sindrome premestruale non significa essere una donna, significa solo essere una femmina da un punto di vista puramente biologico. Essere femmina ed essere donna sono due cose moltissimo diverse, oh yeah!

Sono una persona liquida, che si sposa fra l’energia maschile Yang e quella femminile Yin e le contengo entrambe e mi influenzano entrambe. In situazioni diverse ormai adotto automaticamente entrambi gli assetti fisici, sia maschile che femminile, dipendendo da quale fra i due mi occorre in un momento specifico.

Io sono entrambi gli estremi, li contengo entrambi. Sono una donna, sono stata nessuna donna, sarò centomila donne diverse.

Io sono tutto, io sono Queer.

 

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